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<title>Tesi Post-Laurea</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/4904</link>
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<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:07:47 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-08-20T05:07:47Z</dc:date>
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<title>Impatto della frazione di eiezione del ventricolo sinistro sugli esiti cardiovascolari e renali nei pazienti ipertesi con malattia renale cronica non in dialisi</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16151</link>
<description>Impatto della frazione di eiezione del ventricolo sinistro sugli esiti cardiovascolari e renali nei pazienti ipertesi con malattia renale cronica non in dialisi
Cirillo, Giovanna &lt;1993&gt;
L’ipertensione rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per danno cardio-renale e morte prematura. Nei pazienti con malattia renale cronica (CKD), l’ipertensione è altamente prevalente e determina un incremento marcato del rischio di eventi cardiovascolari, progressione verso l’insufficienza renale terminale e mortalità. In questo elaborato vengono sintetizzati i principali meccanismi fisiopatologici che legano rene e controllo pressorio (relazione pressione–natriuresi, RAAS intrarenale, iperattivazione simpatica, disfunzione endoteliale, rigidità arteriosa, variabilità circadiana della pressione) e viene discussa in modo critico l’evidenza derivante da un recente studio di coorte prospettica su pazienti ipertesi con CKD non in dialisi, in cui la frazione di eiezione ventricolare sinistra(LVEF) si associa indipendentemente agli esiti cardio-renali anche quando compresa tra 50– 60% rispetto a &gt;60%. L’integrazione di fenotipi pressori (ABPM), marcatori renali (eGFR/albuminuria) e indici cardiaci (LVMI, LVEF) consente una stratificazione del rischio più fine e supporta un approccio terapeutico multimodale: restrizione sodica, blocco RAAS, controllo della rigidità arteriosa e della proteinuria, correzione dei fattori metabolici e monitoraggio dinamico della pressione. Lo studio analizzato rafforza il concetto di continuum cardio-renale e suggerisce che anche lievi riduzioni della LVEF sono clinicamente significative in CKD ipertesi.; Hypertension is the main modifiable risk factor for cardiorenal damage and premature death. In patients with chronic kidney disease (CKD), hypertension is highly prevalent and causes a markedly increased risk of cardiovascular events, progression to end-stage renal disease, and mortality. This paper summarizes the main pathophysiological mechanisms linking the kidney and blood pressure control (pressure-natriuresis relationship, intrarenal RAAS, sympathetic hyperactivation, endothelial dysfunction, arterial stiffness, circadian blood pressure variability) and critically discusses the evidence from a recent prospective cohort study of hypertensive patients with non- dialysis CKD, in which left ventricular ejection fraction (LVEF) is independently associated with cardiorenal outcomes even when between 50–60% compared to &gt;60%. The integration of blood pressure phenotypes (ABPM), renal markers (eGFR/albuminuria), and cardiac indices (LVMI, LVEF) allows for more refined risk stratification and supports a multimodal therapeutic approach: sodium restriction, RAAS blockade, control of arterial stiffness and proteinuria, correction of metabolic factors, and dynamic blood pressure monitoring. The analyzed study reinforces the concept of a cardio-renal continuum and suggests that even mild reductions in LVEF are clinically significant in hypertensive CKD.
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<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-07-13T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Il ruolo di miR-138 e del cluster miR-99a/let-7c nel carcinoma della vescica: significato prognostico e associazione con i sottotipi molecolari</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/16148</link>
<description>Il ruolo di miR-138 e del cluster miR-99a/let-7c nel carcinoma della vescica: significato prognostico e associazione con i sottotipi molecolari
Concardi, Margherita &lt;1996&gt;
Abstract

Obiettivo
Valutare il significato prognostico di miR-138 e del cluster miR-99a/let-7c e indagare la loro associazione con i sottotipi molecolari del carcinoma della vescica (BC).

