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<title>Tesi</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/854</link>
<description>Archivio digitale delle tesi di Laurea</description>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 12:22:49 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-09-20T12:22:49Z</dc:date>
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<title>Tesi</title>
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<title>Ricostruzione, paleoambientale e calibrazione biostatigrafica di alcuni campioni prelevati presso ritrovamenti di grandi cetacei cenozoici presso Asti</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16753</link>
<description>Ricostruzione, paleoambientale e calibrazione biostatigrafica di alcuni campioni prelevati presso ritrovamenti di grandi cetacei cenozoici presso Asti
Glioti, Giacomo &lt;2001&gt;
Questo studio mira a fare luce sull'ecologia, l'età e le condizioni paleoambientali dei depositi sedimentari del Neogene in cui sono stati rinvenuti fossili di cetacei nei dintorni di Asti, nella regione del Piemonte (Italia nord-occidentale). Sono stati analizzati 16 campioni di sedimento sciolto, 2 datati al Burdigaliano-Langhiano, 6 datati al Tortoniano, 6 datati allo Zancleano e 2 datati al Piacenziano. I dati identificano i resti come provenienti dal Bacino Terziario Piemontese e del Bacino Padano, permettendo di ricavare diversi parametri paleoecologici e paleoambientali, principalmente concentrandosi sulla paleobatimetria, l’ossigeno disciolto in acqua al fondale e il livello trofico dell’ambiente. Secondo i dati estrapolati, la paleobatimetria nei campioni pliocenici rimane decisamente costante e relativamente bassa (entro i 50 m), mentre per quelli miocenici (malgrado si trovino tutti al di sotto dei 150 m) vi è risultata essere molta più variabilità nelle profondità. Alcune delle batimetrie stimate sono risultate essere in disaccordo con la letteratura, e dunque è probabile che in quegli specifici livelli vi sia stata contaminazione da parte di sedimento trasportato da profondità maggiori tramite eventi gravitativi. La maggior parte dei campioni è risultata essere in condizioni mediamente ossiche e mesotrofiche, con alcuni rari casi che mostrano invece drastiche risalite o crolli di ossigeno, associate rispettivamente a condizioni di marcata oligotrofia o eutrofia. Questo lavoro concretizza una prima ricostruzione paleoambientale e paleoecologica delle condizioni ambientali dei fondali marini nei bacini interessati, limitatamente alle zone di ritrovamento dei cetacei fossili, così da poter meglio contestualizzare il loro ambiente di fossilizzazione.; This study aims to shed light on the ecology, age, and paleoenvironmental conditions of Neogene sedimentary deposits containing cetacean fossils in the vicinity of Asti, in the Piedmont region (northwestern Italy). Sixteen loose sediment samples were analyzed: 2 dating to the Burdigalian-Langhian, 6 to the Tortonian, 6 to the Zanclean, and 2 to the Piacenzian. The data indicate that the remains originated from the Piedmont Tertiary Basin and the Po Basin, allowing for the derivation of various paleoecological and paleoenvironmental parameters, primarily focusing on paleobathymetry, dissolved oxygen levels at the seafloor, and the trophic level of the environment. The extrapolated data show that paleobathymetry in the Pliocene samples remained consistently low (within 50 m), whereas the Miocene samples, (despite all originating from depths of less than 150 m) exhibited significantly greater depth variability. Some estimated depths conflicted with existing literature; this suggests that these specific strata were likely contaminated by sediment transported from greater depths via gravity-driven processes. Most samples indicated moderately oxic and mesotrophic conditions, though rare instances showed drastic spikes or drops in oxygen levels, associated with marked oligotrophy or eutrophy, respectively. This study provides an initial paleoenvironmental and paleoecological reconstruction of seafloor conditions in the basins in question, specifically within the areas where the cetacean fossils were found, thereby allowing for a better contextualization of their fossilization environment.
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<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-09-10T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Studio paleontologico-stratigrafico della successione Cretacico-Eocenica affiorante in Cava Bergamasca lungo il torrente Bevera presso Ventimiglia (IM).</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16752</link>
<description>Studio paleontologico-stratigrafico della successione Cretacico-Eocenica affiorante in Cava Bergamasca lungo il torrente Bevera presso Ventimiglia (IM).
