<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0">
<channel>
<title>Scuola di Specializzazione</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/4905</link>
<description/>
<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 10:34:22 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-04-16T10:34:22Z</dc:date>
<item>
<title>L’ ex cimitero del Comune di Carasco (GE): dall’analisi conoscitiva e diagnostica al progetto di restauro e valorizzazione.</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15572</link>
<description>L’ ex cimitero del Comune di Carasco (GE): dall’analisi conoscitiva e diagnostica al progetto di restauro e valorizzazione.
Mondin, Chiara &lt;1991&gt;
Il presente lavoro ha come oggetto l’ex cimitero di Carasco (GE) e si propone di approfondirne la conoscenza storico-architettonica, analizzarne lo stato di conservazione e definire un progetto di restauro e rifunzionalizzazione coerente con i principi della tutela e valorizzazione del patrimonio.
La prima parte della ricerca è dedicata all’analisi conoscitiva e diagnostica del complesso, attraverso lo studio delle fonti storiche, il rilievo diretto e l’impiego di tecnologie avanzate, tra cui il laser scanner, che ha consentito di acquisire un modello tridimensionale dettagliato dello stato attuale. Particolare attenzione è stata rivolta all’individuazione dei fenomeni di degrado, sia strutturali sia materici, al fine di comprendere le principali criticità e i processi di deterioramento. Tale fase è stata integrata da indagini sperimentali sui materiali in opera, condotte in collaborazione con laboratori universitari, contribuendo a definire un quadro conoscitivo solido e articolato.
La seconda parte è incentrata sul progetto di restauro e valorizzazione, finalizzato alla conservazione del complesso e alla sua riconversione in parco pubblico. Gli interventi proposti mirano a risolvere le problematiche conservative, salvaguardando i valori storici e testimoniali del sito, e a introdurre funzioni compatibili capaci di incrementarne la fruibilità e ad aiutarne la valorizzazione.
Nel complesso, il lavoro propone un approccio integrato che coniuga conservazione e uso contemporaneo, evidenziando il ruolo del restauro come strumento di riattivazione del patrimonio e sottolineando l’importanza di un metodo progettuale fondato su un’analisi preliminare approfondita.; This study focuses on the former cemetery of Carasco (Genoa, Italy) and aims to deepen its historical and architectural knowledge, assess its state of conservation, and develop a restoration and adaptive reuse project consistent with the principles of heritage protection and enhancement.
The first part of the research is devoted to the preliminary and diagnostic analysis of the complex, carried out through the study of historical sources, direct survey, and the use of advanced technologies, including laser scanning, which enabled the acquisition of a detailed three-dimensional model of the current condition. Particular attention was given to identifying both structural and material decay phenomena in order to understand the main critical issues and deterioration processes. This phase was further supported by experimental investigations on in-situ materials, conducted in collaboration with university laboratories, contributing to the definition of a comprehensive and reliable knowledge framework.
The second part focuses on the restoration and enhancement project, aimed at the conservation of the complex and its conversion into a public park. The proposed interventions address the identified conservation issues, while preserving the historical and testimonial values of the site and introducing compatible functions intended to improve its usability and overall enhancement.
Overall, the study proposes an integrated approach that combines conservation with contemporary use, highlighting the role of restoration as a tool for heritage reactivation and emphasizing the importance of a design methodology grounded in thorough preliminary analysis.
</description>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/15572</guid>
<dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
</item>
<item>
<title>La Centrale T.E.F.I.P.: Il "motore" dell'ex stabilimento industriale di Ferrania (SV). Conoscenza, conservazione, riuso.</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15569</link>
<description>La Centrale T.E.F.I.P.: Il "motore" dell'ex stabilimento industriale di Ferrania (SV). Conoscenza, conservazione, riuso.
