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<title>Scuola di Specializzazione</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/4905</link>
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<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 05:59:18 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-07-14T05:59:18Z</dc:date>
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<title>TC con distensione gastrica gassosa: caratterizzazione e stadiazione loco-regionale delle lesioni epiteliali e sottoepiteliali dello stomaco</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15912</link>
<description>TC con distensione gastrica gassosa: caratterizzazione e stadiazione loco-regionale delle lesioni epiteliali e sottoepiteliali dello stomaco
Veratti, Carolina &lt;1995&gt;
Nel periodo gennaio 2025-marzo 2026 presso l’Ospedale di Livorno è stato condotto uno studio prospettico di accuratezza diagnostica volto a valutare l’efficacia della TC con mezzo di contrasto previa distensione gastrica gassosa nella stadiazione cTNM del carcinoma gastrico e nella caratterizzazione delle lesioni sottoepiteliali dello stomaco. I reperti TC sono stati confrontati come Gold Standard con la diagnosi istopatologica definitiva e con la laparoscopia esplorativa e, in alcuni casi, con ecografica endoscopica (EUS). Sono stati inclusi 34 pazienti (età media 63 anni, range 41–82; 19M/15F) con sospetto/diagnosi di lesione gastrica parietale; sono stati riscontrati 21 carcinomi (61,8%) (diagnosi finali: 2 cT0, N0, M0; 1 cT2, N+, M0; 4 cT2, N0, M0; 8 cT3, N+, M0; 2 cT4a, N0, M0; 2 cT4a, N+, M1; 1 cT4b, N+, M0; 1 cT4b, N+, M0) e 13 lesioni sottoepiteliali (38,2%) (diagnosi finali: 10 GIST, 1 leiomioma, 1 lipoma, 1 Schwannoma). La distensione gastrica è risultata completa e ottimale nel 70,6% dei pazienti (24 casi su 34) e comunque diagnostica in tutti i casi, consentendo anche l’elaborazione di gastroscopia virtuale. Per i carcinomi, l’accuratezza globale della stadiazione TC è stata del 71,4% (15 su 21 casi), con overstaging del 9,5% (2 casi su 21) e understaging del 19% (4 casi su 21). Gli errori principali hanno riguardato la limitata capacità TC di identificare i tumori T1 e differenziare dunque T1a e T1b, dove invece EUS è più sensibile, e la difficoltà in alcuni casi di individuare la carcinosi peritoneale occulta (2 casi inizialmente classificati M0 e poi risultati M1 alla laparoscopia esplorativa), in linea con le linee guida Europee che raccomandano la laparoscopia esplorativa in tutti i casi N+. Nelle lesioni sottoepiteliali, la TC ha fornito una valutazione utile di sede, estensione, tipo di crescita ed enhancement, ma con limiti nel definire lo strato di origine, confermando il ruolo complementare dell’EUS per la loro caratterizzazione.; Between January 2025 and March 2026, a prospective diagnostic accuracy study was conducted at Livorno Hospital to assess the effectiveness of contrast-enhanced CT with previous gas distension of the stomach in the cTNM staging of gastric cancer and in the characterization of subepithelial lesions of the stomach. CT findings were compared, as the Gold Standard, with the definitive histopathological diagnosis and exploratory laparoscopy and, in some cases, with endoscopic ultrasound (EUS). 34 patients were included (mean age 63 years, range 41–82; 19M/15F) with suspected or diagnosed parietal gastric lesions; 21 carcinomas (61.8%) were identified (final diagnoses: 2 cT0, N0, M0; 1 cT2, N+, M0; 4 cT2, N0, M0; 8 cT3, N+, M0; 2 cT4a, N0, M0; 2 cT4a, N+, M1; 1 cT4b, N+, M0; 1 cT4b, N+, M0) and 13 subepithelial lesions (38.2%) (final diagnoses: 10 GISTs, 1 leiomyoma, 1 lipoma, 1 Schwannoma). Gastric distension was complete and optimal in 70.6% of patients (24 out of 34 cases) and was diagnostic in all cases, also allowing virtual gastroscopy reconstruction. For carcinomas, the overall accuracy of CT staging was 71.4% (15 out of 21 cases), with overstaging of 9.5% (2 out of 21 cases) and understaging of 19% under-staging (4 out of 21 cases). The main errors concerned the limited ability of CT to identify T1 tumors and to differentiate T1a from T1b, an area where EUS is more sensitive, and to the difficulty in some cases of detecting occult peritoneal carcinomatosis (2 cases initially classified as M0 but subsequently found to be M1 at exploratory laparoscopy), in line with European guidelines recommending exploratory laparoscopy in all N+ cases. In subepithelial lesions, CT provided a useful assessment of location, extent, growth pattern and enhancement, but with limitations in defining the layer of origin, confirming the complementary role of EUS in their characterization.
