Anemia da carenza di ferro e ottimizzazione preoperatoria durante la chirurgia elettiva maggiore non cardiaca: un protocollo standardizzato con soluzioni organizzative
Autore
Gilardenghi, Andrea <1994>
Data
2026-01-26Disponibile dal
2026-02-05Abstract
L’anemia preoperatoria è una condizione frequente nei pazienti candidati a chirurgia ed è associata a peggiori outcome clinici e costi sanitari. L’anemia da carenza di ferro rappresenta la forma più comune e potenzialmente correggibile.
Lo studio ha avuto come obiettivi principali stimare la prevalenza di anemia e sideropenia al prericovero anestesiologico, valutare la presa in carico dei pazienti sideropenici tramite un protocollo standardizzato di ottimizzazione marziale e analizzarne l’impatto sulle trasfusioni perioperatorie.
È stato condotto uno studio osservazionale prospettico/retrospettivo monocentrico presso ASL 4 ligure su dati real-world del 2024, confrontati con coorti storiche 2019–2023, includendo una sottopopolazione a medio-alto rischio emorragico (protesi d’anca e ginocchio ed emicolectomia destra laparoscopica).
Nel 2024, su 4626 pazienti, la prevalenza di anemia è stata del 29,4% e quella di sideropenia del 59,5%. Gli anemici hanno mostrato un rischio trasfusionale significativamente maggiore (RR 5,8; p<0,0001). Nel case mix (n=297) l’anemia si riscontra nel 36,7%; il protocollo ha garantito presa in carico nel 94% dei sideropenici e trattamento marziale nel 62,9%, con riduzione dell’anemia al ricovero al 26,9%.
Il tasso di trasfusione nel case mix è sceso al 6,1% rispetto al 22,6% del 2019, con correlazione inversa tra terapia marziale e trasfusioni (ρ = −1,00; p≈0,017). Gli eventi avversi alla terapia EV sono stati rari e lievi. I pazienti trasfusi hanno avuto degenze più lunghe (13,7 vs 7,8 giorni; p<0,01) e, nella chirurgia protesica, un percorso intervento–riabilitazione più esteso (34,3 vs 19,6 giorni; p<0,01); i costi medi di ricovero sono risultati più alti nei trasfusi, senza significatività statistica.
In conclusione, il protocollo di ottimizzazione preoperatoria dell’anemia sideropenica è risultato realizzabile nella pratica clinica reale e con risultati incoraggianti meritevoli di conferma in studi futuri su coorti più ampie. Preoperative anemia is a common condition among patients scheduled for surgery and is associated with poorer clinical outcomes and increased healthcare costs. Iron deficiency anemia represents the most frequent and potentially correctable form.
The primary aims of this study were to estimate the prevalence of anemia and iron deficiency at the pre-anesthetic assessment, to evaluate the management of iron-deficient patients through a standardized iron optimization protocol, and to analyze its impact on perioperative transfusion requirements.
A single-center observational prospective/retrospective study was conducted at ASL 4 Liguria using real-world data from 2024, compared with historical cohorts from 2019–2023. A subpopulation at medium-to-high hemorrhagic risk was included (hip and knee arthroplasty and laparoscopic right hemicolectomy).
In 2024, among 4,626 patients, the prevalence of anemia was 29.4% and that of iron deficiency was 59.5%. Anemic patients showed a significantly higher transfusion risk (RR 5.8; p < 0.0001). In the case-mix subgroup (n = 297), anemia was observed in 36.7% of patients; the protocol ensured evaluation of 94% of iron-deficient patients and iron therapy in 62.9%, with a reduction in anemia at hospital admission to 26.9%.
The transfusion rate in the case-mix decreased to 6.1% compared with 22.6% in 2019, with an inverse correlation between iron therapy and transfusions (ρ = −1.00; p ≈ 0.017). Adverse events related to intravenous iron therapy were rare and mild. Transfused patients had longer hospital stays (13.7 vs 7.8 days; p < 0.01) and, in prosthetic surgery, a longer surgery-to-rehabilitation pathway (34.3 vs 19.6 days; p < 0.01). Mean hospitalization costs were higher in transfused patients, although without statistical significance.
In conclusion, a standardized protocol for preoperative optimization of iron deficiency anemia proved feasible in real-world clinical practice and yielded encouraging results.

