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«Se vado publicamente diran che sono una strega». Un'indagine sulla stregoneria nel territorio di Savona (XVI-XVII secolo).

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tesi38141109.pdf (22.05Mb)
Author
Sichetti, Francesca <2002>
Date
2026-10-13
Data available
2026-10-15
Abstract
La tesi indaga il fenomeno della stregoneria nella diocesi di Savona tra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento, attraverso la documentazione giudiziaria del Fondo Inquisizione conservato presso l'Archivio Storico Diocesano di Savona-Noli. Una volta ricostruita la cornice istituzionale, segnata dalla contesa giurisdizionale fra tribunale vescovile e Inquisizione genovese, l'analisi dei ventisette procedimenti rivela una prassi di contenimento più che di repressione: non è attestata alcuna condanna capitale né tortura effettivamente eseguita. Il profilo della strega che emerge dalle carte coincide in larga misura con la guaritrice, radicata nella comunità che la accusa, mentre il patto diabolico della trattatistica demonologica resta marginale. L'accusa nasce entro le reti di parentela e di vicinato e funziona come risorsa tattica nella rinegoziazione dei conflitti quotidiani. Letti attraverso la lente della storia di genere, i fascicoli restituiscono le donne non solo come imputate, ma anche come accusatrici, testimoni e mediatrici; la disparità di genere non risiede in norme o pene differenziate, ma nella qualificazione del reato, che attribuisce alle donne il maleficium e agli uomini la superstitio. Il piccolo nucleo delle autodenunce, infine, suggerisce l'efficacia raggiunta dal dispositivo tridentino di governo delle coscienze.
 
This thesis examines witchcraft in the diocese of Savona between the mid-sixteenth and mid-seventeenth centuries, drawing on the judicial records of the Fondo Inquisizione held at the Archivio Storico Diocesano di Savona-Noli. After reconstructing the institutional framework, shaped by the jurisdictional conflict between the episcopal court and the Genoese Inquisition, the analysis of twenty-seven trials reveals a practice of containment rather than repression: no death sentence and no torture actually carried out are recorded. The profile of the witch that emerges from the sources largely coincides with that of the healer, rooted in the very community that accused her, while the diabolical pact of demonological treatises remains marginal. Accusations arose within kinship and neighbourhood networks and served as a tactical resource in the renegotiation of everyday conflicts. Read through the lens of gender history, the records present women not only as defendants but also as accusers, witnesses and mediators; gender disparity lay not in differentiated norms or penalties, but in the legal classification of the offence, which associated women with maleficium and men with superstitio. Finally, the small group of self-denunciations points to the effectiveness achieved by the Tridentine apparatus for the governance of consciences.
 
Type
info:eu-repo/semantics/masterThesis
Collections
  • Laurea Magistrale [8404]
URI
https://unire.unige.it/handle/123456789/17079
Metadata
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