Mauri, Sara &lt;1990&gt;
La Centrale T.E.F.I.P. (Centrale Termo-Elettrica, Frigorifera, Idrica e Pneumatica) dell’ex stabilimento industriale di Ferrania, a Cairo Montenotte (SV), era l’edificio destinato alla produzione e distribuzione dei servizi energetici e tecnologici a supporto del complesso per la fabbricazione di pellicole fotografiche, cinematografiche e radiografiche. Realizzata negli anni Venti e ampliata nel tempo in relazione all’evoluzione degli impianti, la Centrale restituisce con chiarezza il rapporto tra architettura e organizzazione del processo produttivo. Da essa si irradiava la rete tecnica – energia elettrica, vapore, aria compressa e fluido refrigerante – che, attraverso un sistema di gallerie sotterranee, alimentava i reparti, configurandola come il “motore” dello stabilimento. La tesi si sviluppa nell’ambito del progetto di ricerca Land-In-Pro e si concentra sulla Centrale con l’obiettivo di definire una proposta progettuale che metta in relazione conoscenza, conservazione e gestione delle trasformazioni. A partire dall’inquadramento storico e territoriale, dall’analisi delle fonti documentarie, dal rilievo e dallo studio dei caratteri costruttivi e dei fenomeni di degrado, la tesi ricostruisce le trasformazioni costruttive e impiantistiche che ne hanno definito la configurazione attuale. Oggi la Centrale si colloca in un contesto segnato dalla dismissione di gran parte degli stabili e da una tutela che ha interessato solo alcuni manufatti. In questo scenario, l’edificio assume un ulteriore significato: se in origine rappresentava il motore della fabbrica, nel progetto diventa “motore” della riattivazione e della riappropriazione del sito. La proposta è dunque orientata non solo alla conservazione della consistenza materiale storica e al riuso della Centrale, ma anche alla sua riattivazione, assumendola come elemento capace di restituire leggibilità al sito nel suo complesso e di innescare una riflessione più ampia sul futuro dell’ex stabilimento.; The T.E.F.I.P. power station of the former Ferrania plant, in Cairo Montenotte (SV), was the building responsible for producing and distributing the energy and technical services that supported the manufacture of photographic, cinematographic, and radiographic film. Built in the 1920s and later expanded in response to the evolution of technical systems, it clearly reveals the relationship between architecture and the organization of the production process. From this building radiated the technical network – electric power, steam, compressed air, and refrigerant fluids – which, through underground galleries, supplied the various departments, making it the “driving force” of the industrial complex. Developed within the framework of the Land-In-Pro research project, the thesis focuses on the T.E.F.I.P. power station with the aim of defining a design proposal that brings together knowledge, conservation, and proper management of change. Drawing on the historical and territorial framework, documentary sources, survey data, and the analysis of construction features and decay phenomena, the thesis reconstructs the building and technological transformations that shaped its current configuration. Today, the power station stands within a context marked by the decommissioning of most of the buildings and by a selective protection that has involved only some elements of the site. In this scenario, the building takes on an additional meaning: while it originally served as the technical driving force of the factory, within the proposed project it becomes the “driving force” behind the site’s reactivation and reappropriation. The proposal is, therefore, directed not only towards conserving the building’s historic material consistency and enabling its reuse, but also towards its reactivation, reframing it as an element capable of restoring legibility to the site as a whole and of prompting a broader reflection on the future of the former industrial complex.
