La gestione del diabete durante il Ramadan
View/ Open
Author
Sajjad, Iraf <2001>
Date
2025-03-25Data available
2025-04-03Abstract
Ramadan is the ninth holy month of the Islamic calendar, characterized by 29 or 30 days of fasting. It begins with
the Shour which is the meal consumed before dawn and ends with the iftaar which is the meal consumed at sunset. During this month, the faithful change their
daily habits, such as hours of sleep, physical activity and the consumption of meals which become more abundant and rich in macronutrients and can
represent an opportunity to improve one's lifestyle and stop unhealthy habits such as smoking and alcohol. These changes do not always lead to a
positive feedback on the body of people affected by chronic diseases, such as diabetes. Some studies show that, despite this, 43% of subjects affected by type 1 diabetes mellitus (DM) and 79% affected by type 2 DM practice fasting, resulting in an increased risk of hypoglycemia (with a risk 4.7 times
greater in type 1 DM), hyperglycemia, ketoacidosis and dehydration. In light of these findings, the American Diabetes Association and the International Diabetes
Federation have issued guidelines, continuously updated, which support that the patient has the right to choose to fast, after having received
adequate information on the possible risks that he or she may face. Il Ramadan rappresenta il nono mese sacro del calendario Islamico, caratterizzato da 29 o 30 giorni di diugiuno. Inizia con il Shour che è il pasto che viene consumato prima dell’alba e termina con l’iftaar che è il pasto consumato al tramonto. Durante questo mese i fedeli cambiano le loro
abitudini di vita quotidiana, come ad esempio le ore di sonno, l’attività fisica e il consumo dei pasti che diventano più abbondanti e ricchi di macronutrienti e possono
rappresentare un’ opportunità per migliorare il proprio stile di vita e cessare abitudini malsane come il fumo e l’alcool. Questi cambiamenti non sempre comportano un
feedback positivo sull’ organismo di persone affette da patologie croniche, come ad esempio il diabete. Alcuni studi dimostrano che, nonostante, il 43% di soggetti affetti
da diabete mellito (DM) tipo 1 e il 79% affetti da DM di tipo 2 praticano il digiuno, comportando un aumento del rischio di ipoglicemie (con un rischio 4.7 volte
maggiore nel DM di tipo 1), iperglicemie, chetoacidosi e disidratazione. Alla luce di queste constatazioni l’American Diabetes Association e l’International Diabetes
Federation hanno emanato linee guida, in continuo aggiornamento che sostengono che il paziente abbia il diritto di poter scegliere di digiunare, dopo aver ricevuto
un’adeguata informazione sui possibili rischi a cui potrebbe andare incontro.
Type
info:eu-repo/semantics/bachelorThesisCollections
- Laurea Triennale [2853]