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<title>Tesi</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/854</link>
<description>Archivio digitale delle tesi di Laurea</description>
<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 13:26:51 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-07-10T13:26:51Z</dc:date>
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<title>Tesi</title>
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<title>Il Mammowave nello screening del carcinoma mammario: studio sull'accettabilità e sulla preferenza delle pazienti</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16064</link>
<description>Il Mammowave nello screening del carcinoma mammario: studio sull'accettabilità e sulla preferenza delle pazienti
Netti, Raffaella &lt;2001&gt;
Lo screening al seno ha permesso di ridurre più del 30% la mortalità per tumore nelle donne che lo effettuano ogni 2 anni. 
Nel corso del tempo sono però emerse numerose problematiche: la mancata adesione, l’utilizzo di radiazioni ionizzanti, la ridotta sensibilità di questo tipo di imaging in seni molto densi. 
Ad oggi la ricerca punta a risolvere tutto ciò e per lo screening mammografico emerge il prodotto “MammoWave”, il quale sfrutta la tecnologia a microonde. 
Il test è quindi studiato per essere il meno dannoso e invasivo possibile ma allo stesso tempo capace di evidenziare lesioni in tessuti anche molto densi. 
Questo studio, in particolare, ha voluto testare l’esperienza soggettiva delle pazienti in termini di comfort, accettabilità, percezione di sicurezza e preferenza del nuovo dispositivo rispetto alle metodiche tradizionali, con particolare attenzione al potenziale miglioramento dell’adesione allo screening. 
I dati sono stati raccolti mediante un questionario anonimo strutturato, somministrato alla fine del test.
Le donne arruolate sono state 100. 
I risultati ottenuti hanno permesso di evidenziare la netta preferenza del MammoWave rispetto alla mammografia.
Un risultato, invece, di particolare interesse per questo studio è l’associazione osservata tra la percezione del MammoWave come metodica meno invasiva, la convinzione che possa migliorare l’adesione allo screening, e la preferenza nell’utilizzo del MammoWave. In particolare, tali associazioni hanno mostrato una rilevanza statistica e ciò suggerisce che il maggiore gradimento e la minore invasività percepita del MammoWave possano rappresentare fattori in grado di favorire una maggiore adesione ai programmi di screening mammario, fornendo un importante supporto all'ipotesi centrale del presente studio, secondo cui il miglioramento dell'accettabilità dell'esame potrebbe contribuire a superare alcune delle principali barriere alla partecipazione ai programmi di prevenzione del carcinoma mammario.; Breast cancer screening has reduced breast cancer mortality by more than 30% among women who undergo screening every two years.

Over time, however, several limitations have emerged, including low participation rates, the use of ionizing radiation, and the reduced sensitivity of mammography in women with dense breast tissue.

Current research aims to overcome these limitations, and one of the most promising innovations is **MammoWave**, a microwave-based breast imaging technology.

This device has been designed to provide a safe, non-invasive examination while maintaining the ability to detect lesions even in very dense breast tissue.

The present study aimed to evaluate patients' subjective experience with MammoWave in terms of comfort, acceptability, perceived safety, and preference compared with conventional imaging techniques, with particular attention to its potential to improve participation in breast cancer screening programs.

Data were collected using a structured anonymous questionnaire administered immediately after the examination.

A total of 100 women were enrolled in the study.

The findings demonstrated a clear preference for MammoWave over conventional mammography.

