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<title>Tesi di Laurea</title>
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<updated>2026-04-15T18:39:55Z</updated>
<dc:date>2026-04-15T18:39:55Z</dc:date>
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<title>“Prevenzione e gestione dell’arteriopatia obliterante degli arti inferiori: il ruolo dell’infermiere di famiglia nella presa in carico territoriale”</title>
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<name>Gapen Ii, Emmanuel Joseph &lt;1994&gt;</name>
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<updated>2026-04-09T14:18:47Z</updated>
<published>2026-03-31T00:00:00Z</published>
<summary type="text">“Prevenzione e gestione dell’arteriopatia obliterante degli arti inferiori: il ruolo dell’infermiere di famiglia nella presa in carico territoriale”
Gapen Ii, Emmanuel Joseph &lt;1994&gt;
Abstract

L’arteriopatia obliterante degli arti inferiori (AOAI) è una patologia cronica e progressiva, associata ai principali fattori di rischio cardiovascolare, che incide significativamente sulla qualità di vita e sul rischio di eventi maggiori. La sua gestione richiede un approccio integrato, orientato alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al monitoraggio nel tempo.

In tale contesto, l’infermiere di famiglia e di comunità riveste un ruolo strategico nella presa in carico territoriale del paziente. Attraverso interventi di prevenzione primaria e secondaria, educazione sanitaria e promozione di stili di vita salutari, contribuisce alla riduzione dei fattori di rischio modificabili e al rallentamento della progressione della malattia. Inoltre, l’infermiere svolge attività di screening, riconoscimento precoce dei segni e sintomi, monitoraggio dell’aderenza terapeutica e supporto all’autogestione della patologia.

La tesi analizza le principali strategie di gestione dell’AOAI, con particolare attenzione al ruolo dell’infermiere nel garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Viene evidenziata l’importanza di un approccio centrato sulla persona, basato sull’empowerment del paziente e sulla collaborazione multidisciplinare.

I risultati sottolineano come un’assistenza infermieristica territoriale strutturata e proattiva possa migliorare gli esiti clinici, ridurre le complicanze e le ospedalizzazioni, favorendo una migliore qualità di vita nei pazienti affetti da AOAI.; Abstract

Peripheral arterial disease of the lower limbs (PAD) is a chronic and progressive condition associated with major cardiovascular risk factors, significantly impacting patients’ quality of life and increasing the risk of adverse events. Its management requires an integrated and continuous approach focused on prevention, early diagnosis, and long-term monitoring.

In this context, the family and community nurse plays a key role in the territorial care pathway. Through primary and secondary prevention interventions, health education, and the promotion of healthy lifestyles, nurses contribute to reducing modifiable risk factors and slowing disease progression. Moreover, they are actively involved in screening activities, early recognition of signs and symptoms, monitoring therapeutic adherence, and supporting patient self-management.

This thesis analyzes the main prevention and management strategies for PAD, highlighting the nurse’s role in ensuring continuity of care between hospital and community settings. Particular attention is given to a patient-centered approach, emphasizing patient empowerment and multidisciplinary collaboration.