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<pubDate>Mon, 18 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/15912</guid>
<dc:date>2026-05-18T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Legamento rotondo in risonanza magnetica: punto di repere anatomico per l’identificazione dei corni rudimentali nell’aplasia mülleriana e nell’utero unicorne</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15911</link>
<description>Legamento rotondo in risonanza magnetica: punto di repere anatomico per l’identificazione dei corni rudimentali nell’aplasia mülleriana e nell’utero unicorne
Marchetti, Arianna &lt;1995&gt;
Scopo
Nelle pazienti con aplasia mülleriana e utero unicorne, l’identificazione dei residui mülleriani, in particolare dei corni uterini rudimentali, è clinicamente rilevante per le possibili complicanze associate. Obiettivo dello studio è valutare la prevalenza e le caratteristiche RM dei residui mülleriani nelle anomalie congenite mülleriane e analizzare il valore diagnostico del legamento rotondo quale punto di repere anatomico per l’identificazione dei corni rudimentali.
Materiali e Metodi
È stata eseguita una revisione retrospettiva degli esami di risonanza magnetica di 28 pazienti con sospette anomalie congenite mülleriane. I residui mülleriani sono stati analizzati per presenza e morfologia, con particolare attenzione al rapporto con il legamento rotondo. Sono state inoltre valutate eventuali anomalie associate vaginali, ovariche, renali e scheletriche.
Risultati
Sono stati identificati 31 corni uterini rudimentali su 44 sedi valutate, inclusi 9 casi bilaterali in pazienti con aplasia mülleriana. Una cavità endometriale funzionante non comunicante era presente in 12 corni rudimentali. Nella maggior parte dei casi è stata dimostrata una continuità diretta tra corno rudimentale e legamento rotondo; nei casi in cui il corno non era direttamente identificabile, era frequentemente presente una banda fibrosa connessa al legamento rotondo. Ovaie con follicoli risultavano spesso adiacenti ai corni rudimentali.
Conclusioni
La risonanza magnetica consente un’identificazione accurata dei residui mülleriani nelle anomalie uterine congenite. Il tracciamento del decorso del legamento rotondo dal canale inguinale alla pelvi facilita l’identificazione o l’esclusione affidabile di piccoli corni rudimentali. Il legamento rotondo rappresenta pertanto un valido reperto anatomico per il riconoscimento dei corni uterini rudimentali, migliorando l’accuratezza diagnostica e supportando la pianificazione clinico-chirurgica.; Purpose 
In patients with Müllerian aplasia and unicornuate uterus, the identification of Müllerian remnants, particularly rudimentary uterine horns, is clinically relevant due to possible complications. The aim of our work is to evaluate the prevalence and MRI characteristics of Müllerian remnants in patients with Müllerian anomalies and specifically investigate the diagnostic value of the round ligament as an anatomical landmark for the identification of rudimentary uterine horns. 
Materials and Methods 
A retrospective review of MRI examinations of 28 patients with suspected congenital Müllerian anomalies was performed.  Müllerian remnants were analysed for presence and morphology, with particular attention to their relationship with the round ligament. Associated vaginal, ovarian, renal and skeletal anomalies were also assessed. 
Results 
31 rudimentary uterine horns were identified across 44 evaluated sites, including 9 bilateral cases in patients with Müllerian aplasia. A non-communicating functioning endometrial cavity was present in 12 rudimentary horns. In most cases, a direct continuity between the rudimentary horn and the round ligament was demonstrated; when the horn was not directly identifiable, a fibrous band connected to the round ligament was frequently observed.  Ovaries with follicles were commonly located adjacent to rudimentary horns.  