A particularly relevant finding of this study was the association between perceiving MammoWave as a less invasive technique, believing that it could improve adherence to breast cancer screening, and preferring MammoWave over conventional mammography. These associations were statistically significant, suggesting that the greater acceptability and lower perceived invasiveness of MammoWave may represent important factors in increasing participation in breast cancer screening programs. These findings provide strong support for the central hypothesis of the present study, namely that improving the acceptability of the examination could help overcome some of the major barriers to participation in breast cancer prevention programs.
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<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-07-02T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Miastenia Gravis late-onset e very late-onset : analisi retrospettiva nella popolazione più anziana d'Europa.</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16063</link>
<description>Miastenia Gravis late-onset e very late-onset : analisi retrospettiva nella popolazione più anziana d'Europa.
Proserpio, Chiara &lt;2001&gt;
Introduzione: la Miastenia Gravis (MG) mostra uno shift epidemiologico verso l’età avanzata. Nei pazienti late Onset (LO, &gt; 50 anni) e very late Onset (VLO, &gt;65 anni), fragilità, comorbidità e polifarmaco terapia rendono più complessa l’applicazione di protocolli standard, spesso validati su coorti più giovani. Obiettivi: caratterizzare il profilo demografico, clinico, immunologico e terapeutico di una coorte a esordio tardivo di MG, confrontando LO e VLO e valutando decorso clinico, necessità di terapie rescue, tollerabilità dei trattamenti convenzionali e risposta ai biologici. Metodi: studio retrospettivo, osservazionale e monocentrico su 122 pazienti con MG seguiti presso l’ambulatorio neuromuscolare dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova. Sono stati analizzati dati demografici, profilo anticorpale, comorbidità, fenotipo clinico, classi MGFA/MGFA-PIS, relapse, crisi miasteniche e trattamenti. Risultati: L’età media all’esordio era di 68 ± 9.5 anni, con prevalenza maschile nel gruppo VLO (65.1%, p=0.044). La coorte presentava elevato carico di comorbidità (media di 3,07 per paziente), dominato da ipertensione (51,6%) e malattie cardiovascolari (36,9%). L'esordio con forma generalizzata (GMG) è forte predittore della necessità di terapie di salvataggio (IVIg/PLEX) all'oculare (OMG) (p&lt;0,0001). La terapia standard ha indotto uno spostamento statisticamente significativo verso una minore gravità clinica (test di Wilcoxon, p&lt;0,00007), ma piridostigmina e azatioprina hanno mostrato limiti di tollerabilità. Per quanto riguarda i biologici, gli inibitori del C5 hanno mostrato un alto tasso di mantenimento (75%) e stabilità clinica,mentre Efgartigimod, usato in 6 pazienti refrattari MGFA IIIb–V, ha mostrato beneficio in 4 casi, con due trattamenti ancora attivi e due sospensioni dopo risposta favorevole;due pazienti hanno interrotto per eventi avversi Conclusioni:LOMG e VLOMG costituiscono entità cliniche distinte. La loro gestione richiede approcci personalizzati.; Introduction: Myasthenia Gravis (MG) is shifting toward older populations. In Late-onset (LO, &gt; 50 years) and Very-Late Onset (VLO, &gt;65 years) patients, frailty, multimorbidity and polypharmacy complicate the application of standard protocols, often validated in younger cohorts. Objectives:to characterize the demographic, clinical, immunological and therapeutic profile of late onset MG cohort, comparing LO and VLO and evaluating clinical course, need for rescue therapies, tolerability of conventional treatments and response to biologics.  Methods: this retrospective, observational, single-center study included 122 MG patients followed at the neuromuscular outpatient clinic of the IRCCS Policlinico San Martino Hospital in Genoa. Demographic data, antibody profile, comorbidities, clinical phenotype, MGFA/MGFA-PIS classes, relapses, myasthenic crises and treatments were analyzed. Results: Mean age at onset was 68 ± 9.5 years, with a male majority in the VLO group (61.5%, p=0.044). The cohort showed a high comorbidity burden (mean 3.07 per patient), dominated by hypertension (51.6%) and cardiovascular disease (36.9%). Generalized onset (GMG) was a strong predictor of rescue therapy need (IVIg/PLEX) compared to ocular onset (OMG) (p&lt;0.0001). Standard therapy induced a statistically significant downward shift in clinical severity (Wilcoxon signed-ranked test, p&lt;0.00007), but pyridostigmine and azathioprine showed relevant tolerability limitations. Among biologics, C5 inhibitors showed high retention (75%) and clinical stability, while Efgartigimod, used in 6 refractory MGFA IIIb–V patients, showed clinical benefit in 4 cases, with two ongoing treatments and two discontinuations after favorable response; two patients stopped because of adverse events or infection. 
Conclusions: LOMG and VLOMG are unique clinical entities. Their management requires a personalized and multidisciplinary approach, balancing disease control, geriatric frailty and therapeutic safety.
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<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-07-06T00:00:00Z</dc:date>
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<title>L’andamento della copertura vaccinale antinfluenzale nel personale sanitario: 7 anni di esperienza presso l’ IRCCS AOM Ospedale Policlinico San Martino di Genova</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16062</link>
<description>L’andamento della copertura vaccinale antinfluenzale nel personale sanitario: 7 anni di esperienza presso l’ IRCCS AOM Ospedale Policlinico San Martino di Genova
Mazza, Luca &lt;1995&gt;
Introduzione: Secondo il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale gli operatori sanitari sono considerati tra i soggetti a rischio a cui raccomandare la vaccinazione antiinfluenzale. Questo studio analizza l’andamento della copertura vaccinale antinfluenzale per il personale sanitario dell’IRCCS AOM Ospedale Policlinico San Martino di Genova dal 2019/2020 al 2025/2026