The findings suggest that a structured and proactive nursing intervention in the community setting can improve clinical outcomes, reduce complications and hospitalizations, and enhance the overall quality of life of patients affected by peripheral arterial disease.
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<dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
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<title>La relazione infermiere-paziente: dal processo relazionale agli esiti di cura. Una revisione della letteratura.</title>
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<name>Sia, Martina &lt;1998&gt;</name>
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<updated>2026-04-09T14:18:46Z</updated>
<published>2026-03-30T00:00:00Z</published>
<summary type="text">La relazione infermiere-paziente: dal processo relazionale agli esiti di cura. Una revisione della letteratura.
Sia, Martina &lt;1998&gt;
Abstract
Background
La relazione infermiere-paziente rappresenta una componente centrale dell’assistenza infermieristica e può influenzare la qualità delle cure e l’esperienza della persona assistita. Negli ultimi anni, oltre agli indicatori clinici tradizionali, è cresciuto l’interesse verso esiti assistenziali legati alla percezione del paziente, come la soddisfazione per le cure ricevute, la fiducia nei confronti dei professionisti sanitari e la qualità dell’esperienza assistenziale.
Obiettivo
Analizzare il ruolo della relazione infermiere-paziente negli esiti assistenziali attraverso una revisione sistematica della letteratura.
Metodi
La revisione è stata condotta seguendo le linee guida PRISMA 2020. La ricerca bibliografica è stata effettuata nei database PubMed e Scopus nel gennaio 2026. Sono stati inclusi studi di ricerca primaria pubblicati tra il 2020 e il 2025 che analizzavano la relazione infermiere-paziente e i suoi effetti sugli esiti assistenziali in pazienti adulti. Dopo il processo di selezione sono stati inclusi 22 studi.
Risultati
Gli studi analizzati evidenziano che la qualità della relazione infermiere-paziente è associata a diversi esiti assistenziali. Relazioni caratterizzate da comunicazione efficace, ascolto e attenzione ai bisogni della persona sono correlate a maggiore soddisfazione dei pazienti, maggiore fiducia negli infermieri e a una migliore esperienza del percorso di cura. Inoltre, una relazione basata su fiducia e collaborazione favorisce il coinvolgimento dei pazienti nelle decisioni e lo sviluppo di comportamenti di autocura, soprattutto nelle patologie croniche. Alcune evidenze suggeriscono anche un possibile impatto sugli esiti clinici, come la riduzione della mortalità intraospedaliera in presenza di maggiori interazioni infermiere-paziente.
Conclusioni
La relazione infermiere-paziente è una componente fondamentale dell’assistenza infermieristica e può influenzare diversi esiti assistenziali. Promuovere relazione terapeutiche; Abstract
Background
The nurse–patient relationship is a key component of nursing care and can influence the quality of care and the patient’s experience. In recent years, interest has increased in patient-perceived outcomes such as satisfaction with care, trust in healthcare professionals, and the overall care experience.
Objective
To analyze the role of the nurse–patient relationship in care outcomes through a systematic review of the literature.
Methods
The review was conducted following PRISMA 2020 guidelines. The literature search was performed in the PubMed and Scopus databases in January 2026. Primary research studies published between 2020 and 2025 that examined the nurse–patient relationship and its effects on care outcomes in adult patients were included. After the selection process, 22 studies were included.
Results
The included studies show that the quality of the nurse–patient relationship is associated with several care outcomes. Effective communication, listening, and attention to patient needs are related to higher patient satisfaction, greater trust in nurses, and a better care experience. A relationship based on trust and collaboration also promotes patient involvement in care decisions and the development of self-care behaviors, particularly in patients with chronic conditions. Some evidence also suggests a possible impact on clinical outcomes, such as reduced in-hospital mortality.
Conclusions
The nurse–patient relationship is a fundamental element of nursing care and can influence different care outcomes. Promoting therapeutic relationships based on communication, trust, and collaboration may improve the care experience and support self-care behaviors, with positive implications for chronic disease management.
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<dc:date>2026-03-30T00:00:00Z</dc:date>
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<title>L'educazione terapeutica per l'ottimizzazione del self-care nel paziente con scompenso cardiaco: una revisione della letteratura.</title>
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<name>Ceceri, Rita &lt;1995&gt;</name>
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<updated>2026-04-09T14:18:46Z</updated>
<published>2026-03-30T00:00:00Z</published>
<summary type="text">L'educazione terapeutica per l'ottimizzazione del self-care nel paziente con scompenso cardiaco: una revisione della letteratura.
Ceceri, Rita &lt;1995&gt;
ABSTRACT

Background
L’educazione terapeutica nel paziente con scompenso cardiaco è parte integrante del processo assistenziale ed è fondamentale per migliorare le condizioni di vita dei pazienti e promuovere il self-care.
L’educazione terapeutica è un intervento strutturato e multidisciplinare mirato a migliorare l’autocura e la qualità di vita dei pazienti. Attraverso interventi di educazione terapeutica l’infermiere insegna al paziente e ai caregiver a riconoscere precocemente i sintomi, gestire in autonomia la terapia e ad acquisire stili di vita idonei.

Scopo
È stata condotta una revisione sistematica della letteratura con l’obiettivo di analizzare le strategie volte a promuovere il self-care nei pazienti affetti da scompenso cardiaco.

Metodi 
La revisione è stata condotta attraverso la metodologia P.I.C.O. in conformità con le linee guida internazionali PRISMA.

Risultati
Sono stati inclusi 7 studi relativi alla gestione dello scompenso cardiaco. Dagli studi emerge come la gestione dello scompenso cardiaco sia un percorso assistenziale integrato dove l’infermiere riveste un ruolo centrale nel miglioramento degli esiti clinici e nella riduzione delle ri-ospedalizzazioni.

Conclusioni
I risultati di questa revisione della letteratura evidenziano come nella gestione dello scompenso cardiaco sia fondamentale un approccio incentrato sulla persona. L’infermiere assume un ruolo centrale nella gestione multidisciplinare e di coordinamento che garantisce una continuità nelle cure post ospedaliere e un coinvolgimento attivo della famiglia. La letteratura evidenzia come l’educazione terapeutica riduca nettamente i tassi di ri-ospedalizzazione e la mortalità associata. Nonostante i risultati positivi ottenuti dalla letteratura sono emersi dei limiti relativi alla disparità degli interventi, dei follow up e degli outcome, ostacolando una piena estendibilità dei risultati ottenuti a contesti più ampi.; ABSTRACT

Background
Therapeutic education in patients with heart failure is an integral part of the care process and is fundamental for improving patients' living conditions and promoting self-care.
Therapeutic education is a structured and multidisciplinary intervention aimed at improving self-care and the quality of life of patients. Through therapeutic education interventions, the nurse teaches the patient and caregivers to recognize symptoms early, manage therapy independently, and acquire appropriate lifestyles.