Conclusion 
MRI enables accurate identification and characterisation of Müllerian remnants in congenital uterine anomalies. Tracking the course of the round ligament from the inguinal canal into the pelvis facilitated the detection or confident exclusion of small rudimentary horns.  Indeed, the round ligament represents a reliable and practical anatomical landmark for detecting small rudimentary uterine horns, improving diagnostic confidence and supporting appropriate clinical and surgical decision-making.
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<pubDate>Mon, 18 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-05-18T00:00:00Z</dc:date>
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<title>L’allestimento di Orlando Grosso al Museo di Sant’Agostino di Genova (1939): ricostruzione e analisi attraverso le fonti fotografiche.</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15909</link>
<description>L’allestimento di Orlando Grosso al Museo di Sant’Agostino di Genova (1939): ricostruzione e analisi attraverso le fonti fotografiche.
Marzullo, Alessia &lt;1997&gt;
L’allestimento museale rappresenta un documento storico a tutti gli effetti, la cui conservazione risulta tuttavia problematica a causa delle continue trasformazioni che interessano le istituzioni museali. La presente ricerca è dedicata alla ricostruzione e all’analisi dell’allestimento progettato da Orlando Grosso per il Museo di Sant’Agostino di Genova, inaugurato nel 1939 all’interno dell’antico complesso agostiniano. L’indagine si è proposta di ricostruire, per quanto possibile, la configurazione originaria del museo e di comprendere i principi museografici che ne guidarono la realizzazione. A tale scopo è stata approfondita non solo la figura di Orlando Grosso e il suo ruolo nella tutela e valorizzazione del patrimonio genovese, ma anche la storia del complesso di Sant’Agostino, analizzandone le trasformazioni architettoniche e funzionali dalle origini medievali fino agli interventi di recupero che ne permisero la conversione in sede museale. La ricerca si è basata sullo studio della documentazione archivistica, delle fotografie storiche conservate presso l’Archivio Fotografico Comunale e l’archivio del museo e sul confronto con l’inventario della collezione. Questo lavoro ha consentito di ricostruire parzialmente la disposizione delle opere e l’organizzazione degli spazi espositivi, nonché di identificare numerosi manufatti presenti nell’allestimento originario. L’analisi ha evidenziato come il progetto di Grosso non fosse fondato su un rigoroso criterio cronologico, ma piuttosto sulla valorizzazione della provenienza delle opere e sulla conservazione di nuclei accomunati da una medesima origine. La ricerca contribuisce a colmare una lacuna negli studi dedicati all’attività museografica di Orlando Grosso e restituisce una lettura del Museo di Sant’Agostino del 1939 come un progetto culturale volto alla conservazione e alla trasmissione della memoria storica e artistica della città.; Museum displays constitute historical documents in their own right, although their preservation is often challenged by the continuous transformations affecting museum institutions. This research focuses on the reconstruction and analysis of the exhibition design created by Orlando Grosso for the Museum of Sant’Agostino in Genoa, inaugurated in 1939 within the former augustinian complex. The study aims to reconstruct, as far as possible, the museum’s original layout and to investigate the museographic principles that informed its design. To this end, the research examines not only Orlando Grosso’s role in the protection and promotion of genoese cultural heritage, but also the history of the Sant’Agostino complex, tracing its architectural and functional transformations from its medieval origins to the restoration works that enabled its conversion into a museum.
The research is based on the analysis of archival documentation, historical photographs preserved in the Municipal Photographic Archive and the museum archive, and a comparison with the museum inventory. This work has made it possible to partially reconstruct the arrangement of the artworks and the organization of the exhibition spaces, as well as to identify numerous objects displayed in the original installation. The analysis revealed that Grosso’s project was not based on a strictly chronological criterion, but rather on the enhancement of the provenance of the objects and the preservation of groups sharing a common origin. The study contributes to filling a gap in scholarship on Orlando Grosso’s museographic activity and offers a new interpretation of the Museum of Sant’Agostino as a cultural project aimed at preserving and transmitting the historical and artistic memory of the city.