Metodi: E’ stato condotto uno studio osservazionale  retrospettivo, che ha preso in considerazione le coperture vaccinali antinfluenzali degli operatori sanitari durante le stagioni incluse nel periodo di studio. Per ciascuna stagione è stata calcolata la copertura vaccinale come rapporto tra il numero di operatori vaccinati e il totale degli operatori. Inoltre sono state considerate le coperture stratificate per età, sesso e professione (medico, infermiere o altro)

Risultati: Dopo il picco di vaccinazioni della Stagione 2020/2021 (41,7%), la copertura è andata diminuendo in ogni stagione, per poi assestarsi intorno al 16% nelle ultime tre stagioni analizzate . Per quanto riguarda le professioni considerate, i medici risultano la categoria con la percentuale di vaccinazione più alta in tutti gli anni considerati, seguiti dagli infermieri e dagli appartenenti alla categoria definita “altro”. L’età media e mediana dei vaccinati sono state più alte nel 2020 (media 48 mediana 51). I tassi di copertura nel personale maschile sono sempre stati più alti che in quello femminile tranne nell’ultimo anno analizzato

Conclusioni: Nonostante l’elevata adesione della stagione 2020/2021, i tassi di copertura vaccinale antinfluenzale nelle sette stagioni analizzate sono sempre stati molto inferiori alla percentuale del 75% stabilita dall’OMS e dal Ministero della salute, andando a diminuire di stagione in stagione. Il progressivo calo osservato dopo la fase pandemica suggerisce a necessità di rafforzare le strategie di promozione vaccinale in ambito ospedaliero.; Introduction: According to the National Vaccination Prevention Plan, healthcare workers are considered at-risk individuals for whom influenza vaccination is recommended. This study analyzes influenza vaccination coverage trends among healthcare personnel at IRCCS AOM Ospedale Policlinico San Martino in Genoa from 2019/2020 to 2025/2026. 

 

Methods: A retrospective observational study was conducted examining influenza vaccination coverage among healthcare workers across all seasons in the study period. For each season, coverage was calculated as the ratio of vaccinated to total eligible workers, and stratified by age, sex, and profession (physician, nurse, or other). 

 

Results: Following the peak in 2020/2021 (41.7%), coverage declined each season, stabilizing at around 16% in the last three seasons. Physicians showed the highest vaccination rates across all years, followed by nurses and the “other” category. Mean and median age of vaccinated workers were higher in 2020 (mean 48, median 51). Male staff consistently showed higher coverage than female staff, except in the last year analyzed. 

