Una Necropoli Prediletta. Dall'Arte Sepolcrale Cappuccina al Cimitero Monumentale di Staglieno (secoli XVI-XIX)

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Autore
Barbi, Orazio <2000>
Data
2025-12-09Disponibile dal
2025-12-18Abstract
Il convento cappuccino della SS. Concezione “Padre Santo”, per una serie di eventi anche fortuiti, a partire dall’Età Napoleonica inizia a essere considerato la necropoli per eccellenza della città di Genova, anticipando – di circa un ventennio – il Cimitero di Staglieno nel campo dell’arte funeraria, vedendo la partecipazione di artisti quali Santo Varni, Carlo Rubatto, Giuseppe Chiappori e altri meno noti, capaci di mettere in atto soluzioni innovative per la scultura genovese. Questo studio si propone di offrire una breve panoramica dell'arte funeraria cappuccina a partire dalla Cripta Grimaldi (1580) di N.S. Annunziata di Portoria sino ai conventi di San Nicolò e S. Francesco di Voltri, nonché delle Sacre Stimmate di Campi, mediante un costante raffronto con le opere del Cimitero Monumentale di Staglieno. In questo senso, saranno prese in considerazione altresì le ricadute sociali e antropologiche che può aver avuto la cripta del Padre Santo, protagonista di particolari riti religiosi (da messe durate decine di ore a esorcismi) alla storia di alcuni defunti, oggi ignoti ma al tempo protagonisti in svariati modi nel primo Ottocento. Il focus principale verterà attorno ai monumenti funerari presenti nella cripta del santuario del P. Santo, a lungo dimenticati, avanzando ipotesi sui possibili autori, anche alla luce di un raffronto stilistico e documentario con le opere di attribuzione più sicura. Lo scopo della tesi è quello di dimostrare come la committenza, anche indiretta, dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini sia stata capace di offrire innovazioni artistiche paradigmatiche, che hanno influito sulla produzione artistica ligure almeno sino al Cimitero di Staglieno. The Capuchin convent of the Santissima Concezione “Padre Santo”, due to a series of events —some of them even fortuitous— began, starting in the Napoleonic era, to be regarded as Genoa’s foremost necropolis. It anticipated, by roughly two decades, the Cimitero di Staglieno in the field of funerary art, and saw the participation of artists such as Santo Varni, Carlo Rubatto, Giuseppe Chiappori, and others less well known, all capable of introducing innovative solutions into Genoese sculpture. This study aims to offer a brief overview of Capuchin funerary art, beginning with the Cripta Grimaldi (1580) of Nostra Signora Annunziata di Portoria and extending to the convents of San Nicolò and San Francesco di Voltri, as well as to the Sacre Stimmate di Campi, through a constant comparison with the works found in the Monumental Cemetery of Staglieno. In this sense, the social and anthropological implications associated with the Padre Santo's crypt will also be taken into consideration, from the particular religious rites performed there (from Masses lasting dozens of hours to exorcisms) to the stories of certain deceased individuals—now forgotten but, in their time, prominent figures in various ways during the early nineteenth century. The central focus will concern the funerary monuments preserved in the crypt of the Padre Santo sanctuary — long neglected — putting forward hypotheses regarding their possible authors, in light of stylistic and documentary comparisons with works of more secure attribution.The purpose of this thesis is to demonstrate that the patronage, even indirect, of the Order of Friars Minor Capuchin succeeded in fostering paradigmatic artistic innovations, which influenced Ligurian artistic production at least up to the creation of the Monumental Cemetery of Staglieno.
Tipo
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollezioni
- Laurea Magistrale [6806]

