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<title>Tesi di Laurea</title>
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<dc:date>2026-07-05T18:45:43Z</dc:date>
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<title>Evidenze di neuroimaging di invecchiamento cerebrale accelerato nelle psicosi affettive e non affettive</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15908</link>
<description>Evidenze di neuroimaging di invecchiamento cerebrale accelerato nelle psicosi affettive e non affettive
Gerbi, Pietro &lt;2000&gt;
Introduzione e Obiettivi:
I principali disturbi psichiatrici sono stati associati a invecchiamento biologico accelerato, ma non è chiaro se i marcatori cerebrali e sistemici riflettano dimensioni condivise o distinte di vulnerabilità. Il BrainAge è una stima dell’invecchiamento cerebrale derivata dalla RM, mentre il PhenoAge è un indice di invecchiamento sistemico basato su biomarcatori clinici. Questo studio ha valutato il BrainAge nel disturbo bipolare e nei disturbi dello spettro schizofrenico e la sua relazione con il PhenoAge.
Materiali e Metodi:
Sono stati inclusi 171 partecipanti: 80 controlli sani, 54 pazienti con disturbo bipolare e 37 con disturbi dello spettro schizofrenico. Le immagini RM T1 ad alta risoluzione sono state acquisite con scanner 3T. Il BrainAge è stato stimato dai dati di neuroimaging e corretto per età mediante la traiettoria normativa dei controlli sani. Il PhenoAge è stato calcolato nei pazienti da biomarcatori clinici di routine. Le analisi sono state corrette per età e sesso.
Risultati:
Entrambi i gruppi di pazienti hanno mostrato valori di BrainAge significativamente più elevati rispetto ai controlli, indicando invecchiamento cerebrale accelerato. L’effetto è rimasto significativo dopo correzione per età e sesso, senza differenze tra diagnosi. Il BrainAge non era associato a gravità clinica, durata di malattia o carico farmacologico. Nei soli pazienti, BrainAge e PhenoAge erano associati all’età cronologica, ma i rispettivi indici di accelerazione corretti per età non mostravano una chiara correlazione.
Conclusioni:
Il disturbo bipolare e i disturbi dello spettro schizofrenico mostrano invecchiamento cerebrale accelerato rispetto ai controlli sani. L’assenza di una chiara associazione tra BrainAge e PhenoAge suggerisce che l’invecchiamento cerebrale e sistemico rappresentino dimensioni in parte distinte ma complementari della vulnerabilità biologica.; Introduction and Objectives:
Major psychiatric disorders have been associated with accelerated biological aging, but it remains unclear whether neurobiological and systemic aging markers reflect shared or distinct vulnerability dimensions. BrainAge is a neuroimaging-derived estimate of biological brain aging, while PhenoAge is a biomarker-based measure of systemic biological aging. This study investigated brain aging in bipolar disorder and schizophrenia-spectrum disorders and its relationship with PhenoAge.
Materials and Methods:
The study included 171 participants: 80 healthy controls, 54 patients with bipolar disorder, and 37 with schizophrenia-spectrum disorders. High-resolution T1-weighted MRI scans were acquired on a 3T scanner. BrainAge was estimated from neuroimaging data, and an age-calibrated residual was derived using the normative trajectory of healthy controls. PhenoAge was calculated in patients from routinely available clinical biomarkers. Analyses were adjusted for age and sex.
Results:
Both patient groups showed significantly higher BrainAge residuals than controls, indicating accelerated brain aging. This effect remained significant after adjustment for age and sex, with no significant differences between diagnoses. BrainAge residuals were not associated with symptom severity, illness duration, or medication burden. In patient-only analyses, BrainAge and PhenoAge were both associated with chronological age, whereas their age-adjusted acceleration indices were not clearly correlated.
Conclusions:
Bipolar disorder and schizophrenia-spectrum disorders show accelerated brain aging relative to healthy individuals. The absence of a clear association between BrainAge and PhenoAge acceleration suggests that neurobiological and systemic aging represent partially distinct but complementary dimensions of biological vulnerability. Larger longitudinal studies are needed to clarify their clinical significance.
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<dc:date>2026-06-29T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Predizione Temporale nella Schizofrenia e nel Disturbo Bipolare: Implicazioni per la Psicosi</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15907</link>
<description>Predizione Temporale nella Schizofrenia e nel Disturbo Bipolare: Implicazioni per la Psicosi
Collidà, Mafalda Corinna &lt;2001&gt;
Il presente studio ha avuto l’obiettivo di indagare la Temporal Prediction in pazienti con schizofrenia, pazienti con disturbo bipolare e controlli sani, valutando la capacità di utilizzare regolarità temporali implicite per anticipare la comparsa di uno stimolo visivo.
I partecipanti hanno svolto un paradigma comportamentale di Temporal Prediction basato sulla presentazione di stimoli visivi in tre condizioni sperimentali: ritmica, a intervallo singolo e casuale. Sono stati considerati intervalli temporali di diversa durata, al fine di valutare se il beneficio derivante dalla prevedibilità temporale variasse in funzione della struttura del compito e del gruppo diagnostico.
