Effetti cardiorenali a lungo termine del trattamento con empagliflozin nella malattia renale cronica: post-trial follow-up dello studio EMPA-KIDNEY
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Autore
Penso, Martina <1995>
Data
2026-01-26Disponibile dal
2026-02-12Abstract
La malattia renale cronica (CKD) rappresenta una delle principali sfide sanitarie globali, con una prevalenza in costante aumento e un rilevante impatto in termini di morbilità, mortalità e costi socio-economici. La CKD è strettamente associata a un incremento del rischio cardiovascolare, configurandosi come potente fattore di rischio indipendente per eventi cardiaci maggiori e mortalità. Negli ultimi anni, l’introduzione degli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2i) ha profondamente modificato l’approccio terapeutico, dimostrando benefici cardiorenali indipendenti dal controllo glicemico.
Lo studio EMPA-KIDNEY ha dimostrato che empagliflozin riduce significativamente la progressione della CKD e l’incidenza di eventi cardiovascolari in un’ampia popolazione di pazienti, inclusi soggetti senza diabete e con bassi livelli di albuminuria. Tuttavia, restava da determinare se i benefici osservati si mantenessero oltre la fase di trattamento attivo.
I dati del follow-up post-trial dello studio EMPA-KIDNEY dimostrano che i pazienti precedentemente trattati con empagliflozin continuano a presentare un rischio significativamente ridotto dell’endpoint composito di progressione della malattia renale o morte cardiovascolare, confermando la persistenza del beneficio fino a 12 mesi dopo la conclusione della fase di trattamento attivo. L’effetto risulta coerente nei principali sottogruppi, indipendentemente dalla presenza di diabete, dal grado di albuminuria e dal livello di filtrato glomerulare basale.
Questi risultati indicano che empagliflozin sia in grado di modificare favorevolmente la storia naturale della CKD, consolidando il suo ruolo come cardine della terapia cardionefroprotettiva. L’evidenza di una protezione persistente nel tempo rafforza l’importanza di un impiego precoce e continuativo degli SGLT2i in una strategia integrata cardio-renale, finalizzata a ridurre la progressione della malattia e il rischio cardiovascolare a lungo termine. Chronic kidney disease (CKD) is one of the major global health challenges, with an increasing prevalence and a significant impact in terms of morbidity, mortality, and socioeconomic burden. CKD is associated with an increased cardiovascular risk and represents an independent risk factor of major adverse cardiovascular events and mortality. In recent years, sodium–glucose cotransporter 2 inhibitors (SGLT2i) have deeply transformed the therapeutic approach, demonstrating cardiorenal benefits that extend beyond glycemic control.
The EMPA-KIDNEY trial demonstrated that empagliflozin significantly reduces CKD progression and cardiovascular events in a broad patient population, including individuals without diabetes and with low levels of albuminuria. However, whether these benefits persist after discontinuation of active treatment remained to be determined.
Data from the post-trial follow-up of EMPA-KIDNEY demonstrate that patients previously treated with empagliflozin continue to experience a significantly lower risk of the composite endpoint of kidney disease progression or cardiovascular death, confirming persistence of benefit for up to 12 months after treatment cessation. This effect is consistent across major subgroups, irrespective of diabetes status, baseline albuminuria and estimated glomerular filtration rate.
These findings confirm that empagliflozin favorably modifies the natural history of CKD, consolidating its role as a cornerstone of cardiorenal protective therapy. Evidence of sustained benefit over time supports the early initiation and long-term use of SGLT2 inhibitors within an integrated cardiorenal strategy aimed at reducing disease progression and long-term cardiovascular risk.

