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<title>Tesi</title>
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<description>Archivio digitale delle tesi di Laurea</description>
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<dc:date>2026-06-23T23:32:08Z</dc:date>
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<title>La tecnica LYMPHA nella prevenzione del linfedema dell’arto superiore dopo&#13;
trattamento chirurgico del carcinoma mammario: analisi a lungo termine e&#13;
implicazioni cliniche</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15839</link>
<description>La tecnica LYMPHA nella prevenzione del linfedema dell’arto superiore dopo&#13;
trattamento chirurgico del carcinoma mammario: analisi a lungo termine e&#13;
implicazioni cliniche
De Cian, Ottavio &lt;1998&gt;
Introduzione: Il linfedema correlato al carcinoma mammario rappresenta una complicanza invalidante conseguente alla dissezione dei linfonodi ascellari (ALND). Nonostante l'efficacia preventiva a breve termine della tecnica microchirurgica LYMPHA (Lymphatic Microsurgical Preventing Healing Approach) sia documentata , i dati clinici relativi al suo impatto sul lungo periodo rimangono ad oggi limitati.
Obiettivi: Questo studio si propone di valutare l'efficacia a lungo termine della tecnica LYMPHA nella prevenzione del linfedema secondario dell'arto superiore su un periodo di osservazione di 15 anni.
Materiali e metodi: Lo studio retrospettivo osservazionale monocentrico ha incluso 500 pazienti sottoposte a ALND tra il 2008 e il 2009. La coorte è stata suddivisa in un gruppo trattato con tecnica LYMPHA immediata (n=270) e un gruppo di controllo non trattato (n=230). Il follow-up standardizzato ha previsto misurazioni volumetriche (tecnica di Kuhnke) e valutazioni della costante dielettrica tissutale (TDC) tramite lymphoscanner.
Risultati: L'analisi dei dati a 15 anni mostra una riduzione statisticamente significativa dell'incidenza cumulativa di linfedema cronico nel gruppo sottoposto alla procedura LYMPHA rispetto al gruppo di controllo , confermando la pervietà e la funzionalità a lungo termine delle anastomosi linfo-venose multiple eseguite in sede intraoperatoria.
Conclusioni: La tecnica LYMPHA si conferma un approccio preventivo microchirurgico sicuro, standardizzabile ed estremamente efficace nel ridurre in modo duraturo l'insorgenza del linfedema post-mastectomia , migliorando significativamente la prognosi funzionale e la qualità della vita delle pazienti sul lungo periodo.; Background: Breast cancer-related lymphedema is a debilitating complication resulting from axillary lymph node dissection (ALND). While the short-term preventive efficacy of the LYMPHA (Lymphatic Microsurgical Preventing Healing Approach) technique is well-documented , clinical data regarding its long-term durability remain limited.
Objectives: This study aims to evaluate the long-term effectiveness of the LYMPHA technique in preventing secondary upper extremity lymphedema over a 15-year follow-up period.
Materials and Methods: This single-center, retrospective observational study included 500 patients who underwent ALND between 2008 and 2009. The cohort was divided into an immediate LYMPHA treatment group (n=270) and an untreated control group (n=230). Standardized follow-up assessments utilized limb volumetry (Kuhnke technique) and tissue dielectric constant (TDC) measurements via lymphoscanner.
Results: Data analysis at 15 years demonstrates a statistically significant reduction in the cumulative incidence of chronic lymphedema in the LYMPHA group compared to the control group. These findings confirm the long-term patency and functionality of multiple intraoperative lymphatic-venous anastomoses.
Conclusions: The LYMPHA technique proves to be a safe, reproducible, and highly effective microsurgical preventive strategy that provides durable protection against post-mastectomy lymphedema , substantially preserving long-term limb function and patient quality of life.