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<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-06-29T00:00:00Z</dc:date>
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<item>
<title>Valutazione dell’applicazione dell’intelligenza artificiale&#13;
nella diagnostica del melanoma con focus su melanoma&#13;
sottile e non sottile</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15715</link>
<description>Valutazione dell’applicazione dell’intelligenza artificiale&#13;
nella diagnostica del melanoma con focus su melanoma&#13;
sottile e non sottile
Marruzzo, Giulia &lt;1991&gt;
Il presente studio ha valutato l’applicazione dell’intelligenza artificiale nella diagnostica dermoscopica del melanoma, con particolare focus sulla distinzione tra melanoma in situ e melanoma invasivo, confrontando le prestazioni dei modelli di IA con quelle di dermatologi esperti. 
Lo studio, condotto tra la Clinica Dermatologica dell’Università di Genova e la Divisione di Dermatologia dell’Ospedale San Bartolomeo di Sarzana, ha incluso 293 immagini dermoscopiche di melanomi confermati provenienti da 249 pazienti, di cui 161 melanomi in situ e 132 invasivi. 
Sono stati analizzati tre approcci sperimentali progressivamente più complessi: un primo metodo basato su estrazione manuale di caratteristiche radiomiche e classificazione mediante algoritmi di machine learning; un secondo fondato su estrazione automatica delle feature tramite CNN e classificazione con modelli tradizionali; un terzo basato su CNN pre-addestrata e successivo fine-tuning. 
Il primo approccio ha raggiunto un’accuratezza media del 54,26%, il secondo del 58,08% e il terzo del 63,95%, risultando il più performante. 
Tuttavia, quest’ultimo ha mostrato una marcata asimmetria delle prestazioni, con maggiore efficacia nel riconoscimento dei melanomi in situ (81,99%) rispetto ai melanomi invasivi (45,45%). 
I dermatologi esperti hanno ottenuto un’accuratezza complessiva leggermente inferiore (61,29%), ma una migliore capacità di identificare le forme invasive (64,74%). 
Tra i principali limiti dello studio rientrano la dimensione contenuta del campione, che aumenta il rischio di overfitting, e la composizione del dataset, ricco di melanomi in situ e di forme invasive pT1a, molto simili tra loro. 
I risultati indicano che l’IA rappresenta uno strumento promettente di supporto al dermatologo, ma non ancora sufficiente a sostituire il giudizio specialistico nella stima dell’invasività del melanoma.; This study evaluated the application of artificial intelligence in the dermoscopic diagnosis of melanoma, with a specific focus on distinguishing melanoma in situ from invasive melanoma, and compared the performance of AI models with that of expert dermatologists. 
Conducted at the Dermatology Clinic of the University of Genoa and the Dermatology Division of San Bartolomeo Hospital in Sarzana, the study included 293 dermoscopic images of histologically confirmed melanomas from 249 patients, including 161 melanomas in situ and 132 invasive melanomas. 
Three experimental approaches with increasing methodological complexity were assessed: a first method based on manual extraction of radiomic features followed by machine learning classification; a second method based on CNN-driven automatic feature extraction combined with traditional classifiers; and a third method based on a pre-trained CNN with subsequent fine-tuning. 
The first approach achieved a mean accuracy of 54.26%, the second 58.08%, and the third 63.95%, making it the best-performing model. 
However, the latter showed marked asymmetry, being much more effective in recognizing melanomas in situ (81.99%) than invasive melanomas (45.45%). 
Expert dermatologists achieved a slightly lower overall accuracy (61.29%), but showed a better ability to identify invasive lesions (64.74%). 
The main limitations of the study include the relatively small sample size, which increases the risk of overfitting, and the composition of the dataset, which was enriched in melanomas in situ and thin pT1a invasive melanomas, making the two classes particularly similar and difficult to distinguish. 
Overall, these findings suggest that AI applied to dermoscopy is a promising support tool, but not yet sufficient to replace specialist judgment in estimating melanoma invasiveness.
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<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/15715</guid>
<dc:date>2026-04-15T00:00:00Z</dc:date>
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