 

Conclusions: Despite the high uptake in 2020/2021, influenza vaccination coverage across all seven seasons remained well below the 75% target set by the WHO and the Ministry of Health, declining season after season. The progressive decrease following the pandemic phase highlights the need to strengthen vaccination promotion strategies in the hospital setting.
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<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-07-06T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Caratterizzazione clinica e strumentale dello spettro fenotipico associato a RFC1 nella sindrome CANVAS</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16061</link>
<description>Caratterizzazione clinica e strumentale dello spettro fenotipico associato a RFC1 nella sindrome CANVAS
Bianchi, Matilde &lt;2000&gt;
Introduzione: La CANVAS (Cerebellar Ataxia, Neuropathy, Vestibular Areflexia Syndrome) è una sindrome neurodegenerativa a esordio tardivo, definita dalla triade di atassia cerebellare, neuronopatia sensitiva e areflessia vestibolare bilaterale. È causata più frequentemente da espansione pentanucleotidica nell’introne 2 del gene RFC1.
Obiettivi: Caratterizzare lo spettro fenotipico della CANVAS/malattia RFC1-correlata in pazienti con diagnosi genetica.
Metodi: Valutazione clinica multidisciplinare comprendente esame neurologico, studi neurofisiologici e autonomici, analisi delle piccole fibre (Sudoscan, potenziali evocati nocicettivi, biopsia cutanea), valutazione neuropsicologica, EEG, RM encefalo con sub-segmentazione cerebellare e [¹⁸F]FDG-PET.
Risultati: 22 pazienti (14 maschi), età media 70,9 anni, durata 12,3 anni. Tosse secca cronica nel 100%. Tutti presentavano neuropatia sensitiva assonale non lunghezza-dipendente; 31,8% con denervazione e 18,2% con rallentamento della conduzione centrale motoria. Coinvolgimento delle piccole fibre diffuso: IENFD ridotta in tutti le biopsie, potenziali nocicettivi assenti in circa metà dei casi e Sudoscan alterato nel 62,5%. La valutazione neuropsicologica (n=11) mostra deficit nel 63,6%, soprattutto memoria episodica, fluenza e funzioni esecutive. MRI con coinvolgimento del lobulo X, vermis posteriore e lobulo V, con possibile interessamento del VIIb. La FDG-PET (n=9) mostra ipometabolismo cerebellare nel 33,3%.
Conclusioni: La malattia RFC1-correlata è uno spettro multisistemico oltre la triade classica, con frequente coinvolgimento autonomico, delle piccole fibre e cognitivo. Segni di motoneurone non escludono la diagnosi. Un protocollo valutativo esteso è necessario per definirne la complessità.; Introduction: CANVAS (Cerebellar Ataxia, Neuropathy, Vestibular Areflexia Syndrome) is a late-onset neurodegenerative disorder defined by the triad of cerebellar ataxia, sensory neuronopathy, and bilateral vestibular areflexia. It is most commonly caused by a pentanucleotide expansion in intron 2 of the RFC1 gene.
Objectives: To characterize the phenotypic spectrum of CANVAS/RFC1-related disease in genetically confirmed patients.
Methods: Multidisciplinary clinical assessment including neurological examination, neurophysiological and autonomic studies, evaluation of small fiber involvement (Sudoscan, nociceptive evoked potentials, skin biopsy), neuropsychological testing, EEG, brain MRI with cerebellar sub-segmentation, and [¹⁸F]FDG-PET.
Results: Twenty-two patients (14 males), mean age 70.9 years and disease duration 12.3 years, were included. Chronic dry cough was present in 100% of cases. All patients showed non-length-dependent axonal sensory neuropathy; 31.8% had denervation and 18.2% exhibited central motor conduction slowing. Diffuse small fiber involvement was observed: IENFD was reduced in all biopsies, nociceptive potentials were absent in approximately half of the cases, and Sudoscan was abnormal in 62.5%. Neuropsychological assessment (n=11) revealed deficits in 63.6%, mainly affecting episodic memory, verbal fluency, and executive functions. MRI showed involvement of lobule X, the posterior vermis, and lobule V, with possible involvement of lobule VIIb. FDG-PET (n=9) demonstrated cerebellar hypometabolism in 33.3% of cases.
Conclusions: RFC1-related disease represents a multisystem spectrum beyond the classic triad, with frequent autonomic, small fiber, and cognitive involvement. Motor neuron signs do not exclude the diagnosis. An extended evaluation protocol is necessary to fully characterize its complexity.
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<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-07-06T00:00:00Z</dc:date>
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