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<dc:date>2026-06-16T00:00:00Z</dc:date>
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<item rdf:about="https://unire.unige.it/handle/123456789/15838">
<title>Confronto tra approccio transperitoneale e retroperitoneale nella nefrectomia parziale: analisi degli outcome oncologici e della funzione renale a due anni</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15838</link>
<description>Confronto tra approccio transperitoneale e retroperitoneale nella nefrectomia parziale: analisi degli outcome oncologici e della funzione renale a due anni
D'Apolito, Marco &lt;2001&gt;
Introduzione: La nefrectomia parziale rappresenta il trattamento di riferimento per le neoplasie renali localizzate ≤7 cm e trova indicazione selezionata anche nei tumori T2 in pazienti con malattia renale cronica o monorene. Gli approcci transperitoneale e retroperitoneale sono entrambi ampiamente utilizzati, ma le evidenze comparative sugli esiti a medio termine risultano ancora limitate.
Obiettivo: Il presente studio si propone di confrontare i risultati oncologici e funzionali della nefrectomia parziale eseguita per via transperitoneale e retroperitoneale, con particolare attenzione agli esiti a due anni.
Metodi: è stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo su una coorte di 68 pazienti sottoposti a nefrectomia parziale presso la Clinica Urologica dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM) nel periodo compreso tra gennaio 2022 e luglio 2024.  I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi in base all’approccio chirurgico utilizzato, transperitoneale o retroperitoneale. Sono stati analizzati e confrontati tra i due gruppi gli outcome intraoperatori, oncologici e funzionali postoperatori, nonché l’incidenza delle complicanze fino a due anni. L’analisi statistica è stata condotta tramite il software Jamovi ®.
Risultati: Il campione era costituito per il 76,5% da uomini, con età media di 62,1±10,0 anni. Il 51,5% dei pazienti è stato sottoposto ad approccio transperitoneale e il 48,5% ad approccio retroperitoneale. L’approccio transperitoneale è risultato associato a una maggiore perdita ematica intraoperatoria (-121.6,p&lt;0.01) ma ha mostrato valori di eGFR significativamente più elevati a 6 (+12.1,p=0.30) e 24 mesi (+10.6,p=0.05) e da livelli di creatinina sierica inferiori a 24 mesi (-0.55, p=0.04) rispetto all’approccio retroperitoneale.
Conclusioni: Questi risultati suggeriscono che entrambi gli approcci siano sicuri ed efficaci, con possibili differenze in termini di preservazione della funzionalità renale a favore della via transperitoneale.; Introduction: Partial nephrectomy is the standard of care for localized renal tumors ≤7 cm and is also indicated in selected cases of T2 tumors in patients with chronic kidney disease or who have only one kidney. Both transperitoneal and retroperitoneal approaches are widely used, but comparative evidence on mid-term outcomes remains limited.
Objective: This study aims to compare the oncological and functional outcomes of partial nephrectomy performed via transperitoneal and retroperitoneal approaches, with a particular focus on two-year outcomes.
Methods: A retrospective observational study was conducted on a cohort of 68 patients who underwent partial nephrectomy at the Urology Clinic of the Metropolitan Hospital Authority (AOM) between January 2022 and July 2024.  Patients were divided into two groups based on the surgical approach used, transperitoneal or retroperitoneal. Intraoperative, oncological, and postoperative functional outcomes, as well as the incidence of complications up to two years, were analyzed and compared between the two groups. Statistical analysis was performed using Jamovi® software.
Results: The sample consisted of 76.5% men, with a mean age of 62.1 ± 10.0 years. 51.5% of patients underwent a transperitoneal approach and 48.5% a retroperitoneal approach. The transperitoneal approach was associated with greater intraoperative blood loss (-121.6, p&lt;0.01) but showed significantly higher eGFR values at 6 (+12.1, p=0.30) and 24 months (+10.6, p=0.05), and lower serum creatinine levels at 24 months (-0.55, p=0.04) compared to the retroperitoneal approach.
Conclusions: These results suggest that both approaches are safe and effective, with possible differences in terms of renal function preservation in favor of the transperitoneal approach.
