La donna. Dal dovere di obbederire al diritto di scegliere: il lungo cammino verso il voto e la parità costituzionale nell’Italia del primo’900.
Author
De Vita, Nadia <1998>
Date
2026-07-09Data available
2026-07-16Abstract
Questa tesi analizza il percorso storico e politico che ha condotto le donne italiane da una condizione di subordinazione giuridica, sociale e simbolica al riconoscimento del diritto di voto e della parità costituzionale tra il 1900 e il 1948. Partendo dalla riflessione di Simone de Beauvoir sulla donna come “Altro”, il lavoro ricostruisce il modo in cui l’identità femminile sia stata a lungo definita attraverso l’obbedienza, il ruolo familiare e l’esclusione dalla vita pubblica. La prima parte si concentra sull’inizio del Novecento, segnato dalla persistenza dell’autorizzazione maritale, dall’influenza delle teorie positiviste e dalle prime mobilitazioni suffragiste, successivamente viene analizzato il periodo della Prima guerra mondiale, che rese più visibile il contributo delle donne al lavoro e alla società, fino alla parziale conquista rappresentata dall’abolizione dell’autorizzazione maritale nel 1919.
Una parte centrale è dedicata al fascismo, che ridusse la donna soprattutto alla funzione materna e demografica, limitandone l’autonomia e la presenza nello spazio pubblico, la tesi approfondisce poi la svolta della Resistenza, durante la quale le donne divennero soggetti attivi della lotta antifascista, come partigiane, staffette, lavoratrici e organizzatrici.
Infine, il lavoro esamina la conquista dei diritti politici nel 1945 e nel 1946 e il ruolo delle donne nell’Assemblea Costituente, con attenzione agli articoli costituzionali dedicati all’uguaglianza, alla famiglia, al lavoro e all’accesso agli uffici pubblici, la tesi mostra come il riconoscimento dei diritti non sia stato una concessione improvvisa, ma il risultato di una lunga e faticosa lotta collettiva, la cui eredità continua a interrogare il presente. This thesis examines the historical and political path that led Italian women from a condition of legal, social and symbolic subordination to the recognition of voting rights and constitutional equality between 1900 and 1948. Starting from the reflection of Simone de Beauvoir on women as the “Other”, the work analyses how female identity was long defined through obedience, family roles and exclusion from public life.
The first part focuses on the early twentieth century, marked by the persistence of the marital authorization, the influence of positivist theories and the first suffragist mobilizations, the study then considers the First World War, which made women’s contribution to work and society more visible, and the partial legal progress represented by the abolition of marital authorization in 1919.
A central section is dedicated to Fascism, which reduced women mainly to their maternal and demographic function, limiting their autonomy and participation in public life. The thesis then analyses the turning point of the Resistance, when women became active subjects in the anti-fascist struggle, as partisans, couriers, workers and organizers.
Finally, the work examines the conquest of political rights in 1945 and 1946 and the role of women in the Constituent Assembly, with particular attention to the constitutional principles of equality, family, work and access to public offices. The thesis shows that the recognition of rights was not a sudden concession, but the result of a long and difficult collective struggle, whose legacy still questions the present.
Type
info:eu-repo/semantics/bachelorThesisCollections
- Laurea Triennale [4982]

