L'efficacia dello stretching nella popolazione anziana
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Autore
Tenace, Denise <2000>
Data
2026-03-26Disponibile dal
2026-04-02Abstract
L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali sfide sanitarie e sociali contemporanee, poiché si associa a progressive modificazioni dell’apparato locomotore, tra cui riduzione della forza muscolare, della mobilità articolare, della flessibilità e dell’efficienza del controllo motorio, con conseguenze sull’autonomia e sulla qualità della vita dell’anziano. In questo contesto, lo stretching è frequentemente inserito nei programmi di attività fisica adattata, ma la sua efficacia nella popolazione anziana non appare ancora univoca.
Il presente elaborato analizza criticamente la letteratura relativa all’efficacia dello stretching negli anziani, con l’obiettivo di comprenderne il ruolo rispetto ai principali bisogni funzionali dell’età avanzata. Dopo aver inquadrato le modificazioni fisiologiche dell’apparato locomotore legate all’invecchiamento e i concetti fondamentali di stretching, flessibilità, mobilità articolare e stiffness, l’attenzione viene rivolta alle principali tecniche utilizzate in letteratura, in particolare stretching statico, dinamico e PNF.
Dall’analisi emerge che i benefici più consistenti dello stretching riguardano soprattutto il miglioramento del range di movimento articolare e della flessibilità, mentre risultano meno omogenei gli effetti sulla prestazione funzionale, sul controllo neuromotorio e sul dolore. In alcuni contesti, lo stretching può contribuire a ridurre rigidità percepita e disabilità riferita, ma difficilmente può essere considerato un intervento autosufficiente. L’elevata eterogeneità dei protocolli, delle durate, delle intensità e degli outcome considerati rende inoltre complessa l’identificazione di dosi applicative precise.
In conclusione, lo stretching nell’anziano appare come uno strumento utile ma da contestualizzare all’interno di programmi più ampi e personalizzati di attività fisica, in funzione degli obiettivi perseguiti e delle caratteristiche individuali del soggetto. Population aging represents one of the major contemporary health and social challenges, as it is associated with progressive changes in the musculoskeletal system, including reductions in muscle strength, joint mobility, flexibility, and motor control efficiency, with consequent impacts on autonomy and quality of life in older adults. In this context, stretching is frequently included in adapted physical activity programs; however, its effectiveness in the elderly population remains unclear and not fully consistent.
The present work provides a critical analysis of the literature on the effectiveness of stretching in older adults, aiming to clarify its role in relation to the main functional needs associated with aging. After outlining the physiological changes of the musculoskeletal system related to aging and the fundamental concepts of stretching, flexibility, joint mobility, and stiffness, attention is directed toward the main stretching techniques reported in the literature, particularly static, dynamic, and proprioceptive neuromuscular facilitation (PNF).
The analysis shows that the most consistent benefits of stretching concern improvements in range of motion and flexibility, whereas its effects on functional performance, neuromotor control, and pain are less consistent. In some contexts, stretching may contribute to reducing perceived stiffness and self-reported disability; however, it can hardly be considered a standalone intervention. Moreover, the marked heterogeneity in protocols, duration, intensity, and outcomes makes it difficult to define precise dosage recommendations.
In conclusion, stretching in older adults appears to be a useful tool, but it should be contextualized within broader and individualized physical activity programs, according to specific functional goals and individual characteristics.
Tipo
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollezioni
- Laurea Magistrale [7402]