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<dc:date>2026-06-16T00:00:00Z</dc:date>
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<item rdf:about="https://unire.unige.it/handle/123456789/15837">
<title>Imaging metabolico non invasivo nei pazienti pediatrici con epilessia focale</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15837</link>
<description>Imaging metabolico non invasivo nei pazienti pediatrici con epilessia focale
Rebora, Enrico &lt;1997&gt;
Background: La localizzazione della zona epilettogena (ZE) nei pazienti pediatrici con epilessia focale farmacoresistente e risonanza magnetica (RM)  strutturale negativa rappresenta una rilevante sfida diagnostica. L'Arterial Spin Labeling (ASL) e il Quantitative Susceptibility Mapping (QSM) misurano la perfusione cerebrale e il metabolismo dell’ossigeno senza l’uso di radiazioni ionizzanti. Scopo dello studio è stato valutare il contributo di queste metodiche alla localizzazione della EZ e l’influenza dell’esperienza del lettore.
Materiali e Metodi: Sono state generate mappe di flusso ematico cerebrale (CBF), frazione di estrazione dell’ossigeno (OEF), tasso metabolico cerebrale di consumo dell’ossigeno (CMRO₂) e relative mappe di indice di asimmetria (CBF_AI e CMRO₂_AI). Le immagini sono state valutate in cieco da un lettore esperto e uno non esperto e confrontate con la localizzazione definita dai dati clinico-elettroencefalografici.
Risultati: L'esperienza è risultata il principale fattore indipendente associato alla localizzazione della ZE (OR = 3,59; IC95%: 2,07–6,23; p &lt; 0,001). Soltanto CBF_IA ha mostrato un incremento significativo della probabilità di localizzazione rispetto alla valutazione del CBF (OR = 1,75; IC95%: 1,09–2,82; p = 0,021). La concordanza inter-osservatore è risultata maggiore per le mappe qualitative (κ = 0,843–0,891) rispetto alle mappe semiquantitative (κ = 0,316–0,375). Nel lettore non esperto, l'impiego delle mappe IA è risultato associato a un aumento significativo del rischio di localizzazione errata.
Conclusioni: L'imaging metabolico non invasivo rappresenta un utile complemento nella localizzazione della ZE. L'analisi IA può incrementare la sensibilità, ma dipende fortemente dall'esperienza del lettore. I risultati suggeriscono che tali strumenti debbano essere utilizzati all'interno di un approccio multimodale insieme ai dati clinici ed elettroencefalografici.; Background: Localization of the epileptogenic zone (EZ) in pediatric patients with drug-resistant focal epilepsy (DRFE) and negative structural magnetic resonance imaging (MRI-) represents a significant diagnostic challenge. Arterial Spin Labeling (ASL) and Quantitative Susceptibility Mapping (QSM) measure brain function without the use of ionizing radiation. The aim of this study was to evaluate their performance, comparing qualitative and semi-quantitative approaches and analyzing the influence of reader experience.
Materials and Methods: A retrospective observational study including ASL and susceptibility-weighted imaging (SWI) sequences was conducted. Cerebral blood flow (CBF), oxygen extraction fraction (OEF), and cerebral metabolic rate of oxygen (CMRO2) maps were obtained from the images, alongside the corresponding asymmetry index-based maps (CBF_AI and CMRO2_AI). These maps were evaluated blindly by an expert and a non-expert reader, and compared with the EZ defined by EEG data.
Results: Experience was the primary independent factor associated with EZ localization (OR = 3.59; 95%CI: 2.07–6.23; p &lt; 0.001). Only CBF_AI showed a significant increase in the probability of localization compared to qualitative CBF assessment (OR = 1.75; 95%CI: 1.09–2.82; p = 0.021). Inter-reader agreement was higher for qualitative maps (κ = 0.843–0.891) than for semi-quantitative maps (κ = 0.316–0.375). In the non-expert reader, the use of AI maps was associated with a significant increase in the risk of mislocalization.
Conclusions: Non-invasive metabolic MRI represents a useful complement in EZ localization. AI analysis can increase sensitivity but depends heavily on reader experience. These findings suggest that such tools should be used within a multimodal approach integrated with clinical and electroencephalographic data.