Martinello, Fabiano &lt;1998&gt;
Lo studio analizza la successione stratigrafica affiorante nella “Cava Bergamasca”, nei pressi di Bevera (Ventimiglia, IM, Italia), compresa tra il Maastrichtiano superiore (Cretacico superiore) e l’Eocene medio (Bartoni¬ano). La sezione, potente circa 200 m, è suddivisa in cinque settori (S1–S5) sulla base delle caratteristiche litologiche e delle associazioni fossilifere. La successione studiata inizia in S2 e termina al passaggio a S5. S2 registra un ambiente paralico, assimilabile a una laguna effimera, in condizioni calde e aride, caratterizzato da quarzo-areniti, quarzo-siltiti e microbial mats. S3 è rappresentato da un deposito deltaico costituito da quarzo-areniti con quarzo eolico, indicativo di condizioni aride/semi-aride e dell’interazione con processi eolici. In S4 la successione evolve verso condizioni marine progressivamente più profonde, con aumento della componente carbonatica e presenza di Larger Benthic Foraminifera. Il passaggio S3–S4 è interpretato come una trasgressione marina seguita da un progressivo approfondimento in un contesto di bacino di avanfossa. La parte iniziale (S2–S3) è di difficile datazione per la scarsa varietà e abbondanza di fossili, apparentemente rimaneggiati o riciclati dalle vicine unità mesozoiche. L’associazione a grandi foraminiferi presente in S4, comprendente Nummulites perforatus, N. puschii e N. striatus, è attribuita alla Shallow Benthic Zone 17 (SBZ17-Bartoniano inferiore-medio). Le condizioni aride di S2–S3 sono preliminarmente correlate al Late Lutetian Thermal Event (LLTM; ~41,53–41,50 Ma). Non sono invece state individuate evidenze del Middle Eocene Climatic Optimum (MECO; ~40 Ma), riconosciuto regionalmente tramite la zona planctonica E12. Ulteriori analisi potranno chiarire l’impatto di questi eventi climatici sulla successione.; The study analyzes the stratigraphic succession exposed at the “Cava Bergamasca” quarry, near Bevera (Ventimiglia, IM, Italy), spanning from the upper Maastrichtian (Upper Cretaceous) to the middle Eocene (Bartonian). The approximately 200 m-thick section is subdivided into five sectors (S1–S5) based on lithological characteristics and fossil assemblages. The succession investigated begins in S2 and ends at the transition to S5. S2 records a paralic environment, comparable to an ephemeral lagoon, under warm and arid conditions, characterized by quartz arenites, quartz siltstones, and microbial mats. S3 consists of a deltaic deposit composed of quartz arenites containing aeolian quartz, indicative of arid to semi-arid conditions and interaction with aeolian processes. In S4, the succession evolves toward progressively deeper marine conditions, with an increasing carbonate component and the occurrence of Larger Benthic Foraminifera. The S3–S4 transition is interpreted as a marine transgression followed by progressive deepening within a foreland basin setting. The initial part of the succession (S2–S3) is difficult to date due to the low diversity and abundance of fossils, which appear to have been reworked or recycled from the nearby Mesozoic units. The larger benthic foraminiferal assemblage recorded in S4, including Nummulites perforatus, N. puschii, and N. striatus, is assigned to Shallow Benthic Zone 17 (SBZ17-Lower to Middle Bartonian). The arid conditions recorded in S2–S3 are preliminarily correlated with the Late Lutetian Thermal Event (LLTM; ~41.53–41.50 Ma). No evidence of the Middle Eocene Climatic Optimum (MECO; ~40 Ma), regionally recognized through planktonic zone E12, was identified. Further analyses may help clarify the impact of these climatic events on the succession.
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<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-09-10T00:00:00Z</dc:date>
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<title>"Compressione e implementazione efficienti di modelli linguistici specifici di dominio su sistemi embedded con risorse limitate: un caso di studio sull'assistente della lavatrice"</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16751</link>
<description>"Compressione e implementazione efficienti di modelli linguistici specifici di dominio su sistemi embedded con risorse limitate: un caso di studio sull'assistente della lavatrice"
Khakpour, Amin &lt;1996&gt;
Here is the translation of the abstract into Italian, keeping the technical terminology accurate for the computer science and machine learning context:

L'implementazione di modelli linguistici generativi su hardware embedded privo di un'unità di elaborazione neurale (NPU) dedicata rimane limitata dalla larghezza di banda della memoria, dal throughput computazionale e dai limiti termici. Questa tesi indaga se, e in quali condizioni architetturali, un assistente conversazionale specifico per un dominio possa essere compresso e implementato su tale piattaforma, utilizzando un agente consulente per lavatrici come caso di studio e il microprocessore STMicroelectronics STM32MP251/253 (Arm Cortex-A35, 4 GB DDR4, nessuna NPU integrata) come target di implementazione.

Il lavoro si articola in tre fasi. La distillazione della conoscenza (knowledge distillation) trasferisce il comportamento da un modello "teacher" SmolLM2-1.7B a un modello "student" SmolLM2 da 135 milioni di parametri, stabilendo che la distillazione cross-family tra architetture di tokenizer divergenti non è praticabile. Il fine-tuning supervisionato tramite Low-Rank Adaptation allinea successivamente la struttura conversazionale del modello student rimanendo sotto un limite massimo di 4 GB di VRAM. Infine, il modello unito viene convertito in GGUF, quantizzato a una precisione intera a 8 bit (143 MB) e implementato sulla scheda con un livello di retrieval in Python su un backend di inferenza nativo llama.cpp.

