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<title>Scuola di Specializzazione</title>
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<updated>2026-09-10T14:04:16Z</updated>
<dc:date>2026-09-10T14:04:16Z</dc:date>
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<title>Caratterizzazione fenotipica e genomica di ceppi di Escherichia coli uropatogeno non fermentanti il lattosio</title>
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<name>Croce, Giovanna &lt;1988&gt;</name>
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<updated>2026-08-27T14:43:09Z</updated>
<published>2026-08-03T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Caratterizzazione fenotipica e genomica di ceppi di Escherichia coli uropatogeno non fermentanti il lattosio
Croce, Giovanna &lt;1988&gt;
Le infezioni delle vie urinarie (IVU) rappresentano una delle più comuni patologie infettive sia in ambito ospedaliero che comunitario, con un impatto significativo sulla salute pubblica, sulla qualità della vita dei pazienti e sui costi sanitari. Tra i principali agenti eziologici responsabili di tali infezioni, Escherichia coli riveste un ruolo predominante, essendo responsabile della maggior parte delle IVU non complicate e di una quota rilevante delle infezioni complicate e nosocomiali.
E’ ben noto che la capacità di Escherichia coli uropatogeno (UPEC) di colonizzare le vie urinarie e provocare infezioni dipende dall’azione coordinata di numerosi fattori di virulenza specifici. L’emergere di ceppi produttori di β-lattamasi a spettro esteso (ESBL) negli anni ’80 del secolo scorso e la crescente resistenza verso fluorochinoloni e altre classi antibiotiche che hanno dato luogo a ceppi MDR limitano le opzioni terapeutiche disponibili, soprattutto in ambito ospedaliero. 
Tipicamente E. coli è un ceppo lac+, tuttavia alcuni studi hanno rilevato un aumento delle varianti lac- ed hanno evidenziato un’associazione con cloni internazionali. Particolare attenzione viene inoltre rivolta alle varianti emergenti di Escherichia coli uropatogeno, tra cui gli Escherichia coli non fermentanti il lattosio (Non-Lactose Fermenting E. coli, NLF E. coli), recentemente associati a importanti cloni internazionali ad alto rischio quali ST131 e ST1193.
Poiché negli ultimi anni abbiamo osservato un aumento dei ceppi con fenotipo lac- isolati dai campioni urinari si è voluto analizzare il fenomeno con il supporto dei dati fenotipici e genotipici non solo presso il Policlinico, ma anche coinvolgendo una struttura privata dove afferiscono esclusivamente pazienti comunitari per cercare di capire l’evoluzione del quadro epidemiologico.; Urinary tract infections (UTIs) are one of the most common infectious diseases in both hospital and community settings, with a significant impact on public health, patient quality of life, and healthcare costs. Among the main etiological agents responsible for these infections, Escherichia coli plays a predominant role, accounting for the majority of uncomplicated UTIs and a significant proportion of complicated and nosocomial infections.
It is well known that the ability of uropathogenic Escherichia coli (UPEC) to colonize the urinary tract and cause infections depends on the coordinated action of numerous specific virulence factors. The emergence of extended-spectrum β-lactamase (ESBL)-producing strains in the 1980s and the growing resistance to fluoroquinolones and other antibiotic classes, resulting in MDR strains, limit available therapeutic options, especially in hospital settings.
E. coli is typically a lac+ strain, however, some studies have detected an increase in lac- variants and have highlighted an association with international clones. Particular attention is also paid to emerging variants of uropathogenic Escherichia coli, including non-lactose-fermenting Escherichia coli (NLF E. coli), recently associated with important high-risk international clones such as ST131 and ST1193.
Since we have observed an increase in strains with the lac- phenotype isolated from urine samples in recent years, we wanted to analyze the phenomenon with the support of phenotypic and genotypic data not only at the Polyclinic but also by involving a private facility exclusively serving community patients to try to understand the evolution of the epidemiological picture.
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<dc:date>2026-08-03T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Efficacia della terapia farmacologica con schema add-on nei pazienti affetti da fibromialgia primitiva.</title>
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<name>Donato, Luca Lorenzo &lt;1994&gt;</name>
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<id>https://unire.unige.it/handle/123456789/16729</id>
<updated>2026-08-20T14:17:47Z</updated>
<published>2026-08-06T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Efficacia della terapia farmacologica con schema add-on nei pazienti affetti da fibromialgia primitiva.
Donato, Luca Lorenzo &lt;1994&gt;
Obiettivo. Lo scopo di questo studio è stato valutare l'efficacia di diversi regimi terapeutici farmacologici di tipo "add-on" in una coorte di pazienti affetti da fibromialgia primaria, nell'arco di 12 mesi.
