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dc.contributor.authorTrombetta, Alessia
dc.date.accessioned2021-01-13T14:10:53Z
dc.date.available2021-01-13T14:10:53Z
dc.date.issued2020-10
dc.identifier.urihttps://unire.unige.it/handle/123456789/3308
dc.description.abstractIl Grattacielo Leon Pancaldo di Savona è uno dei pochi ‘grattacieli’ costruiti tra le due guerre in Italia e in Europa, alla fine degli anni ’30. La particolarità di quest’opera architettonica, è la sua ubicazione: sorge difatti in una città di dimensioni ridotte rispetto ai luoghi in cui, in questo periodo, sorgono gli edifici alti, costruiti generalmente in città di maggiori dimensioni. Focalizzare l’attenzione su quest’opera architettonica, considerando diversi aspetti della progettazione e della costruzione, ha lo scopo di ricostruire la storia dell’edificio, fornendo una lettura completa dell’iter progettuale e degli ostacoli incontrati a causa del periodo storico; che hanno rallentato la costruzione e causato malintesi e dissapori tra i professionisti e la committenza. Inoltre, mette in evidenza le trasformazioni cittadine che l’edificazione di un edificio alto comporta, in una città italiana di dimensioni ridotte come Savona. Ma soprattutto mostra l’instaurarsi di un nuovo stile di vita, in un periodo storico delicato e drammatico sotto alcuni aspetti; dove l’uso delle nuove tecnologie e dell’autosufficienza del paese viene messo al primo posto, al centro di un dibattito molto più ampio. Il Grattacielo di Savona è uno degli ultimi esempi di costruzioni alte realizzate in tempo di guerra che si scontra con i problemi del razionamento e dell’autarchia del regime fascista. Può essere considerato come un caso emblematico, sia per la sua ubicazione e per la scelta di un professionista locale, che per le sue vicende costruttive e storiche. Lo studio e l’analisi delle fonti d’archivio e l’indagine diretta sul manufatto hanno difatti permesso di fare emergere uno spaccato storico, edilizio e progettuale del Grattacielo. L’edificazione di questo alto edificio, si intreccia con gli interessi del Partito Fascista, che volendo costruire su un’altra area la Casa Littoria e avendo bisogno di finanziare il progetto, si scontra con i regolamenti dell’amministrazione comunale – che originariamente non prevedevano una simile costruzione. Inoltre, la complessità tecnologica del manufatto – considerato all’epoca come avanguardia – suscita l’interesse di numerosi fornitori di materiali, aprendo così una finestra di opportunità per l’edilizia italiana e fornendo uno spaccato sulle migliori tecnologie che si potevano impiegare nelle costruzioni di quegli anni. In aggiunta, dallo studio delle fonti d’archivio, emergono anche i problemi del costruire in tempo di guerra, sia da un punto di vista delle nuove normative, riguardanti i rifugi antiaerei e antigas – a protezione dei cittadini – che tutti i problemi legati all’edificazione durante l’autarchia che causa il razionamento dei materiali e di conseguenza la difficoltà a reperirne e la chiamata alle armi degli operai e dello stesso progettista che provoca ulteriori disagi. Per ultimo emerge il ruolo delle figure professionali, con la vicenda sui rapporti tra l’Ingegnere Campora e gli Architetti che hanno collaborato o che comunque si sono proposti per la progettazione del grattacielo: Mario Angelini e Luigi Vietti. Dapprima difatti, era l’ingegnere ad essere prevalentemente incaricato della costruzione, ma in quegli anni emerge la figura dell’architetto, che si occupava principalmente della progettazione delle facciate. In una piccola città come Savona, la centralità di Campora si va così ad incontrare e allo stesso tempo a scontrare con la figura dell’architetto Angelini, che se pur marginalmente coinvolto, porterà ad un contenzioso, che verrà risolto con un arbitrato, testimoniando anche la gestione professionale nell’Italia degli anni ’30. Per tali ragioni, il Grattacielo Leon Pancaldo può essere ritenuto come una sorta di “edificio-monumento”, sia per la città; in quanto modifica e caratterizza il suo profilo urbano, sia perché premia il progresso delle nuove tecnologie e dei nuovi ‘stili architettonici’; diventando un riferimento per chi vive e arriva in città. Inoltre, nonostante si inserisca in un contesto ‘piccolo’ e locale, fa in realtà parte di un dibattito molto più ampio e complesso, senza il quale non sarebbe stato realizzato o comunque non avrebbe assunto questo aspetto. Il Grattacielo caratterizza la città di Savona e ne condiziona il suo sviluppo e la sua immagine e nonostante sia poco valorizzato e conosciuto dai savonesi, identifica la città e la rende unica nel suo genere.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.titleIl Grattacielo Leon Pancaldo di Savonait_IT
dc.typeThesisit_IT
unire.supervisorPorcile, Gian Luca
unire.assistantSupervisorGiachetta, Andrea
dc.publisher.nameUniversità degli Studi di Genova


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