</description>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/15569</guid>
<dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
</item>
<item>
<title>Il Ninfeo di Palazzo Balbi Senarega a Genova - Progetto di restauro conservativo</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15567</link>
<description>Il Ninfeo di Palazzo Balbi Senarega a Genova - Progetto di restauro conservativo
Bertamino, Caterina &lt;1997&gt;
Il lavoro affronta lo studio e il progetto di restauro conservativo del Ninfeo di Palazzo Balbi Senarega a Genova: complesso architettonico inserito nel sistema dei palazzi di Strada Nuova. Il lavoro si sviluppa a partire da un’approfondita analisi del contesto storico e urbanistico, con particolare attenzione alle trasformazioni che hanno interessato l’area di via Balbi e di Piazza Inferiore del Roso. La ricerca ricostruisce la genesi del palazzo e del giardino, soffermandosi sul ruolo del ninfeo quale elemento scenografico all’interno della cultura architettonica e paesaggistica dell’età barocca. Lo studio si inserisce inoltre in una più ampia riflessione sui ninfei e grotte artificiali nel contesto genovese, analizzandone origini e caratteri tipologici nell’ambito dei giardini tra XVI e XVII sec. La parte centrale del lavoro è dedicata alla fase conoscitiva del manufatto: l’analisi dello stato di conservazione ha evidenziato come le principali criticità siano legate all’elevata umidità ambientale e alla scarsa ventilazione, nonché all’esposizione del giardino e alla presenza di infiltrazioni e percolazioni meteoriche, aggravate nel tempo dalla carenza di manutenzione dei sistemi di smaltimento delle acque. A partire da questo quadro conoscitivo vengono definiti i criteri di intervento, orientati ai principi del restauro conservativo e alla salvaguardia della materia storica, nel rispetto della disciplina del restauro architettonico. Il progetto individua gli interventi mirati alla mitigazione delle cause di degrado, al consolidamento delle superfici e alla conservazione degli apparati materici e decorativi, con l’obiettivo di garantire la durabilità del manufatto e di restituirne la leggibilità storico-architettonica, evidenziando al contempo la necessità di ulteriori approfondimenti diagnostici finalizzati a indagare con maggiore precisione le cause del degrado. Il lavoro si propone infine di suggerire alcune linee di indirizzo per la valorizzazione del Ninfeo.; This work addresses the study and the conservation restoration project of the Nymphaeum of Palazzo Balbi Senarega in Genoa, an architectural complex included within the system of the Strada Nuova palaces. The research develops from an in-depth analysis of the historical and urban context, with particular attention to the transformations affecting the area of Via Balbi and Piazza Inferiore del Roso. It reconstructs the genesis of the palace and its garden, focusing on the role of the nymphaeum as a scenographic element within Baroque architectural and landscape culture.The study is also framed within a broader reflection on nymphaea and artificial grottoes in the Genoese context, analyzing their origins and typological characteristics within garden design between the 16th and 17th centuries.The central part of the work is devoted to the knowledge phase of the structure: the analysis of the state of conservation has highlighted that the main critical issues are related to high environmental humidity and poor ventilation, as well as to the exposure of the garden and the presence of infiltration and rainwater percolation, worsened over time by the lack of maintenance of the water drainage systems.Based on this knowledge framework, the intervention criteria are defined, oriented towards the principles of conservation restoration and the safeguarding of historic fabric, in accordance with the discipline of architectural restoration. The project identifies targeted interventions aimed at mitigating the causes of decay, consolidating surfaces, and preserving material and decorative elements, with the objective of ensuring the durability of the structure and restoring its historical and architectural legibility, while also highlighting the need for further diagnostic investigations to more precisely determine the causes of deterioration.Finally, the work proposes a set of guidelines for the enhancement of the Nymphaeum.
</description>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/15567</guid>
<dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
</item>
<item>
<title>HETECO: trial randomizzato e prospettico per definire la migliore strategia di follow-up nei pazienti affetti da carcinoma squamoso del distretto testa-collo nel setting curativo</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/14823</link>
<description>HETECO: trial randomizzato e prospettico per definire la migliore strategia di follow-up nei pazienti affetti da carcinoma squamoso del distretto testa-collo nel setting curativo
Gili, Riccardo &lt;1995&gt;
Background
I dati disponibili riguardo il corretto follow-up (FUP) per il carcinoma squamocellulare della testa e del collo (HNSCC) sono contrastanti. Questo studio mira a valutare la migliore strategia di FUP nei pazienti (pz) con HNSCC trattati con intento curativo.
Metodi
Abbiamo condotto uno studio prospettico randomizzato 1:1 su pz con HNSCC in stadio localmente avanzato (AJCC 7ª edizione) trattati con (chemo)radioterapia (C)RT definitiva oppure con chirurgia + (C)RT adiuvante, con imaging negativo a 6 mesi dalla fine del trattamento.
