Fotografia, propaganda e potere politico: Il caso della Farm Security Administration
Mostra/ Apri
Autore
Ponce Campos, Karolina Lissete <1990>
Data
2026-07-06Disponibile dal
2026-07-09Abstract
Il presente lavoro analizza l'evoluzione e le implicazioni del linguaggio visuale come strumento di propaganda e esercizio del potere politico. Partendo dal presupposto che l’immagine non sia un semplice riflesso del reale, ma una tecnologia della visibilità dotata di un messaggio intenzionale, l'elaborato esplora come la fotografia sia stata utilizzata per plasmare l'identità collettiva e costruire il consenso. Il percorso teorico si snoda attraverso i concetti di "aura" e riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, evidenziando il passaggio dell'arte da oggetto di culto a strumento di intervento politico. Vengono inoltre richiamati i contributi di Roland Barthes sulla distinzione tra studium e punctum, e le riflessioni di Susan Sontag sulla fotografia come forma di possesso del mondo. L'analisi storica mette a confronto casi paradigmatici di manipolazione e documentazione; la contrapposizione tra la fotografia di guerra rassicurante di Roger Fenton e quella esplicita di Felice Beato; l’uso della fotografia coloniale in Palestina come strumento di "svuotamento simbolico" del territorio; l'istituzionalizzazione dell'immagine durante il fascismo attraverso l'Istituto Luce, finalizzata alla creazione di un "Impero di pace" e alla mitizzazione del leader.
Il nucleo centrale è dedicato al caso della Farm Security Administration (FSA) negli Stati Uniti degli anni Trenta. Sotto la direzione di Roy Stryker, il progetto ha trasformato la fotografia documentaria in un potente mezzo di persuasione democratica per sostenere le politiche del New Deal, oscillando costantemente tra verità del documento e verità della propaganda. Infine, lo studio si conclude con una riflessione sull'era digitale, esaminando come le moderne strategie di propaganda computazionale, i deepfake e la "slopaganda" abbiano amplificato la velocità e l'invisibilità della manipolazione, rendendo la battaglia narrativa la sfida cruciale del presente. This work analyzes the evolution and implications of visual language as a tool for propaganda and the exercise of political power. Starting from the premise that the image is not a simple reflection of reality, but a technology of visibility endowed with an intentional message, the paper explores how photography has been used to shape collective identity and build consensus. The theoretical approach unfolds through Walter Benjamin's concepts of "aura" and technical reproducibility, highlighting art's shift from an object of worship to an instrument of political intervention. Roland Barthes's contributions on the distinction between studium and punctum are also recalled, as are Susan Sontag's reflections on photography as a form of world ownership. The historical analysis compares paradigmatic cases of manipulation and documentation; the contrast between Roger Fenton's reassuring war photography and Felice Beato's explicit war photography; the use of colonial photography in Palestine as a tool for the "symbolic emptying" of the territory; the institutionalization of the image during Fascism through the Istituto Luce, aimed at creating an "Empire of Peace" and mythologizing the leader.
The central section focuses on the case of the Farm Security Administration (FSA) in the United States in the 1930s. Under the direction of Roy Stryker, the project transformed documentary photography into a powerful tool of democratic persuasion to support New Deal policies, constantly oscillating between the truth of the document and the truth of propaganda. Finally, the study concludes with a reflection on the digital age, examining how modern computational propaganda strategies, deepfakes, and "slopaganda" have amplified the speed and invisibility of manipulation, making the narrative battle the crucial challenge of the present.
Tipo
info:eu-repo/semantics/bachelorThesisCollezioni
- Laurea Triennale [4699]

