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dc.contributor.authorVasquez-Giuliano, Cristiana
dc.date.accessioned2020-09-12T17:53:24Z
dc.date.available2020-09-12T17:53:24Z
dc.date.issued2020-07
dc.identifier.urihttps://unire.unige.it/handle/123456789/3186
dc.description.abstractHo scelto di seguire un percorso atipico che raccontasse qualcosa, che narrasse, per l’esattezza, di un luogo a me caro: il mio paese d’origine. Si chiama Alessano, conta all’incirca 6.500 abitanti, uno in meno da quando sono andata via. Si trova nella parte terminale del tacco d’Italia, in provincia di Lecce; a pochi chilometri solo mare. Non è stato semplice individuare l'argomento, né, successivamente, cercare di decodificare le mie intenzioni a riguardo, in quanto il forte desiderio di parlare della mia terra natia ha spesso generato sentimenti contrastanti, mettendo a nudo un legame intimo. È il posto che, a volte, ho odiato profondamente, sebbene io non possa, da sempre, che amarlo immensamente. È il luogo da cui sono andata via, come tanti, ma è anche il luogo dove vorrei tornare, come pochi. Questo dualismo profondo è diventato materia generatrice di una serie di riflessioni di carattere critico, che stuzzicavano, sempre più frequentemente, la possibilità di incanalare questo mio dissidio interiore in qualcosa che potesse rispondere a domande amare. Solo un racconto avrebbe ricucito la frattura, una cronaca immaginaria che permettesse di decifrare un turbinio di pensieri, tramite una forma d'espressione estremamente personale. Ma perché raccontare? Una storia è un momento condiviso; comincia per caso, per soddisfare la curiosità di chi non conosce, permettendo a chi narra di emozionare ed emozionarsi. Ed è tanto semplice quanto complesso, poiché intesse, in quegli attimi, una relazione impercettibile ed esclusiva tra i soggetti coinvolti: l’ascoltatore e l’espositore. Vivere in un luogo dal fascino così ameno, eppure così respingente, pone una serie di interrogativi irrisolti: perché ci si allontana? Perché non si resta? Perché non si torna? Che cosa accadrebbe se non ci fosse più nessuno? Il tratto della matita e del pennello iniziavano a decifrare le mie sensazioni; il racconto poetico diventava accidentalmente la forma espressiva che avrebbe accompagnato l’autenticità dell’immagine per l’intero processo espositivo. Raccontare di un luogo non è come raccontare di un fatto. Generalmente la scenografia non è protagonista della storia, ne è lo sfondo. In questo caso bizzarro, l’attore è la scena e le azioni dell’uomo, della società nello specifico, altro non sono che la cornice all’interno della quale l’architettura si evolve, stingendosi e ricolorandosi. Il fine, provocatorio non meno che evocativo, è principalmente quello di sensibilizzare al problema dell’abbandono, rappresentandone gli aspetti formali più evidenti ed enfatizzandone gli effetti silenti in ambito artistico-architettonico. Si delineano così, nei propri tratti caratteristici, tre sviluppi immaginari della città: si ritrae, in primis, la rovina inarrestabile, in seguito, la spettacolarizzazione deteriore, infine, la quotidianità ritrovata di una società che rinasce nella consapevolezza. Il testo introduce, dapprima, la tradizionale leggenda della sirena Leucasia, digressione che mira ad inquadrare territorialmente la zona; le fonti storiche tramandano che Alessano, gioiello rinascimentale, dovesse la propria autorevolezza a Santa Maria di Leuca, evoluzione storico-urbanistica dell’antico promontorio della Leucadia. Segue, quindi, il mito di Dedalo, cui si attribuisce, inverosimilmente, la fondazione della città. Di qui, la storia entra nel vivo: un personaggio alato resterà in disparte nelle prime righe di ogni paragrafo; osserverà un luogo disabitato e decadente, che sopravvivrà, in seguito, solo grazie alle immagini fittizie che i non-autoctoni creano inconsciamente. Il racconto avrà un lieto fine; rallegrato da colori vivaci, descriverà la realtà genuina, intima e raccolta di una città che risorge.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.titleEx veritate somnia. Racconti e sviluppi immaginari della città in Finibus Terraeit_IT
dc.typeThesisit_IT
unire.supervisorGalli, Giovanni
dc.publisher.nameUniversità degli Studi di Genova


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