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Architettura riconfigurabile. Un dispositivo spaziale per grandi ambienti polifunzionali.

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tesi37329903.pdf (25.67Mb)
allegato373299031.pdf (14.69Mb)
Author
Deprati, Gabriele <2000>
Date
2026-03-20
Data available
2026-03-26
Abstract
Il presente lavoro affronta il tema della flessibilità nella progettazione e rifunzionalizzazione dei grandi spazi collettivi polifunzionali. Di fronte a esigenze socioculturali in continua evoluzione, l’approccio basato su ambienti rigidamente specializzati genera organismi soggetti a rapida obsolescenza, mentre le soluzioni di allestimento convenzionali si rivelano inadeguate. Per superare tali criticità, la ricerca sviluppa un innovativo dispositivo architettonico flessibile. Partendo dall’esperienza concreta della rifunzionalizzazione dell’ex complesso Fitram della Spezia in polo culturale, il progetto concepisce una soluzione universale, scalabile e applicabile a qualsiasi ambiente che richieda estrema adattabilità. L’intento è delineare un dispositivo indipendente e compattabile che superi la logica della parete divisoria: un elemento spaziale attivo, capace di mutare nel tempo per fungere da partizione, arredo, supporto espositivo o infrastruttura tecnologica. La riqualificazione di un grande vuoto architettonico non deve limitarsi a una mera divisione bidimensionale delle superfici, ma deve plasmare l’ambiente manovrando l’aggregazione dinamica dei moduli. Si offre così un dispositivo mutevole, capace di accogliere una pluralità di funzioni e articolarsi in scenari raccolti o in ampie configurazioni corali. In questa visione, l’allestimento si fonde intimamente con l’involucro ospitante, abbattendo la dicotomia tra contenitore architettonico e contenuto temporaneo. Il dispositivo si eleva a vera infrastruttura spaziale, sociale e percettiva. Il traguardo finale è la definizione di un habitat collettivo resiliente, strutturato non per cristallizzare un singolo uso, ma per assecondare la spontaneità delle interazioni umane e garantire nel tempo la costante vitalità dello spazio.
 
This paper addresses the role of flexibility in the design and adaptive reuse of large multifunctional collective spaces. Faced with constantly evolving socio-cultural needs, approaches based on rigidly specialized environments generate structures prone to rapid obsolescence, while conventional spatial arrangements prove inadequate. To overcome these limitations, the research develops an innovative flexible architectural device. Starting from the concrete experience of the adaptive reuse of the former Fitram complex in La Spezia into a cultural hub, the project conceives a universal, scalable solution applicable to any environment requiring extreme adaptability. The aim is to design an independent, compact and reconfigurable device that transcends the logic of the simple partition wall: an active spatial element capable of transforming over time to function as a partition, furnishing component, exhibition support, or technological infrastructure. The regeneration of a large architectural void should not be limited to the mere two-dimensional division of surfaces; rather, it should shape the environment by orchestrating the dynamic aggregation of modules. The result is a mutable device capable of accommodating a plurality of functions and configuring both intimate settings and large collective configurations. In this vision, the installation merges with the host envelope, overcoming the dichotomy between the architectural container and its temporary contents. The device thus becomes a spatial, social, and perceptual infrastructure. The ultimate goal is the definition of a resilient collective habitat, structured not to crystallize a single use but to foster the spontaneity of human interaction and ensure the long-term vitality of the space.
 
Type
info:eu-repo/semantics/masterThesis
Collections
  • Laurea Magistrale [7402]
URI
https://unire.unige.it/handle/123456789/15302
Metadata
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