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I farmaci nel calcio: poco doping ma molto abuso

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tesi36942902.pdf (776.6Kb)
Author
Ghiozzi, Gabriel <2002>
Date
2026-02-20
Data available
2026-02-26
Abstract
Lo sport è storicamente caratterizzato dal desiderio di superare i propri limiti e migliorare le prestazioni. Fin dall’antichità, gli atleti hanno fatto ricorso a sostanze in grado di aumentare la competitività. Con lo sviluppo della farmacologia, tale pratica ha subito un importante ma pericolosa evoluzione, portando alla diffusione del doping moderno attraverso l’impiego di steroidi anabolizzanti, stimolanti e fattori di crescita. Per contrastare questo fenomeno, il Comitato Olimpico Internazionale ha promosso nel 1999 la nascita della Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), incaricata di coordinare le strategie internazionali di prevenzione e repressione e di aggiornare annualmente la lista delle sostanze proibite. Accanto al doping propriamente detto, esiste tuttavia una pratica meno evidente ma ampiamente diffusa: l’abuso di farmaci non inseriti nella lista delle sostanze vietate. In ambito professionistico, e nel calcio in particolare, l’intensificazione dei calendari e la riduzione dei tempi di recupero favoriscono il ricorso sistematico ad antidolorifici, antinfiammatori, integratori e vitamine per consentire agli atleti di continuare a gareggiare nonostante infortuni o condizioni di affaticamento psicofisico. Pur non configurandosi come violazione delle norme antidoping, tale comportamento può comportare rischi significativi per la salute, soprattutto in caso di uso prolungato, associazione di più sostanze e mancata osservanza dei tempi fisiologici di recupero. l'abuso farmaceutico è una pratica molto diffusa nel calcio, sia per quanto riguarda tornei importanti seguiti da tutto il mondo (come i mondiali) sia per quanto riguarda competizioni nazionali (come la Serie A e la Serie B). Questa problematica, nel corso della nostra storia calcistica ha portato molti ex calciatori a denunciare tale pratica che, però, sembra non essere presa con le dovute precauzioni
 
Sport has historically been characterized by the desire to surpass one’s limits and improve performance. Since antiquity, athletes have resorted to substances capable of enhancing competitiveness. With the development of pharmacology, this practice has undergone a significant yet dangerous evolution, leading to the spread of modern doping through the use of anabolic steroids, stimulants, and growth factors. To counter this phenomenon, the International Olympic Committee promoted in 1999 the establishment of the World Anti-Doping Agency (WADA), tasked with coordinating international prevention and enforcement strategies and annually updating the list of prohibited substances. Alongside doping in the strict sense, however, there exists a less visible but widely practiced phenomenon: the abuse of medications not included on the list of banned substances. In professional sports, and in football in particular, increasingly congested match schedules and reduced recovery times encourage the systematic use of painkillers, anti-inflammatory drugs, supplements, and vitamins to enable athletes to continue competing despite injuries or conditions of physical and psychological fatigue. Although this does not constitute a violation of anti-doping regulations, such behavior may entail significant health risks, especially in cases of prolonged use, combination of multiple substances, and failure to respect physiological recovery times. Pharmaceutical abuse is a widespread practice in football, both in major international tournaments followed worldwide (such as the World Cup) and in national competitions (such as Serie A and Serie B). Over the course of football history, many former players have spoken out about this practice, which, however, does not appear to be addressed with the necessary precautions.
 
Type
info:eu-repo/semantics/bachelorThesis
Collections
  • Laurea Triennale [4361]
URI
https://unire.unige.it/handle/123456789/14943
Metadata
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