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REPRESSIONE DELLA PIRATERIA MARITTIMA NEL DIRITTO INTERNAZIONALE

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tesi37721902.pdf (1.332Mb)
Author
Morelli, Riccardo <2003>
Date
2026-05-11
Data available
2026-05-14
Abstract
Il presente lavoro di tesi analizza l’evoluzione della pirateria marittima, mettendo in evidenza come la normativa giuridica internazionale abbia cercato di reprimere il fenomeno, adattandosi al mutamento della fattispecie. Il primo capitolo affronta la pirateria marittima partendo dalle radici storiche fino alla codificazione del diritto internazionale contemporaneo. Il focus si concentra sul pilastro della normativa, la Convenzione di Montego Bay del 1982, analizzando i requisiti costitutivi come “il fine privato”, il “criterio delle due navi” e il locus commissi delicti. Vengono evidenziate le criticità in merito all’applicazione delle norme, al limite del principio della giurisdizione universale e alla difficoltà di intervento nelle acque territoriali, dove il reato assume la fattispecie di “armed robbery”. Il secondo capitolo analizza i casi studio della pirateria nell’area del Mar Rosso e precisamente il caso della pirateria somala del Corno d’Africa e i recenti attacchi operati dagli Houthi, un gruppo armato e politico dello Yemen, in prevalenza sciita zaydita. La tesi evidenzia la differenza tra la pirateria somala, quasi del tutto neutralizzata grazie alla cooperazione degli Stati e al coordinamento di missioni multinazionali , e l’attività degli Houthi che purtroppo continua ad essere una minaccia per la sicurezza internazionale nel difficile contesto geopolitico attuale dovuta alla problematica di inquadramento giuridico degli attacchi Houthi, in particolare alla difficoltà di applicazione delle disposizioni della UNCLOS ad atti motivati da finalità politiche-ideologiche piuttosto che private. La difficoltà di repressione di questa forma “ibrida” di pirateria recente, caratterizzata da attacchi operati da attori non statali dotati di tecnologie avanzate, ha messo in luce la fragilità del diritto internazionale nel contrastare un fenomeno che non è più inquadrabile negli schemi giuridici tradizionali.
 
This thesis analyses the evolution of maritime piracy, highlighting how international legal rules have tried to repress the phenomenon, adapting to the changing nature of the crime. The first chapter addresses maritime piracy from its historical roots to the codification of contemporary international law. The focus is on the cornerstone of the law, the 1982 Montego Bay Convention, analyzing its constitutive requirements such as the "private purpose," the "two-ship test," and the “locus commissi delicti”. Critical issues regarding the application of the rules are highlighted, along with the limitations of the principle of universal jurisdiction and the difficulty of intervening in territorial waters, where the crime is classified as "armed robbery." The second chapter analyzes case studies of piracy in the Red Sea region, specifically Somali piracy in the Horn of Africa and recent attacks by the Houthis, a predominantly Zaydi Shiite armed and political group in Yemen. The thesis highlights the difference between Somali piracy, almost entirely neutralized thanks to the cooperation of the States and the coordination of multinational missions, and the activities of the Houthis, which unfortunately continue to pose a threat to international security in the current challenging geopolitical context. This is due to the problematic legislative framework for Houthi attacks, particularly the difficulty of applying UNCLOS provisions to acts motivated by political-ideological rather than private purposes. The difficulty of repressing this "hybrid" form of recent piracy, characterized by attacks carried out by non-state actors equipped with advanced technology, has highlighted the fragility of international law in countering a phenomenon that no longer fits within traditional legislative frameworks.
 
Type
info:eu-repo/semantics/bachelorThesis
Collections
  • Laurea Triennale [4612]
URI
https://unire.unige.it/handle/123456789/15719
Metadata
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