Materiali e metodi
È stata analizzata una coorte retrospettiva di 109 campioni di tumore della vescica ottenuti mediante resezione transuretrale. I livelli di espressione dei microRNA sono stati quantificati mediante RT-qPCR e correlati con le variabili clinicopatologiche, gli esiti di sopravvivenza e i sottotipi molecolari.

Risultati
Un’elevata espressione di miR-138 è risultata significativamente associata a tumori a basso stadio e basso grado. Al contrario, un’aumentata espressione del cluster miR-99a/let-7c è stata osservata nei pazienti con carcinoma in situ e malattia multifocale. L’analisi della sopravvivenza ha mostrato che un’elevata espressione di miR-138 e bassi livelli di miR-let-7c erano associati a una più lunga sopravvivenza libera da progressione (p = 0,012 e p = 0,038, rispettivamente). Analogamente, un’elevata espressione di miR-138 e bassi livelli del cluster miR-99a/let-7c erano associati a una migliore sopravvivenza cancro-specifica (p &lt; 0,0001, p = 0,007 e p = 0,001, rispettivamente). Inoltre, il sottotipo luminale, caratterizzato da una prognosi favorevole, è risultato significativamente associato a una bassa espressione del cluster miR-99a/let-7c.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che miR-138 e il cluster miR-99a/let-7c possano rappresentare importanti biomarcatori prognostici nel carcinoma della vescica. I loro pattern di espressione sono associati ai sottotipi molecolari, supportando il loro potenziale ruolo nella stratificazione dei pazienti e nella gestione personalizzata.

Parole chiave: carcinoma della vescica; microRNA; espressione genica; marcatori prognostici; sottotipi molecolari.; Abstract  
Objective 
To evaluate the prognostic significance of miR-138 and the miR-99a/let-7c cluster and to 
investigate their association with molecular subtypes of bladder cancer (BC). 
Material and methods 
A retrospective cohort of 109 bladder tumor samples obtained by transurethral resection was 
analyzed. MicroRNA expression levels were quantified by RT-qPCR and correlated with 
clinicopathological variables, survival outcomes, and molecular subtypes. 
Results 
Higher miR-138 expression was significantly associated with low-stage and low-grade 
tumors. In contrast, increased expression of the miR-99a/let-7c cluster was observed in 
patients with carcinoma in situ and multifocal disease. Survival analysis showed that high 
miR-138 expression and low miR-let-7c levels were associated with longer progression-free 
survival (p=0.012 and p=0.038, respectively). Similarly, high miR-138 expression and low 
miR-99a/let-7c cluster levels were associated with improved cancer-specific survival 
(p&lt;0.0001, p=0.007, and p=0.001, respectively). Furthermore, the luminal subtype, 
characterized by a favorable prognosis, was significantly associated with low expression of 
the miR-99a/let-7c cluster. 
Conclusions 
The results suggest that miR-138 and miR-99a/let-7c clusters may serve as relevant 
prognostic biomarkers in BC. Their expression patterns are associated with molecular 
subtypes, supporting their potential role in patient stratification and personalized 
management. 
Keywords: Bladder cancer; microRNAs; Gene expression; Prognostic markers; Molecular 
subtypes.