Quattro fasi della pipeline sono state valutate su 60 domande specifiche del dominio utilizzando un protocollo "LLM-as-judge". Né la distillazione né il fine-tuning hanno migliorato l'accuratezza fattuale, con la correttezza che è rimasta a 0,018 alla scala dei 135M. L'integrazione del retrieval (retrieval augmentation) ha innalzato la correttezza a 0,301 e ha ridotto il tasso di allucinazione da 0,810 a 0,590 senza alcun riaddestramento; il sistema implementato ha mantenuto 4,91 token al secondo sul; Deploying generative language models on embedded hardware without a dedicated neural processing unit remains constrained by memory bandwidth, computational throughput, and thermal limits. This thesis investigates whether, and under what architectural conditions, a domain-specific conversational assistant can be compressed and deployed onto such a platform, using a washing machine advisory agent as the case study and the STMicroelectronics STM32MP251/253 microprocessor (Arm Cortex-A35, 4 GB DDR4, no integrated NPU) as the deployment target.
The work proceeds in three phases. Knowledge distillation transfers behaviour from a SmolLM2-1.7B teacher into a 135M-parameter SmolLM2 student, establishing that cross-family distillation across divergent tokenizer architectures is not viable. Supervised fine-tuning with Low-Rank Adaptation then aligns the student's conversational structure under a 4 GB VRAM ceiling. Finally, the merged model is converted to GGUF, quantized to 8-bit integer precision (143 MB), and deployed to the board with a Python retrieval layer over a native llama.cpp inference backend.
Four pipeline stages were evaluated across 60 domain-specific questions using an LLM-as-judge protocol. Neither distillation nor fine-tuning improved factual accuracy, with correctness remaining at 0.018 at the 135M scale. Retrieval augmentation raised correctness to 0.301 and reduced the hallucination rate from 0.810 to 0.590 without retraining, and the deployed system sustained 4.91 tokens per second on the target hardware, returning a complete grounded response in approximately 9.7 seconds at a first-token latency of 5.7 seconds while occupying 519 MB (13.8%) of available system memory.
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<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-09-04T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Analisi tassonomica dei coralli bambù (fam. Keratoisididae) del Mediterraneo</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16750</link>
<description>Analisi tassonomica dei coralli bambù (fam. Keratoisididae) del Mediterraneo
D'Aprile, Enola &lt;2002&gt;
La tassonomia della famiglia Keratoisididae è stata recentemente rivista, grazie alla nascita di tecniche molecolari, affiancate all’analisi morfologica. I caratteri morfologici classici diagnostici (morfologia della colonia) risultano inadeguati per l’alta variabilità, e non riflettono le reali relazioni filogenetiche, problema aggravato dall’assenza di materiale tipo. Nel Mediterraneo il problema riguarda Isidella elongata (Esper, 1788), storicamente ritenuta l’unico corallo bambù del bacino. La sua distinzione da Acanella è stata messa in dubbio. Lo studio ha analizzato 23 colonie dal Mediterraneo occidentale, caratterizzando variabilità morfologica (struttura della coloni, dei polipi e dimensioni degli scleriti) e verificandone l’identità tramite tassonomia integrata (Ultra Conserved Elements, geni mtMutS, 28S rDNA). L’analisi morfologica ha mostrato elevata variabilità e presenza di gruppi morfologici fittizi. L’analisi molecolare mostra l’appartenenza di tutti i campioni a una linea evolutiva di Acanella, derivante dall’Atlantico, nessuna suddivisione coerente con i gruppi morfologici o le entità tassonomiche attribuite storicamente a questi animali. La variabilità dei Keratoisididae mediterranei riflette quindi plasticità intraspecifica, non confermando la distinzione di I. elongata. La tassonomia integratasi rivela un ottimo strumento per la revisione dei Keratoisididae mediterranei, e fornisce nuovi elementi per rivalutare lo status tassonomico di I. elongata.; The taxonomy of the family Keratoisididae has recently been revised through the application of molecular techniques alongside morphological analysis. Classic diagnostic morphological characters (such as colony morphology) have proven inadequate due to high variability and a failure to reflect true phylogenetic relationships, an issue compounded by the absence of type material. In the Mediterranean, this problem centers on Isidella elongata (Esper, 1788), historically considered the basin's only bamboo coral; its distinction from the genus Acanella has been called into question. This study analyzed 23 colonies from the western Mediterranean, characterizing morphological variability (colony and polyp structure, sclerite dimensions) and verifying their identity using an integrative taxonomic approach (Ultra-Conserved Elements, mtMutS genes, and 28S rDNA). Morphological analysis revealed high variability and the presence of artificial morphological groupings. Molecular analysis showed that all samples belong to an Acanella lineage originating in the Atlantic, with no subdivision consistent with the morphological groups or taxonomic entities historically attributed to these animals. The variability observed in Mediterranean Keratoisididae thus reflects intraspecific plasticity rather than supporting the distinct status of I. elongata. Integrative taxonomy proves to be an excellent tool for revising the Mediterranean Keratoisididae and provides new evidence for re-evaluating the taxonomic status of I. elongata.
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<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/16750</guid>
<dc:date>2026-09-03T00:00:00Z</dc:date>
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