Nel braccio non intensivo (NINa), i pazienti ricevevano FUP clinico (cFUP) (visita clinica + endoscopia del distretto testa-collo + telefonata per valutare segni/sintomi tra una visita e l’altra).
Nel braccio radiologicamente intensivo (RINa), i pazienti effettuavano lo stesso cFUP (senza telefonata) + imaging radiologico (risonanza magnetica/TAC del distretto testa-collo due volte l’anno per i primi 24 mesi, poi una volta l’anno).
I pazienti con età &gt; 50 anni e forti fumatori (&gt; 20 pack/years) ricevevano una PET annuale per i primi 3 anni nel braccio RINa e una TAC del torace nel braccio NINa.
Risultati
A causa del basso arruolamento, lo studio è stato interrotto prematuramente dopo l’inclusione di 160 pazienti tra il 2014 e il 2019, con un FUP mediano di 61 (53–72) mesi.
Nel NINa, la sopravvivenza globale (OS) a 5 anni era 71,7% (IC 95% 61,6–83,5) vs 70,5% (IC 95% 60,3–82,3) nel RINa (HR 0,84; IC 95% 0,47–1,52; p=0,58).
La mortalità specifica per cancro (CSM) a 5 anni era rispettivamente del 24% (14%–35%) e 27% (17%–38%) (HR 0,96; IC 95% 0,51–1,81; p=0,96).
Il tempo mediano per rilevare un secondo tumore primitivo era 49,2 mesi nel NINa vs 52,8 mesi nel RINa, senza differenze in termini di sopravvivenza.
Conclusione
NINa e RINa non hanno mostrato differenze in termini di OS e CSM, suggerendo che la valutazione radiologica potrebbe essere non necessaria nei pazienti asintomatici.; Background
The available data regarding the proper timing and strategy of follow-up (FUP) for head and neck squamous cell carcinoma (HNSCC) is unclear and conflicting. We aimed at assessing the best FUP strategy in curatively treated HNSCC patients (pts). 
Methods
We conducted a prospective, 1:1 randomized trial, in locally advanced (AJCC 7th edition) HNSCC pts treated with definitive (chemo)radiotherapy (C)RT or surgery + adjuvant (C)RT, with a negative radiological assessment (RA) 6 months after the end of treatment.
In the non-Intensive arm (NINa) pts received clinical FUP (clinical examination + HN endoscopy + phone call to assess signs/symptoms in-between the visits). In the Radiological INtensive arm (RINa) pts had the same clinical FUP (without phone call) + RA (magnetic resonance imaging/computed tomography (CT) of the HN twice a year for the first 24 months than once a year. Pts aged &gt; 50 years and heavy smokers (&gt; 20 pack/year) received a positron emission tomography annually for the first 3 years in the RINa and a lung CT in the NINa.
A logistic regression model was constructed: treatment arm was the dependent variable and human papilloma virus status the covariate. Inverse probability weighting was used to generate the propensity score.
Results
Due to low accrual, the trial was prematurely stopped after enrolment of 160 pts, between 2014 and 2019, with a median FUP of 61 (53 - 72) months. In the NINa, the 5-year overall survival (OS) was 71.7% (95% CI 61.6 - 83.5) vs 70.5% (95% CI 60.3 - 82.3) in the RINa (HR 0.84, 95% CI 0.47 - 1.52, p 0.58). The 5-year Cancer Specific Mortality (CSM) was 24% (14% – 35%) and 27% (17% - 38%) (HR 0.96, 95% CI 0.51 – 1.81, p 0.96), respectively.
The median time to detect a 2ⁿᵈ primary tumor was 49.2 months in the NINa vs 52.8 months in the RINa, with no differences regarding survival.
Conclusion
NIN and RIN FUP showed no differences in terms of OS and CSM, suggesting that RA may be unnecessary in asymptomatic pts.
</description>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/14823</guid>
<dc:date>2026-02-11T00:00:00Z</dc:date>
</item>
</channel>
</rss>
