Torturare i dati. Manipolazione, potere e disinformazione nella sfera pubblica

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Author
Monteverde, Marco <2000>
Date
2026-03-19Data available
2026-03-26Abstract
Viviamo in un’epoca in cui la politica parla il linguaggio dei numeri con una intensità senza precedenti. La sfera pubblica contemporanea è attraversata da una densità quantitativa che non costituisce soltanto un supporto tecnico alla decisione politica, ma ne plasma profondamente le modalità di legittimazione. La modernità democratica è inseparabile dalla quantificazione. Dalla nascita della statistica come scienza dello Stato tra XVIII e XIX secolo fino allo sviluppo degli indicatori macroeconomici nel Novecento, la misurazione è stata uno strumento essenziale per governare società complesse. Ci si propone di analizzare il processo di trasformazione del dato da infrastruttura condivisa della deliberazione democratica a strumento di torsione del conflitto politico. Non si tratta di affermare che la manipolazione dei numeri sia un fenomeno esclusivamente contemporaneo. La propaganda statistica ha una storia lunga, che attraversa i totalitarismi del Novecento, le guerre mondiali, le politiche economiche della Guerra Fredda. Ciò che caratterizza il presente è piuttosto l’intensità, la velocità e la pervasività con cui i dati circolano e vengono reinterpretati negli ecosistemi mediali digitalizzati. L’ipotesi di fondo è che la democrazia contemporanea non venga semplicemente attaccata dall’esterno, ma venga progressivamente messa sotto pressione dall’interno, attraverso una ristrutturazione del rapporto tra numero, verità e sovranità. La tortura del dato (espressione che dà il titolo a questa tesi) non coincide necessariamente con la falsificazione esplicita, bensì si manifesta più spesso come selezione strategica, iper-semplificazione, trasformazione di probabilità in certezze, di trend in destini, di maggioranze relative in volontà unitarie. L’effetto cumulativo delle dinamiche mostrate è un’erosione progressiva della fiducia: nelle istituzioni statistiche, nei media, nei processi elettorali, negli strumenti di verifica. We live in an era in which politics speaks the language of numbers with unprecedented intensity. The contemporary public sphere is pervaded by a quantitative density that not only provides technical support for political decision-making but profoundly shapes the modes of legitimation. Democratic modernity is inseparable from quantification. From the birth of statistics as a science of state between the 18th and 19th centuries to the development of macroeconomic indicators in the 20th century, measurement has been an essential tool for governing complex societies. We aim to analyze the transformation of data from a shared infrastructure of democratic deliberation to a tool for distorting political conflict. This is not to say that the manipulation of numbers is an exclusively contemporary phenomenon. Statistical propaganda has a long history, spanning the totalitarian regimes of the 20th century, the world wars, and the economic policies of the Cold War. What characterizes the present is rather the intensity, speed, and pervasiveness with which data circulates and is reinterpreted in digitalized media ecosystems. The underlying hypothesis is that contemporary democracy is not simply being attacked from the outside, but is progressively put under pressure from within, through a restructuring of the relationship between numbers, truth, and sovereignty. Data torture (the term that gives this thesis its title) does not necessarily coincide with explicit falsification, but rather manifests itself more often as strategic selection, oversimplification, the transformation of probabilities into certainties, trends into destinies, relative majorities into unified wills. The cumulative effect of the dynamics demonstrated is a progressive erosion of trust: in statistical institutions, in the media, in electoral processes, in verification tools.
Type
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollections
- Laurea Magistrale [7402]