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<dc:date>2026-06-16T00:00:00Z</dc:date>
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<item rdf:about="https://unire.unige.it/handle/123456789/15836">
<title>Preservazione del collo vescicale nella prostatectomia radicale robot-assistita: impatto sul recupero della continenza urinaria a 1 e 6 mesi</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15836</link>
<description>Preservazione del collo vescicale nella prostatectomia radicale robot-assistita: impatto sul recupero della continenza urinaria a 1 e 6 mesi
Bessone, Tommaso &lt;2001&gt;
Il carcinoma prostatico rappresenta una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile e la prostatectomia radicale robot-assistita (RARP) costituisce uno dei principali trattamenti nei pazienti con malattia localizzata o localmente avanzata. Tra le complicanze funzionali postoperatorie, l’incontinenza urinaria ha un impatto rilevante sulla qualità di vita. La preservazione del collo vescicale (Bladder Neck Preservation, BNP) è una tecnica chirurgica recentemente sviluppata per migliorare il recupero della continenza urinaria mantenendo l’integrità dello sfintere uretrale interno.
Obiettivo dello studio è valutare l’effetto della BNP sul recupero della continenza urinaria a 1 e 6 mesi dalla RARP, analizzandone inoltre la sicurezza perioperatoria e l’eventuale influenza sugli outcome oncologici.
Sono stati analizzati retrospettivamente 93 pazienti sottoposti a RARP presso la Clinica Urologica del Policlinico San Martino di Genova tra maggio 2023 e gennaio 2026. 53 pazienti sono stati trattati con tecnica BNP e 40 con tecnica standard; 76 pazienti hanno inoltre completato il follow-up a 6 mesi. I gruppi sono risultati sovrapponibili per caratteristiche cliniche, demografiche e anatomopatologiche.
La BNP ha mostrato un miglior recupero della continenza urinaria sia a 1 che a 6 mesi. Considerando la continenza sociale (≤1 pad/die), il recupero a 1 mese è stato del 90,6% nel gruppo BNP contro il 67,5% nel gruppo standard (p=0,005), mentre a 6 mesi è risultato del 100% versus 80% (p=0,003). Risultati analoghi sono emersi considerando la continenza completa (0 pad/die). Non sono state osservate differenze significative in termini di tempi operatori, perdite ematiche, degenza, complicanze o margini chirurgici positivi.
La preservazione del collo vescicale si è dimostrata una tecnica sicura ed efficace, associata a un miglior recupero della continenza urinaria senza compromettere la radicalità oncologica.; Prostate cancer is one of the most common malignancies among men, and robot-assisted radical prostatectomy (RARP) represents one of the main treatment options for patients with localized or locally advanced disease. Among postoperative functional complications, urinary incontinence has a significant impact on quality of life. Bladder Neck Preservation (BNP) is a recently developed surgical technique aimed at improving urinary continence recovery while preserving the integrity of the internal urethral sphincter.
The aim of this study was to evaluate the effect of BNP on urinary continence recovery at 1 and 6 months after RARP, as well as its perioperative safety and potential impact on oncological outcomes.
A retrospective analysis was conducted on 93 patients who underwent RARP at the Urology Clinic of Policlinico San Martino in Genoa between May 2023 and January 2026. 53 patients underwent BNP, while 40 received the standard surgical technique; 76 patients also completed the 6-month follow-up. The two groups were comparable in terms of clinical, demographic, and pathological characteristics.
BNP was associated with improved urinary continence recovery at both 1 and 6 months. Considering social continence (≤1 pad/day), recovery at 1 month was achieved in 90.6% of patients in the BNP group versus 67.5% in the standard group (p=0.005), while at 6 months rates were 100% and 80%, respectively (p=0.003). Similar results were observed when complete continence (0 pad/day) was considered. No significant differences were found regarding operative time, blood loss, length of hospital stay, complications, or positive surgical margins.
Bladder neck preservation proved to be a safe and effective technique, associated with improved urinary continence recovery without compromising oncological radicality.
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<dc:date>2026-06-16T00:00:00Z</dc:date>
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