L'apprendimento in trincea: iniziative di istruzione e pratiche di alfebetizzazione durante il primo conflitto mondiale.
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Author
Stranieri, Elena <2002>
Date
2026-10-14Data available
2026-10-22Abstract
Questo lavoro di tesi indaga il ruolo della Prima Guerra Mondiale come inaspettato "laboratorio educativo" e di alfabetizzazione di massa per i soldati italiani. All’indomani dell’Unità, l’Italia liberale ereditò tassi drammatici di analfabetismo (pari al 78% nel 1861) e un’estrema frammentazione linguistica. Nonostante il progredire della legislazione scolastica e l’istituzione delle scuole reggimentali per i soldati, le reclute giunsero alla vigilia del primo conflitto mondiale con competenze molto deboli e limitate dall'uso esclusivo dei dialetti locali. La convivenza forzata in trincea impose la necessità di comunicare sia con i commilitoni sia con le famiglie rimaste a casa innescando dinamiche spontanee di scrittura e auto-alfabetizzazione che contribuirono alla nascita dell'«italiano popolare unitario».
Attraverso un approccio interdisciplinare – che unisce storia sociale, storia delle istituzioni educative, analisi archivistica e linguistica, sulla scia degli studi del filologo Leo Spitzer – la ricerca analizza sia l'istruzione formale calata dall'alto, sia le pratiche di scrittura popolare dal basso. L'elaborato esamina altresì i luoghi dell'apprendimento al fronte e nelle retrovie: le Case del Soldato, con particolare focus sulle iniziative di Don Giovanni Minozzi e della YMCA, le bibliotechine di truppa e le iniziative di rieducazione e alfabetizzazione negli ospedali da campo e per i grandi invalidi tra cui il metodo Braille per i soldati ciechi.
Infine, lo studio approfondisce le varie forme di scrittura dei soldati fra cui epistolari, diari, lettere di protesta al Re, giornali di trincea e stampe di prigionia nei Lager come strumenti vitali di resistenza psicologica e di affermazione dell'identità individuale. L'analisi si conclude con un confronto internazionale sull'esperienza dell'alfabetizzazione bellica negli altri principali eserciti europei. This thesis investigates the role of the First World War as an unexpected "educational laboratory" and a site of mass literacy for Italian soldiers. In the aftermath of Unification, Liberal Italy inherited dramatic rates of illiteracy (78% in 1861) and extreme linguistic fragmentation. Despite advances in educational legislation and the establishment of regimental schools for soldiers, recruits reached the eve of the First World War with very weak skills, limited by the exclusive use of local dialects. Forced cohabitation in the trenches created the need to communicate both with fellow soldiers and with families back home, triggering spontaneous dynamics of writing and self-literacy that contributed to the emergence of "popular unified Italian."
Through an interdisciplinary approach—combining social history, the history of educational institutions, archival analysis, and linguistics, following in the footsteps of the philologist Leo Spitzer—the research analyzes both top-down formal instruction and bottom-up popular writing practices. The study also examines learning sites at the front and in the rear: the Case del Soldato (Soldiers' Homes), with a particular focus on the initiatives of Father Giovanni Minozzi and the YMCA, troop libraries, and re-education and literacy programs in field hospitals and for severely disabled veterans, including the Braille method for blind soldiers.
Finally, the study explores the various forms of soldiers' writing—including correspondence, diaries, letters of protest to the King, trench newspapers, and prison camp publications in Lager—as vital tools of psychological resistance and the affirmation of individual identity. The analysis concludes with an international comparison of the wartime literacy experience across other major European armies.
Type
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollections
- Laurea Magistrale [8404]