Nei controlli sani è emerso un utilizzo differenziato delle informazioni temporali disponibili: la condizione ritmica ha facilitato la risposta negli intervalli brevi, mentre la condizione a intervallo singolo ha prodotto un vantaggio prestazionale negli intervalli più lunghi. Nei pazienti con schizofrenia è stata osservata una riduzione significativa del beneficio nella condizione a intervallo singolo nella durata più lunga rispetto ai controlli sani, lo stesso risultato è stato osservato tra i pazienti con disturbo bipolare e i controlli sani. Al contrario, il beneficio nella condizione ritmica è risultato relativamente preservato nei gruppi clinici.
I risultati suggeriscono che le alterazioni della Temporal Prediction nei disturbi psicotici non riguardino necessariamente l’elaborazione temporale in senso globale, ma possano interessare più specificamente la capacità di utilizzare regolarità temporali discrete e apprese. Tale compromissione potrebbe rappresentare una dimensione neurocognitiva transdiagnostica rilevante per la psicosi.; The present study aimed to investigate Temporal Prediction in patients with schizophrenia, patients with bipolar disorder, and healthy controls, assessing the ability to use implicit temporal regularities to anticipate the appearance of a visual stimulus.

Participants completed a behavioral Temporal Prediction paradigm based on the presentation of visual stimuli under three experimental conditions: rhythmic, single-interval, and random. Temporal intervals of different durations were considered in order to assess whether the benefit derived from temporal predictability varied as a function of task structure and diagnostic group.

In healthy controls, a differentiated use of the available temporal information emerged: the rhythmic condition facilitated responses at shorter intervals, whereas the single-interval condition yielded a performance advantage at longer intervals. In patients with schizophrenia, a significant reduction of the benefit in the single-interval condition at the longest duration was observed compared to healthy controls; the same result was observed for patients with bipolar disorder compared to healthy controls. By contrast, the benefit in the rhythmic condition appeared relatively preserved in the clinical groups.

These findings suggest that alterations in Temporal Prediction in psychotic disorders do not necessarily concern temporal processing in a global sense, but may more specifically involve the ability to use discrete, learned temporal regularities. Such an impairment could represent a transdiagnostic neurocognitive dimension relevant to psychosis.
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<dc:date>2026-06-29T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Studio della reattività autoanticorpale plasmatica in schizofrenia e disturbo bipolare su colture neuronali primarie murine</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15906</link>
<description>Studio della reattività autoanticorpale plasmatica in schizofrenia e disturbo bipolare su colture neuronali primarie murine
Tattanelli, Federica &lt;2000&gt;
Negli ultimi anni, i progressi dell’immunopsichiatria hanno evidenziato il ruolo delle alterazioni immunitarie nella patogenesi dei disturbi psichiatrici, suggerendo il coinvolgimento di meccanismi autoimmuni e neuroinfiammatori. In tale contesto, la presenza di autoanticorpi diretti contro antigeni neuronali rappresenta un elemento di interesse sia per la comprensione della fisiopatologia che per l’identificazione di potenziali biomarcatori dei quadri clinici.
In questo studio abbiamo valutato la reattività autoanticorpale in pazienti affetti da Schizofrenia e Disturbo Bipolare, al fine di identificare eventuali pattern immunologici in comune tra le due condizioni, e contribuire alla loro caratterizzazione utile ai fini diagnostici.
Gli esperimenti sono stati condotti incubando campioni di plasma di pazienti con schizofrenia, disturbo bipolare e soggetti di controllo su colture neuronali murine; il livello di autoreattività autoanticorpale è stato analizzato misurando l’intensità di fluorescenza mediante immunofluorescenza indiretta al microscopio a epifluorescenza.
I profili di reattività autoanticorpale sono risultati fortemente eterogenei all’interno del campione; ciononostante, il confronto tra i gruppi non ha fatto emergere differenze statisticamente significative o pattern patologia-specifici. Questi dati suggeriscono che l’autoreattività dei disturbi psichiatrici non segua profili specifici per patologia, bensì traiettorie individuali, evidenziando quindi la complessità e la natura multifattoriale delle alterazioni immunitarie nei disturbi psichiatrici.; In recent years, advances in immunopsychiatry have highlighted the role of immune alterations in the pathogenesis of psychiatric disorders, suggesting the involvement of autoimmune and neuroinflammatory mechanisms. In this context, the presence of autoantibodies targeting neuronal antigens represents an area of interest both for understanding disease pathophysiology and for identifying potential biomarkers.
In this study, we investigated autoantibody reactivity in patients with schizophrenia and bipolar disorder to identify possible shared immunological patterns and contribute to their diagnostic characterization.
Experiments were performed by incubating plasma samples from patients with schizophrenia, bipolar disorder, and healthy controls on murine neuronal cultures. Autoantibody reactivity was assessed by measuring fluorescence intensity using indirect immunofluorescence and epifluorescence microscopy.
