IL RUOLO PREDITTIVO DELL’INIBIZIONE IN ETÀ PRESCOLARE
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Autore
Capani, Samuele <2004>
Data
2026-10-16Disponibile dal
2026-10-22Abstract
Il presente lavoro analizza il valore predittivo dell'inibizione valutata nei primi cinque anni di vita rispetto ai successivi esiti evolutivi, cognitivi e comportamentali. Dopo una disamina dei modelli teorici di riferimento (Miyake, Diamond, Zelazo, Doebel) volta a inquadrare l'inibizione quale costrutto multidimensionale integrato con l'autoregolazione, la metacognizione e il contesto sociale, è stata condotta una revisione sistematica della letteratura secondo le linee guida PRISMA 2020. L'interrogazione delle banche dati APA PsycInfo, PubMed, Psychology and Behavioral Sciences Collection e APA PsycArticles ha restituito 5.844 record iniziali, ridotti a 304 studi inclusi a seguito dell'applicazione di rigorosi criteri metodologici. All'interno di tale corpus, sono stati esaminati in dettaglio 176 articoli longitudinali per estrarre le correlazioni tra i compiti inibitori e i principali domini di sviluppo. L'analisi evidenzia percorsi predittivi differenziati. Negli apprendimenti formali primari, l'inibizione emerge come un predittore solido e costante, sia nelle competenze matematiche (77% di indici significativi, r mediano = .27), trainate da compiti di risoluzione del conflitto percettivo (DCCS, Stroop), sia nella letto-scrittura (66,1% di significatività, r mediano = .21), dove compiti motori complessi integrati come l'HTKS registrano le associazioni più elevate. Anche nella Teoria della Mente (66,7%, r mediano = .225) e nel QI (70%, r mediano = .21) l'inibizione del conflitto cognitivo mostra un ruolo cardine. Al contrario, l'arresto motorio semplice (Go/No-Go) predice in modo selettivo la sintomatologia ADHD (72,7% di significatività), mentre le prove di ritardo della gratificazione ("hot", DoG) mostrano un'associazione specifica con le traiettorie somatiche del BMI e una funzione protettiva verso i disturbi internalizzanti ed esternalizzanti. This study examines the predictive value of inhibitory control assessed during the first five years of life on subsequent cognitive, behavioral, and developmental outcomes. Following an overview of theoretical frameworks (Miyake, Diamond, Zelazo, Doebel) conceptualizing inhibition as a multidimensional construct integrated with self-regulation, metacognition, and social context, a systematic literature review was conducted in accordance with PRISMA 2020 guidelines. A systematic search across four electronic databases (APA PsycInfo, PubMed, Psychology and Behavioral Sciences Collection, and APA PsycArticles) yielded 5,844 initial records, resulting in 304 studies included after rigorous methodological screening. Within this corpus, 176 longitudinal studies were analyzed in detail to synthesize the statistical associations between inhibitory tasks and key developmental domains. The findings highlight differentiated predictive pathways. In early academic achievement, inhibition serves as a robust and stable predictor for both mathematical skills (77% significant indices, median r = .27), driven by conflict resolution and cognitive flexibility tasks (DCCS, Stroop), and literacy skills (66.1% significance, median r = .21), where complex integrated motor tasks such as the HTKS exhibit the strongest associations. Cognitive conflict inhibition also plays a pivotal role in Theory of Mind (66.7%, median r = .225) and IQ (70%, median r = .21). Conversely, simple motor suppression (Go/No-Go) selectively predicts ADHD symptomatology (72.7% significance), whereas affective delay of gratification tasks ("hot" DoG) are specifically linked to somatic BMI trajectories and exert a protective function against internalizing and externalizing problems.
Tipo
info:eu-repo/semantics/bachelorThesisCollezioni
- Laurea Triennale [5454]

