Come la guerra informatica sta cambiando le strategie di politica estera dei paesi coinvolti in conflitti attivi
Autore
Bifulco, Francesca <2000>
Data
2025-03-18Disponibile dal
2025-03-20Abstract
La guerra cibernetica rappresenta una sfida crescente nel panorama della sicurezza globale, combinando elementi di conflitto tradizionale con nuove strategie digitali. Sebbene la definizione di guerra cibernetica rimanga ambigua, essa include operazioni che spaziano dagli attacchi alle infrastrutture critiche al sabotaggio informatico e alla disinformazione. Il dibattito accademico oscilla tra posizioni allarmiste, scettiche e realiste, riflettendo le difficoltà nel collocare questa forma di conflitto nel quadro teorico classico della guerra. Gli attacchi informatici, spesso condotti da stati-nazione o gruppi sponsorizzati, hanno dimostrato la loro capacità di influenzare dinamiche geopolitiche e destabilizzare intere economie. Russia, Cina, Iran e Israele adottano strategie diverse, dal sabotaggio infrastrutturale all’uso della guerra dell’informazione, per raggiungere obiettivi politici e militari senza ricorrere direttamente alla forza convenzionale. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha evidenziato il ruolo delle operazioni cibernetiche nel supporto alle azioni militari tradizionali, mentre l'Iran e Israele si confrontano in un’intensa guerra informatica per il controllo dell’informazione e della sicurezza strategica. Dal punto di vista normativo, il diritto internazionale fatica a stabilire regole chiare per il cyberspazio, complicando la creazione di deterrenti efficaci. L’asimmetria tra attaccanti e difensori, unita alla difficoltà di attribuzione degli attacchi, riduce l’efficacia delle strategie di deterrenza tradizionali. Tuttavia, alcune teorie propongono l’"entanglement" come alternativa, promuovendo l'interdipendenza digitale tra stati per ridurre i rischi di escalation. In definitiva, la guerra cibernetica si configura come un’estensione dei conflitti tradizionali, caratterizzata da ambiguità, rapidità d’azione e difficoltà di regolamentazione, ponendo nuove sfide alla sicurezza globale e alla stabilità geopolitica. Cyber warfare represents a growing challenge in the global security landscape, combining elements of traditional conflict with new digital strategies. Although the definition of cyber warfare remains ambiguous, it encompasses operations ranging from attacks on critical infrastructure to cyber sabotage and disinformation campaigns. The academic debate oscillates between alarmist, skeptical, and realist positions, reflecting the difficulty of placing this form of conflict within the classical theoretical framework of war. Cyberattacks, often conducted by nation-states or state-sponsored groups, have demonstrated their ability to influence geopolitical dynamics and destabilize entire economies. Russia, China, Iran, and Israel employ different strategies, from infrastructure sabotage to information warfare, to achieve political and military objectives without resorting directly to conventional force. The Russia-Ukraine conflict has highlighted the role of cyber operations in supporting traditional military actions, while Iran and Israel engage in an intense cyber conflict over information control and strategic security. From a regulatory perspective, international law struggles to establish clear rules for cyberspace, complicating the creation of effective deterrents. The asymmetry between attackers and defenders, combined with the difficulty of attributing attacks, reduces the effectiveness of traditional deterrence strategies. However, some theories propose "entanglement" as an alternative, promoting digital interdependence among states to reduce the risk of escalation. Ultimately, cyber warfare emerges as an extension of traditional conflicts, characterized by ambiguity, speed of action, and regulatory challenges, posing new threats to global security and geopolitical stability.
Tipo
info:eu-repo/semantics/masterThesisCollezioni
- Laurea Magistrale [5638]