| dc.contributor.advisor | Levi, Guido <1965> | |
| dc.contributor.advisor | Sisti, Andrea <1974> | |
| dc.contributor.author | De Zuani, Chiara <1999> | |
| dc.date.accessioned | 2026-02-26T14:23:34Z | |
| dc.date.available | 2026-02-26T14:23:34Z | |
| dc.date.issued | 2026-02-20 | |
| dc.identifier.uri | https://unire.unige.it/handle/123456789/14822 | |
| dc.description.abstract | La Shoah rappresenta uno degli eventi più radicali e perturbanti della storia contemporanea, non solo per la sua portata distruttiva, ma per le profonde implicazioni morali, politiche e culturali che continua a generare. Questa tesi analizza il genocidio degli ebrei d’Europa come paradigma della violenza organizzata nella modernità, mettendo in relazione la riflessione storiografica, filosofica e psicologica sul male con le modalità della sua rappresentazione cinematografica.
A partire dagli Holocaust Studies, il lavoro ricostruisce i principali nodi interpretativi legati allo sterminio nazista: l’organizzazione burocratica dello Stato hitleriano, il coinvolgimento degli “uomini comuni”, il ruolo dell’antisemitismo e la difficoltà di comprendere un evento caratterizzato da una razionalità amministrativa applicata all’annientamento umano. Centrale è il concetto di “banalità del male” formulato da Hannah Arendt, messo in dialogo con gli esperimenti di Stanley Milgram e con la riflessione di Primo Levi sulla “zona grigia”, che problematizzano la responsabilità morale individuale all’interno dei sistemi totalitari.
La seconda parte della tesi è dedicata all’analisi della rappresentazione cinematografica della Shoah, con un confronto tra il contesto americano ed europeo. Viene esaminata l’evoluzione del linguaggio filmico, dal documentario dei liberatori alle grandi produzioni hollywoodiane, fino alle opere europee che riflettono sul trauma, sulla memoria e sull’identità. Particolare attenzione è riservata alle trasformazioni più recenti, in cui il cinema rinuncia alla rappresentazione diretta dell’orrore per interrogare le condizioni della sua possibilità, la normalizzazione della violenza e i limiti etici dell’immagine.
È così che il cinema diventa spazio di interrogazione etica e strumento centrale nella costruzione della memoria collettiva, soprattutto in un’epoca segnata dalla scomparsa dei testimoni diretti e dal rischio di semplificazione e oblio. | it_IT |
| dc.description.abstract | The Shoah represents one of the most radical and disturbing events in contemporary history, not only because of its destructive scale, but also due to the moral, political, and cultural implications it continues to generate. This thesis analyses the genocide of European Jews as a paradigm of modern, organized violence, connecting historiographical, philosophical, and psychological reflections on evil with its cinematic representation.
Drawing on Holocaust Studies, the work reconstructs the main interpretative debates surrounding Nazi extermination: the bureaucratic organization of the Third Reich, the involvement of “ordinary men,” the role of antisemitism, and the difficulty of understanding a crime characterized by administrative rationality applied to human annihilation. Central to the analysis is Hannah Arendt’s concept of the “banality of evil,” examined alongside Stanley Milgram’s experiments on obedience and Primo Levi’s reflection on the “grey zone,” which challenge rigid distinctions between victims and perpetrators and problematize individual moral responsibility within totalitarian systems.
The second part of the thesis focuses on the cinematic representation of the Shoah, comparing the American and European contexts. It traces the evolution of film language from early documentaries to major fictional narratives, highlighting different approaches to trauma, memory, and identity. Particular attention is paid to contemporary cinema, which increasingly avoids direct representation of horror in order to investigate its conditions of possibility, its normalization, and the ethical limits of images.
In this perspective, cinema emerges as a crucial space of ethical inquiry and a key instrument in the construction of collective memory, especially in an era marked by the disappearance of direct witnesses and the growing risk of simplification and oblivion. | en_UK |
| dc.language.iso | it | |
| dc.rights | info:eu-repo/semantics/openAccess | |
| dc.title | Rappresentare la banalità del male. Cinema e letteratura di fronte alla Shoah | it_IT |
| dc.title.alternative | Representing the Banality of Evil: cinema and literature confronting the Shoah | en_UK |
| dc.type | info:eu-repo/semantics/masterThesis | |
| dc.subject.miur | SPS/06 - STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI | |
| dc.publisher.name | Università degli studi di Genova | |
| dc.date.academicyear | 2024/2025 | |
| dc.description.corsolaurea | 8769 - INFORMAZIONE ED EDITORIA | |
| dc.description.area | 2 - SCIENZE POLITICHE | |
| dc.description.department | 100015 - DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE E INTERNAZIONALI - DiSPI | |