Victorian Fairies: l’immaginario fatato nella cultura Vittoriana
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Author
Volpe, Serena <1985>
Date
2025-03-25Data available
2025-03-27Abstract
Questa tesi analizza la fascinazione per le fate nella cultura vittoriana, un fenomeno complesso che si sviluppa all’incrocio tra arte, scienza, letteratura e cultura popolare. Il lavoro nasce dall’interesse per come le tensioni culturali dell’epoca, legate ai rapidi mutamenti sociali, scientifici e tecnologici, abbiano influenzato la rappresentazione del soprannaturale e il rapporto tra visibile e invisibile. L’obiettivo principale è indagare come la razionalità scientifica e l’immaginazione non si siano configurate come forze opposte, ma abbiano interagito in una continua tensione creativa. La metodologia adottata è di tipo interdisciplinare, integrando l’analisi storico-artistica, lo studio delle fonti letterarie e il confronto con le scoperte scientifiche dell’epoca, con particolare attenzione alle tecnologie ottiche, come il microscopio.
L’indagine si è concentrata sugli spettacoli realizzati con il microscopio a proiezione e sulle osservazioni microscopiche degli animalcula, creature spesso assimilate alle fate per le loro dimensioni ridotte e la loro natura invisibile a occhio nudo. Queste osservazioni contribuivano a costruire una visione in cui il mondo microscopico si fondeva con l’estetica fantastica. Un focus particolare è stato dedicato all’opera di Henry Fuseli, evidenziando come l’interesse per l’entomologia abbia influenzato la sua rappresentazione delle fate, unendo rigore scientifico e fantasia creativa. Infine, l’analisi del caso delle fotografie delle fate di Cottingley ha mostrato come il tentativo di offrire una prova tangibile dell’esistenza delle fate attraverso la fotografia abbia, paradossalmente, segnato il declino del fascino per queste creature. I risultati evidenziano come l’immaginario fatato vittoriano sia divenuto una rappresentazione simbolica della tensione tra scienza e fantasia, riflettendo la complessità di un’epoca in costante dialogo tra razionalità e immaginazione. This thesis examines the Victorian fascination with fairies, a complex phenomenon situated at the intersection of art, science, literature, and popular culture. It arises from an interest in how the era’s cultural tensions, driven by rapid social, scientific, and technological changes, influenced both the representation of the supernatural and the interplay between the visible and the invisible. The primary aim is to explore how scientific rationality and imagination were not opposing forces but rather engaged in continuous creative tension. The research adopts an interdisciplinary methodology, integrating historical-artistic analysis, literary sources, and scientific discoveries from the period, with particular attention to optical technologies such as the microscope. The investigation focused on performances conducted with the projection microscope and on microscopic observations of animalcula, creatures often likened to fairies due to their diminutive size and inherent invisibility to the naked eye. These observations contributed to shaping a vision in which the microscopic world merged with a fantastic aesthetic. Special emphasis is placed on Henry Fuseli’s work, highlighting how an interest in entomology influenced his portrayal of fairies, combining scientific rigor with creative fantasy. Finally, an analysis of the Cottingley fairies photographs demonstrates how the attempt to provide tangible proof of fairies’ existence paradoxically led to the decline of their allure. The findings reveal that Victorian fairy imagery became a symbolic representation of the tension between science and fantasy, reflecting the complexity of an era engaged in an ongoing dialogue between rationality and imagination.
Type
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollections
- Laurea Magistrale [5638]