Purpose
A systematic literature review was conducted with the aim of analyzing strategies aimed at promoting self-care in patients affected by heart failure.

Methods
The review was conducted using the P.I.C.O. methodology in accordance with international PRISMA guidelines.

Results
Seven studies related to heart failure management were included.Studies show that the management of heart failure is an integrated care pathway in which the nurse plays a central role in improving clinical outcomes and reducing rehospitalizations. Conclusions The results of this literature review highlight that in the management of heart failure, a person-centered approach is essential. The nurse assumes a central role in multidisciplinary and coordination management, ensuring continuity of post-hospital care and active involvement of the family. The literature shows that therapeutic education significantly reduces rehospitalization rates and associated mortality. Despite the positive results obtained, the literature highlights limitations related to the disparity of interventions, follow-ups, and outcomes, hindering the full generalizability of the results to broader contexts
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<dc:date>2026-03-30T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Dalla contenzione alla relazione: il distress morale negli infermieri che operano in ambito psichiatrico. Uno studio osservazionale</title>
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<name>Caporilli, Iside &lt;1999&gt;</name>
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<updated>2026-04-09T14:18:45Z</updated>
<published>2026-03-30T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Dalla contenzione alla relazione: il distress morale negli infermieri che operano in ambito psichiatrico. Uno studio osservazionale
Caporilli, Iside &lt;1999&gt;
Abstract


Background
Il distress morale rappresenta una forma specifica di sofferenza etica che si manifesta quando i professionisti sanitari riconoscono l’azione moralmente corretta ma non riescono ad attuarla a causa di vincoli organizzativi, relazionali o istituzionali. In ambito psichiatrico, l’elevata complessità clinica ed etica espone gli infermieri a situazioni potenzialmente generatrici di tensione morale. 

Obiettivo
Rilevare la presenza e il livello di distress morale negli infermieri che lavorano in un reparto di psichiatria.

Metodi
È stato condotto uno studio osservazionale descrittivo di tipo trasversale presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale Sant’Andrea (ASL 5 di La Spezia), attraverso la somministrazione agli infermieri della Moral Distress Scale for Psychiatric Nurses (MDS-P). I dati sono stati analizzati attraverso statistiche descrittive e analisi comparative.

Risultati
I risultati hanno evidenziato la presenza di livelli di distress morale moderati-elevati nel campione studiato, con particolare rilevanza in situazioni legate alla tutela della dignità della persona assistita, alla percezione di comportamenti non coerenti con i valori professionali e al riconoscimento del giudizio clinico infermieristico all’interno dell’équipe. Non sono emerse associazioni lineari significative con le principali variabili socio-demografiche considerate, suggerendo la natura trasversale e multifattoriale del fenomeno. 

Conclusioni
Il distress morale in ambito psichiatrico rappresenta una dimensione rilevante dell’esperienza infermieristica e richiede interventi organizzativi e formativi alla valorizzazione del ruolo professionale e alla promozione di un clima etico favorevole. Il riconoscimento del fenomeno e la promozione di spazi strutturati di riflessione etica possono contribuire a sostenere il benessere professionale e la qualità dell’assistenza.; Abstract

Background
Moral distress represents a specific form of ethical suffering that occurs when healthcare professionals recognize the morally appropriate action but are unable to carry it out due to organizational, relational, or institutional constraints. In the psychiatric setting, the high level of clinical and ethical complexity exposes nurses to situations that may generate moral tension.

Objective
To assess the presence and level of moral distress among nurses working in a psychiatric ward.

Methods
A descriptive cross-sectional observational study was conducted in the Psychiatry Unit of Sant’Andrea Hospital (ASL 5, La Spezia). The Moral Distress Scale for Psychiatric Nurses (MDS-P) was administered to nurses. Data were analyzed using descriptive statistics and comparative analyses.

Results
The findings showed moderate-to-high levels of moral distress in the study sample, with particular relevance in situations related to the protection of patients’ dignity, the perception of behaviors inconsistent with professional values, and the recognition of nursing clinical judgment within the team. No significant linear associations emerged with the main socio-demographic variables considered, suggesting the cross-cutting and multifactorial nature of the phenomenon.

Conclusions
Moral distress in psychiatric settings represents a significant dimension of the nursing experience and requires organizational and educational interventions aimed at enhancing the professional role and promoting a supportive ethical climate. Recognizing the phenomenon and fostering structured opportunities for ethical reflection may help support professional well-being and the quality of care.
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<dc:date>2026-03-30T00:00:00Z</dc:date>
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