Metodi. Sono stati arruolati 180 pazienti, valutati a intervalli variabili di 3-4 mesi. Durante il follow-up, a ogni visita, qualora non si fosse ottenuto un adeguato controllo dei sintomi, la terapia farmacologica veniva intensificata secondo una strategia "add-on" predefinita. La coorte dello studio è stata suddivisa in quattro gruppi in base alle strategie farmacologiche adottate durante le prime due visite cliniche: ciclobenzaprina più fluoxetina (C/F), ciclobenzaprina più duloxetina (C/D), ciclobenzaprina più altri farmaci (C/O) e ciclobenzaprina in monoterapia (C). Lo stato della malattia è stato valutato a ogni visita (T0, T6 e T12) utilizzando il Widespread Pain Index, la Symptom Severity Scale, la Polysymptomatic Distress Scale e l'intensità del dolore alla digitopressione dei Tender point miofasciali, misurata su una scala da 0 (assenza di dolore) a 3 (dolore grave). 
Risultati. Durante il follow-up, è stato osservato complessivamente un miglioramento progressivo statisticamente significativo di tutti i parametri clinici e clinimetrici (p&lt;0,0001). I miglioramenti più marcati si sono registrati nei gruppi C/F e C. I pazienti del gruppo C/O hanno mostrato un iniziale miglioramento statisticamente significativo delle condizioni cliniche tra T0 e T6, seguito da un peggioramento di diversi parametri clinici al tempo T12. Il gruppo C (34% dei pazienti) ha evidenziato un progressivo miglioramento clinico con una stabilità clinica mantenuta per l'intera durata dello studio, senza necessitare di alcuna terapia farmacologica aggiuntiva.
Conclusioni. I risultati di questa indagine dimostrano l'efficacia di un approccio terapeutico farmacologico di tipo "add-on" nei pazienti con fibromialgia primaria, nei casi in cui la sola ciclobenzaprina risulti insufficiente.; Aim. The aim of this retrospective study was to evaluate the effectiveness of different pharmacological add-on therapeutic regimens in a cohort of patients with primary fibromyalgia over a 12-month follow-up period.
Methods. One hundred-eighty patients were enrolled and evaluated at variable intervals of 3-4 months. During follow-up, at each visit, if adequate symptom control was not achieved, pharmacological therapy was intensified according to a predefined add-on strategy. The study cohort was divided into four groups according to the pharmacological strategies adopted during the first two clinical visits: cyclobenzaprine plus fluoxetine (C/F, 37 patients), cyclobenzaprine plus duloxetine (C/D, 48 patients), cyclobenzaprine plus other medications (C/O, 34 patients), and cyclobenzaprine alone (C, 61 patients). Disease status was assessed at each visit (T0, T6, and T12) using the Widespread Pain Index (WPI), Symptom Severity Scale (SSS), Polysymptomatic Distress Scale (PDS), and myofascial Tender Point (TPM) pain intensity, graded on a scale ranging from 0 (no pain) to 3 (severe pain). 
Results. During the follow-up, an overall statistically significant progressive improvement was observed in all clinical and clinimetric parameters (p&lt;0.0001), with the greatest improvements occurring in the C/F and C groups. Patients in the C/O group showed an initial statistically significant improvement of their clinical condition from T0 to T6, followed by worsening of several clinical parameters at T12. The C group (34% of patients) exhibited progressive clinical improvement with sustained clinical stability throughout the study period and did not require any pharmacological add-on therapy. 
Conclusions. The results of this investigation demonstrate the effectiveness of an add-on pharmacological therapeutic approach in patients with primary fibromyalgia, when cyclobenzaprine alone is not enough.
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<dc:date>2026-08-06T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Valutazione anestesiologica preoperatoria nella chirurgia elettiva: implementazione di un protocollo aziendale e analisi delle criticità applicative.&#13;
&#13;
Esperienza presso l’ASL2 Savonese.</title>
<link href="https://unire.unige.it/handle/123456789/16728" rel="alternate"/>
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<name>Solaini, Cecilia &lt;1991&gt;</name>
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<id>https://unire.unige.it/handle/123456789/16728</id>
<updated>2026-08-20T14:17:46Z</updated>
<published>2026-06-26T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Valutazione anestesiologica preoperatoria nella chirurgia elettiva: implementazione di un protocollo aziendale e analisi delle criticità applicative.&#13;
&#13;
Esperienza presso l’ASL2 Savonese.
Solaini, Cecilia &lt;1991&gt;
La valutazione anestesiologica preoperatoria è una fase essenziale del percorso del paziente candidato a chirurgia elettiva. Le più recenti linee guida internazionali raccomandano un approccio selettivo alla richiesta degli esami preoperatori, basato sulla valutazione clinica e sulla stratificazione del rischio, superando l’esecuzione routinaria di indagini non sempre necessarie.
Il presente lavoro descrive l’elaborazione di un protocollo aziendale di valutazione anestesiologica preoperatoria sviluppato presso l’ASL 2 Savonese, finalizzato a migliorare l’appropriatezza prescrittiva e a uniformare il percorso di prericovero. Il protocollo integra condizioni cliniche del paziente, classificazione ASA e rischio chirurgico per orientare la richiesta degli esami preoperatori e delle eventuali consulenze specialistiche.