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<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-07-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>TC con distensione gastrica gassosa: caratterizzazione e stadiazione loco-regionale delle lesioni epiteliali e sottoepiteliali dello stomaco</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15912</link>
<description>TC con distensione gastrica gassosa: caratterizzazione e stadiazione loco-regionale delle lesioni epiteliali e sottoepiteliali dello stomaco
Veratti, Carolina &lt;1995&gt;
Nel periodo gennaio 2025-marzo 2026 presso l’Ospedale di Livorno è stato condotto uno studio prospettico di accuratezza diagnostica volto a valutare l’efficacia della TC con mezzo di contrasto previa distensione gastrica gassosa nella stadiazione cTNM del carcinoma gastrico e nella caratterizzazione delle lesioni sottoepiteliali dello stomaco. I reperti TC sono stati confrontati come Gold Standard con la diagnosi istopatologica definitiva e con la laparoscopia esplorativa e, in alcuni casi, con ecografica endoscopica (EUS). Sono stati inclusi 34 pazienti (età media 63 anni, range 41–82; 19M/15F) con sospetto/diagnosi di lesione gastrica parietale; sono stati riscontrati 21 carcinomi (61,8%) (diagnosi finali: 2 cT0, N0, M0; 1 cT2, N+, M0; 4 cT2, N0, M0; 8 cT3, N+, M0; 2 cT4a, N0, M0; 2 cT4a, N+, M1; 1 cT4b, N+, M0; 1 cT4b, N+, M0) e 13 lesioni sottoepiteliali (38,2%) (diagnosi finali: 10 GIST, 1 leiomioma, 1 lipoma, 1 Schwannoma). La distensione gastrica è risultata completa e ottimale nel 70,6% dei pazienti (24 casi su 34) e comunque diagnostica in tutti i casi, consentendo anche l’elaborazione di gastroscopia virtuale. Per i carcinomi, l’accuratezza globale della stadiazione TC è stata del 71,4% (15 su 21 casi), con overstaging del 9,5% (2 casi su 21) e understaging del 19% (4 casi su 21). Gli errori principali hanno riguardato la limitata capacità TC di identificare i tumori T1 e differenziare dunque T1a e T1b, dove invece EUS è più sensibile, e la difficoltà in alcuni casi di individuare la carcinosi peritoneale occulta (2 casi inizialmente classificati M0 e poi risultati M1 alla laparoscopia esplorativa), in linea con le linee guida Europee che raccomandano la laparoscopia esplorativa in tutti i casi N+. Nelle lesioni sottoepiteliali, la TC ha fornito una valutazione utile di sede, estensione, tipo di crescita ed enhancement, ma con limiti nel definire lo strato di origine, confermando il ruolo complementare dell’EUS per la loro caratterizzazione.; Between January 2025 and March 2026, a prospective diagnostic accuracy study was conducted at Livorno Hospital to assess the effectiveness of contrast-enhanced CT with previous gas distension of the stomach in the cTNM staging of gastric cancer and in the characterization of subepithelial lesions of the stomach. CT findings were compared, as the Gold Standard, with the definitive histopathological diagnosis and exploratory laparoscopy and, in some cases, with endoscopic ultrasound (EUS). 34 patients were included (mean age 63 years, range 41–82; 19M/15F) with suspected or diagnosed parietal gastric lesions; 21 carcinomas (61.8%) were identified (final diagnoses: 2 cT0, N0, M0; 1 cT2, N+, M0; 4 cT2, N0, M0; 8 cT3, N+, M0; 2 cT4a, N0, M0; 2 cT4a, N+, M1; 1 cT4b, N+, M0; 1 cT4b, N+, M0) and 13 subepithelial lesions (38.2%) (final diagnoses: 10 GISTs, 1 leiomyoma, 1 lipoma, 1 Schwannoma). Gastric distension was complete and optimal in 70.6% of patients (24 out of 34 cases) and was diagnostic in all cases, also allowing virtual gastroscopy reconstruction. For carcinomas, the overall accuracy of CT staging was 71.4% (15 out of 21 cases), with overstaging of 9.5% (2 out of 21 cases) and understaging of 19% under-staging (4 out of 21 cases). The main errors concerned the limited ability of CT to identify T1 tumors and to differentiate T1a from T1b, an area where EUS is more sensitive, and to the difficulty in some cases of detecting occult peritoneal carcinomatosis (2 cases initially classified as M0 but subsequently found to be M1 at exploratory laparoscopy), in line with European guidelines recommending exploratory laparoscopy in all N+ cases. In subepithelial lesions, CT provided a useful assessment of location, extent, growth pattern and enhancement, but with limitations in defining the layer of origin, confirming the complementary role of EUS in their characterization.
