La curva del sorriso
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Author
Ardissone, Serena <1981>
Date
2025-03-19Data available
2025-03-27Abstract
La tesi, attraverso l’analisi accurata di interpretazioni della commedia di Monica Vitti vuole mettere in luce questa figura divistica nuova, tracciando il significato sociale dell’artista, grazie alla proposta dei suoi modelli femminili nuovi e moderni.
Si inizia sottolineando il talento multiforme dell’artista, che emerge da un cinema distante da quello della commedia come quello di Antonioni, e rimarcando la modalità lontana da standard e profili tradizionali che la contraddistinguono e le consentono di creare una rappresentazione nuova, a partire dal concetto di imperfezione, elemento volto a che liberare modi di agire ed essere per costruire significati culturali, per il femminile in particolare.
Le biografie di donne in una cultura che non le rappresenta interpretate da Vitti, mostrano il desiderio di entrare nella sfera sociale e acquisire un senso di autonomia sul loro vissuto.
Il periodo considerato è quello degli anni sessanta e settanta, significativi per la riassegnazione di ruoli e rimodulazione di relazioni, come si può constatare con le questioni legislative che si affacciano, a partire dalla legge sul divorzio del 1970 (Fortuna, Baslini.
Il ridicolo diviene l’arma per affrontare la realtà e Monica Vitti impone la propria rappresentazione del femminile nel cinema scagionandola dal ruolo di orpello da contemplare che fino ad allora le era stato assegnato. La figura femminile si libera del suo essere oggetto per divenire soggetto attivo e parlante.
Un’attrice che ha saputo trasformare la propria presenza cinematografica in presenza sociale, grimaldello di un femminile che marcia verso la libertà. The essay, through the careful analysis of interpretations of Monica Vitti's comedy, wants to highlight this new diva figure, tracing the social meaning of the artist, thanks to the proposal of his new and modern female models.
We begin by underlining the artist's multifaceted talent, which emerges from a cinema distant from that of comedy such as that of Antonioni, and underlining the way far from traditional standards and profiles that distinguish her and allow her to create a new representation, starting from the concept of imperfection, an element aimed at freeing ways of acting and being to build cultural meanings, for women in particular.
The biographies of women in a culture that does not represent them interpreted by Vitti, show the desire to enter the social sphere and acquire a sense of autonomy over their experiences.
The period considered is that of the sixties and seventies, significant for the reassignment of roles and remodulation of relationships, as can be seen with the legislative issues that arise, starting from the divorce law of 1970 (Fortuna, Baslini.
Ridicule becomes the weapon to face reality and Monica Vitti imposes her own representation of the feminine in cinema, exonerating her from the role of tinsel to be contemplated that had been assigned to her until then. The female figure frees itself from being an object to become an active and speaking subject.
An actress who was able to transform her cinematographic presence into a social presence, the picklock of a feminine march towards freedom.
Type
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollections
- Laurea Magistrale [5638]