È stato inoltre progettato un software di prevalutazione anestesiologica come supporto organizzativo al protocollo, non ancora implementato nella pratica clinica al momento della stesura della tesi.
L’analisi dell’applicazione del protocollo ha evidenziato criticità prevalentemente organizzative e culturali, legate soprattutto alla sua adozione non uniforme da parte dei professionisti coinvolti. Non essendo disponibili dati oggettivamente valutabili sugli outcome clinici e organizzativi, il lavoro si configura come un’analisi clinico-organizzativa e una riflessione sulle prospettive di sviluppo del modello proposto.; Preoperative anesthesiological assessment is an essential step in the management of patients undergoing elective surgery. Current international guidelines recommend a selective approach to preoperative testing based on clinical evaluation and risk stratification, rather than routine, non-targeted investigations.
This thesis describes the development of a hospital protocol for preoperative anesthesiological assessment at ASL 2 Savonese, aimed at improving prescribing appropriateness and standardizing the pre-admission pathway. The protocol integrates the patient’s clinical conditions, ASA classification and surgical risk to guide requests for preoperative tests and specialist consultations.
A pre-assessment software tool was also designed to support the protocol, although it had not been implemented in routine clinical practice at the time of writing.
Analysis of the protocol’s application highlighted mainly organizational and cultural barriers, particularly related to its non-uniform adoption by clinicians. As objective data on clinical and organizational outcomes were not available, this work should be considered a clinical-organizational analysis and a reflection on future developments of the proposed model.
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<dc:date>2026-06-26T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Impatto della frazione di eiezione del ventricolo sinistro sugli esiti cardiovascolari e renali nei pazienti ipertesi con malattia renale cronica non in dialisi</title>
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<name>Cirillo, Giovanna &lt;1993&gt;</name>
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<id>https://unire.unige.it/handle/123456789/16151</id>
<updated>2026-07-16T14:49:20Z</updated>
<published>2026-07-13T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Impatto della frazione di eiezione del ventricolo sinistro sugli esiti cardiovascolari e renali nei pazienti ipertesi con malattia renale cronica non in dialisi
Cirillo, Giovanna &lt;1993&gt;
L’ipertensione rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per danno cardio-renale e morte prematura. Nei pazienti con malattia renale cronica (CKD), l’ipertensione è altamente prevalente e determina un incremento marcato del rischio di eventi cardiovascolari, progressione verso l’insufficienza renale terminale e mortalità. In questo elaborato vengono sintetizzati i principali meccanismi fisiopatologici che legano rene e controllo pressorio (relazione pressione–natriuresi, RAAS intrarenale, iperattivazione simpatica, disfunzione endoteliale, rigidità arteriosa, variabilità circadiana della pressione) e viene discussa in modo critico l’evidenza derivante da un recente studio di coorte prospettica su pazienti ipertesi con CKD non in dialisi, in cui la frazione di eiezione ventricolare sinistra(LVEF) si associa indipendentemente agli esiti cardio-renali anche quando compresa tra 50– 60% rispetto a &gt;60%. L’integrazione di fenotipi pressori (ABPM), marcatori renali (eGFR/albuminuria) e indici cardiaci (LVMI, LVEF) consente una stratificazione del rischio più fine e supporta un approccio terapeutico multimodale: restrizione sodica, blocco RAAS, controllo della rigidità arteriosa e della proteinuria, correzione dei fattori metabolici e monitoraggio dinamico della pressione. Lo studio analizzato rafforza il concetto di continuum cardio-renale e suggerisce che anche lievi riduzioni della LVEF sono clinicamente significative in CKD ipertesi.; Hypertension is the main modifiable risk factor for cardiorenal damage and premature death. In patients with chronic kidney disease (CKD), hypertension is highly prevalent and causes a markedly increased risk of cardiovascular events, progression to end-stage renal disease, and mortality. This paper summarizes the main pathophysiological mechanisms linking the kidney and blood pressure control (pressure-natriuresis relationship, intrarenal RAAS, sympathetic hyperactivation, endothelial dysfunction, arterial stiffness, circadian blood pressure variability) and critically discusses the evidence from a recent prospective cohort study of hypertensive patients with non- dialysis CKD, in which left ventricular ejection fraction (LVEF) is independently associated with cardiorenal outcomes even when between 50–60% compared to &gt;60%. The integration of blood pressure phenotypes (ABPM), renal markers (eGFR/albuminuria), and cardiac indices (LVMI, LVEF) allows for more refined risk stratification and supports a multimodal therapeutic approach: sodium restriction, RAAS blockade, control of arterial stiffness and proteinuria, correction of metabolic factors, and dynamic blood pressure monitoring. The analyzed study reinforces the concept of a cardio-renal continuum and suggests that even mild reductions in LVEF are clinically significant in hypertensive CKD.
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<dc:date>2026-07-13T00:00:00Z</dc:date>
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