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<pubDate>Mon, 18 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">https://unire.unige.it/handle/123456789/15912</guid>
<dc:date>2026-05-18T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Legamento rotondo in risonanza magnetica: punto di repere anatomico per l’identificazione dei corni rudimentali nell’aplasia mülleriana e nell’utero unicorne</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15911</link>
<description>Legamento rotondo in risonanza magnetica: punto di repere anatomico per l’identificazione dei corni rudimentali nell’aplasia mülleriana e nell’utero unicorne
Marchetti, Arianna &lt;1995&gt;
Scopo
Nelle pazienti con aplasia mülleriana e utero unicorne, l’identificazione dei residui mülleriani, in particolare dei corni uterini rudimentali, è clinicamente rilevante per le possibili complicanze associate. Obiettivo dello studio è valutare la prevalenza e le caratteristiche RM dei residui mülleriani nelle anomalie congenite mülleriane e analizzare il valore diagnostico del legamento rotondo quale punto di repere anatomico per l’identificazione dei corni rudimentali.
Materiali e Metodi
È stata eseguita una revisione retrospettiva degli esami di risonanza magnetica di 28 pazienti con sospette anomalie congenite mülleriane. I residui mülleriani sono stati analizzati per presenza e morfologia, con particolare attenzione al rapporto con il legamento rotondo. Sono state inoltre valutate eventuali anomalie associate vaginali, ovariche, renali e scheletriche.
Risultati
Sono stati identificati 31 corni uterini rudimentali su 44 sedi valutate, inclusi 9 casi bilaterali in pazienti con aplasia mülleriana. Una cavità endometriale funzionante non comunicante era presente in 12 corni rudimentali. Nella maggior parte dei casi è stata dimostrata una continuità diretta tra corno rudimentale e legamento rotondo; nei casi in cui il corno non era direttamente identificabile, era frequentemente presente una banda fibrosa connessa al legamento rotondo. Ovaie con follicoli risultavano spesso adiacenti ai corni rudimentali.
Conclusioni
La risonanza magnetica consente un’identificazione accurata dei residui mülleriani nelle anomalie uterine congenite. Il tracciamento del decorso del legamento rotondo dal canale inguinale alla pelvi facilita l’identificazione o l’esclusione affidabile di piccoli corni rudimentali. Il legamento rotondo rappresenta pertanto un valido reperto anatomico per il riconoscimento dei corni uterini rudimentali, migliorando l’accuratezza diagnostica e supportando la pianificazione clinico-chirurgica.; Purpose 
In patients with Müllerian aplasia and unicornuate uterus, the identification of Müllerian remnants, particularly rudimentary uterine horns, is clinically relevant due to possible complications. The aim of our work is to evaluate the prevalence and MRI characteristics of Müllerian remnants in patients with Müllerian anomalies and specifically investigate the diagnostic value of the round ligament as an anatomical landmark for the identification of rudimentary uterine horns. 
Materials and Methods 
A retrospective review of MRI examinations of 28 patients with suspected congenital Müllerian anomalies was performed.  Müllerian remnants were analysed for presence and morphology, with particular attention to their relationship with the round ligament. Associated vaginal, ovarian, renal and skeletal anomalies were also assessed. 
Results 
31 rudimentary uterine horns were identified across 44 evaluated sites, including 9 bilateral cases in patients with Müllerian aplasia. A non-communicating functioning endometrial cavity was present in 12 rudimentary horns. In most cases, a direct continuity between the rudimentary horn and the round ligament was demonstrated; when the horn was not directly identifiable, a fibrous band connected to the round ligament was frequently observed.  Ovaries with follicles were commonly located adjacent to rudimentary horns.  
Conclusion 
MRI enables accurate identification and characterisation of Müllerian remnants in congenital uterine anomalies. Tracking the course of the round ligament from the inguinal canal into the pelvis facilitated the detection or confident exclusion of small rudimentary horns.  Indeed, the round ligament represents a reliable and practical anatomical landmark for detecting small rudimentary uterine horns, improving diagnostic confidence and supporting appropriate clinical and surgical decision-making.
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<pubDate>Mon, 18 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2026-05-18T00:00:00Z</dc:date>
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