Autoantibody reactivity profiles showed marked heterogeneity across the sample. However, comparisons among groups revealed no statistically significant differences or disease-specific patterns. These findings suggest that immune autoreactivity in psychiatric disorders does not follow disorder-specific profiles but rather individual trajectories, highlighting the complexity and multifactorial nature of immune alterations underlying these conditions.
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<dc:date>2026-06-29T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Studio dell’esalato condensato (EBC) come metodica innovativa per la caratterizzazione proteomica delle vie aeree nell’asma grave</title>
<link>https://unire.unige.it/handle/123456789/15905</link>
<description>Studio dell’esalato condensato (EBC) come metodica innovativa per la caratterizzazione proteomica delle vie aeree nell’asma grave
Galeano, Federica &lt;2000&gt;
Background: L’esalato condensato (EBC) rappresenta una metodica non invasiva e ripetibile per campionare mediatori locali delle vie aeree. Nell’asma grave può integrare i biomarcatori convenzionali, descrivendo segnali proteomici legati ad infiammazione, danno epiteliale e rimodellamento bronchiale.
Obiettivo: Valutare, in due pazienti con asma grave in trattamento con tezepelumab, la fattibilità dell’EBC per caratterizzare il profilo proteico prima e dopo terapia, con attenzione a marcatori neutrofilici/Th17, epiteliali e di rimodellamento.
Metodi: I campioni di EBC sono stati raccolti a T0 e T3 mediante TURBO 23 GOLD, con respirazione a volume corrente, clip nasale, trappola per saliva e volume espirato standardizzato a 75 L tramite VOLMET. Dopo conservazione a -80 °C, i campioni sono stati processati con workflow di purificazione e analisi proteomico-citochinica. Sono stati considerati IL-8/CXCL8, IL-17A, MIP-3β/CCL19, Resistin/RETN, NGAL/Lipocalin-2, MMP9, YKL-40, ApoA1, TFF3, RBP-4, Angiogenina, MPO, Osteopontina e altri mediatori.
Risultati: L’EBC ha evidenziato profili locali differenti in pazienti clinicamente simili. Nella paziente 1, dopo tezepelumab, le proteine rilevate si sono ridotte da 11 a 4, con scomparsa di marcatori di danno proteolitico, riparazione mucosale e rimodellamento; persistevano IL-8/CXCL8, IL-17A, MIP-3β e Resistin. Nella paziente 2 il profilo è rimasto più complesso, con 25 proteine post-trattamento e persistenza di NGAL, YKL-40, ApoA1, IL-17A, MIP-3β, Resistin, MMP9 e IL-8/CXCL8, suggerendo un asse Th17-chemochinico residuo.
Conclusioni: L’EBC si conferma una piattaforma promettente per esplorare l’endotipo dell’asma grave e monitorare la risposta ai biologici. L’integrazione di IL-8/CXCL8 con marcatori quali YKL-40, MMP9, NGAL, TFF3, ApoA1, IL-17A e Resistin può aiutare a distinguere infiammazione neutrofilica, attivazione epiteliale e rimodellamento persistente.; Background: Condensed exhaled breath (EBC) is a noninvasive and reproducible method for sampling local airway mediators. In severe asthma, it can complement conventional biomarkers by providing proteomic signals related to inflammation, epithelial damage, and bronchial remodeling.
Objective: To evaluate, in two patients with severe asthma treated with tezepelumab, the feasibility of EBC for characterizing the protein profile before and after therapy, with a focus on neutrophil/Th17, epithelial, and remodeling markers.
Methods: EBC samples were collected at T0 and T3 using the TURBO 23 GOLD, with tidal-volume breathing, a nasal clip, a saliva trap, and a standardized exhaled volume of 75 L via VOLMET. After storage at -80 °C, the samples were processed using a workflow for purification and proteomic-cytokine analysis. The following were analyzed: IL-8/CXCL8, IL-17A, MIP-3β/CCL19, Resistin/RETN, NGAL/Lipocalin-2, MMP9, YKL-40, ApoA1, TFF3, RBP-4, Angiogenin, MPO, Osteopontin, and other mediators.
Results: EBC revealed different local profiles in clinically similar patients. In Patient 1, following tezepelumab treatment, the number of detected proteins decreased from 11 to 4, with the disappearance of markers of proteolytic damage, mucosal repair, and remodeling; IL-8/CXCL8, IL-17A, MIP-3β, and Resistin persisted. In Patient 2, the profile remained more complex, with 25 proteins detected post-treatment and the persistence of NGAL, YKL-40, ApoA1, IL-17A, MIP-3β, Resistin, MMP9, and IL-8/CXCL8, suggesting a residual Th17-chemokine axis.
Conclusions: The EBC continues to be a promising platform for exploring the endotype of severe asthma and monitoring response to biologics. Integrating IL-8/CXCL8 with markers such as YKL-40, MMP9, NGAL, TFF3, ApoA1, IL-17A, and resistin may help distinguish between neutrophilic inflammation, epithelial activation, and persistent remodeling.
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<dc:date>2026-06-29T00:00:00Z</dc:date>
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